Il New York Times ha scoperto che le Olimpiadi di Milano Cortina saranno diffuse sul territorio e che non basterà fare quattro passi per spostarsi dall’hockey allo sci. E che Milano e Cortina non sono vicine e che le Dolomiti bellunesi stanno in montagna, dove fisiologicamente ci sono “narrow roads and complex connections” (strade strette e collegamenti difficili) e non le autostrade a mille corsie della California. Addirittura, questo li ha mandati in tilt, capita che si verifichino “snowfall” (nevicate), dimenticandosi forse che uno dei presupposti delle Olimpiadi invernali è che siano d’inverno. Quando nevica.
Un disastro che ha portato gli amici americani e definire “logistical nightmare” (incubo logistico) i Giochi di Milano Cortina che vanno a iniziare. Non c’è nemmeno quota sul fatto che i contrari a prescindere che ci sono anche da noi prenderanno spunto per dire che hanno ragione loro e che è tutto uno schifo. O quasi.
La verità è che gli americani hanno ragione. Tra Milano e Cortina ci sono 412 chilometri e molti sono su strade di montagna. E lo stesso accade in Valtellina o a Predazzo e dintorni. E per fortuna, finalmente nevica e potrebbe capitare ancora da qui al 22 febbraio, non funzionando il meteo “on demand”.
Ci hanno sgamato ma è troppo tardi per intervenire, avvicinando Cortina a Milano o tirando una colata d’asfalto che colleghi i luoghi olimpici permettendo di andarci dritti, casello-casello. Spendendo poco, perché anche i costi per chi ha scelto di venire sono un problema. Troppo tardi. Per fortuna, però, hanno sei mesi per guadare in casa loro e intervenire prima del meraviglioso Mondiale di calcio che proporranno a tutti gli altri in estate.
Al confronto lo sbattimento per andare da Milano a Cortina sembrerà una passeggiata. Cosa vuoi che sia quando loro hanno previsto un torneo con quattro fusi orari, tre nazioni, 16 città e un comodissimo spostamento di sei ore (e mezzo) per andare da Vancouver a Miami? Il tutto non gratis. Ovviamente. Dunque, amici americani state sereni. Godetevi le Olimpiadi italiane, la pasta, la pizza, lo speck e i nostri formaggi. E vincete più che potete. In questo potete dare lezioni al mondo, sui paradossi organizzativi dei grandi eventi, no. Con stima.
