Le tossine biologiche rappresentano ormai una delle minacce più sottovalutate per la sicurezza nazionale occidentale. È questo il messaggio lanciato dalla Bipartisan Commission on Biodefense dell’Atlantic Council nel rapporto “Promote the Antidote: Reducing the Risk from Toxins”, pubblicato in questi giorni. Secondo gli autori, il rischio legato a queste sostanze sta crescendo rapidamente mentre governi, servizi di intelligence e sistemi sanitari continuano a concentrarsi soprattutto su virus, batteri e pandemie. Il documento descrive un panorama in cui Stati ostili, organizzazioni terroristiche e persino singoli individui potrebbero sfruttare le nuove tecnologie per sviluppare e utilizzare tossine sempre più sofisticate, difficili da individuare e in alcuni casi quasi impossibili da attribuire con certezza a un responsabile. Le tossine occupano una posizione particolare all’interno delle minacce biologiche. Non sono organismi viventi, non si replicano e non si trasmettono da una persona all’altra come accade con virus e batteri. Possono però provocare effetti devastanti anche in dosi infinitesimali. Alcune interferiscono con il sistema nervoso, altre bloccano funzioni cellulari essenziali o compromettono la trasmissione degli impulsi nervosi. In molti casi bastano pochi microgrammi per provocare la morte. La loro attrattiva per attori statali e non statali deriva anche da altri fattori. Molte tossine sono inodori, non penetrano facilmente la pelle e non persistono a lungo nell’ambiente. Questo le rende relativamente semplici da maneggiare rispetto a molte armi chimiche tradizionali. Inoltre possono essere ottenute da fonti naturali estremamente diffuse come piante, batteri, funghi, alghe e animali velenosi.
Una lunga storia di delitti
Il rapporto ricorda che l’impiego di tossine come arma non è una novità. Le prime testimonianze risalgono addirittura al 1500 avanti Cristo. Nel corso del Novecento numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Giappone, Russia e Cina, hanno sviluppato programmi offensivi che includevano l’impiego di tossine biologiche. Durante gli anni Trenta l’Unità 731 dell’esercito imperiale giapponese studiò l’utilizzo della tossina botulinica come arma, mentre nel 1978 il dissidente bulgaro Georgi Markov fu assassinato a Londra mediante un ombrello modificato contenente ricina. Per gli esperti della Commissione, tuttavia, il caso più significativo degli ultimi anni è quello di Alexei Navalny. Il rapporto richiama le conclusioni annunciate nel febbraio 2026 da diversi governi europei, secondo cui il leader dell’opposizione russa sarebbe stato assassinato utilizzando epibatidina, una neurotossina derivata da una rana velenosa del Sud America. L’episodio viene descritto come la prova che le tossine continuano a essere considerate strumenti utili nelle operazioni clandestine e negli omicidi mirati sponsorizzati dagli Stati.
Il documento individua inoltre una serie di Paesi che destano particolare preoccupazione. Citando valutazioni del Dipartimento di Stato e della comunità di intelligence americana, il rapporto afferma che Cina, Russia, Iran e Corea del Nord continuano a svolgere attività di ricerca o programmi che potrebbero avere applicazioni militari nel settore delle tossine. In particolare, Washington sospetta che Pechino stia conducendo studi sulle tossine marine per possibili impieghi militari, mentre Mosca, Teheran e Pyongyang continuerebbero a mantenere competenze e capacità operative nel settore. Uno degli aspetti più inquietanti riguarda però l’evoluzione tecnologica. Secondo la Commissione, l‘intelligenza artificiale e la biologia sintetica stanno trasformando radicalmente il panorama delle minacce biologiche. Gli autori ritengono che modelli linguistici avanzati, strumenti di progettazione assistita dall’AI e piattaforme di biologia sintetica possano ridurre drasticamente le competenze necessarie per creare nuove tossine o modificare quelle esistenti.
In altre parole, attività che fino a pochi anni fa richiedevano laboratori avanzati e personale altamente specializzato potrebbero diventare accessibili a una platea molto più ampia di soggetti. La possibilità di progettare tossine più stabili, più letali e più difficili da rilevare viene indicata come una delle principali sfide strategiche dei prossimi anni. In questo contesto cresce la preoccupazione per il terrorismo. Il rapporto ricorda che sia Al-Qaeda sia lo Stato Islamico hanno cercato in passato di acquisire o produrre ricina e che le organizzazioni jihadiste continuano a promuoverne l’utilizzo attraverso la propaganda online. Gli autori citano inoltre il caso emerso nel novembre 2025 in India, quando la polizia arrestò tre individui collegati a gruppi jihadisti che stavano accumulando materiali destinati alla produzione di ricina per possibili attentati in diverse città del Paese. Le preoccupazioni non riguardano soltanto gli attacchi diretti contro persone o infrastrutture. Un intero capitolo del rapporto è dedicato alla vulnerabilità delle catene alimentari globali. Gli esperti osservano che la crescente complessità del commercio internazionale rende difficile individuare tempestivamente contaminazioni intenzionali di alimenti e mangimi. Una tossina introdotta deliberatamente in un punto critico della filiera potrebbe diffondersi rapidamente prima che le autorità riescano a identificarne la presenza.Secondo la Commissione, le capacità di controllo attualmente disponibili negli Stati Uniti non sarebbero adeguate a fronteggiare questo scenario. Il documento critica la scarsità di ispettori specializzati e invita a rafforzare sia le attività di monitoraggio sia i sistemi di allerta precoce. Viene inoltre sottolineata la necessità di sviluppare strumenti diagnostici più rapidi per consentire agli ospedali di riconoscere tempestivamente un’esposizione a tossine particolarmente pericolose come ricina, abrina, enterotossine stafilococciche e micotossine.
Mancano gli antidoti
Un’altra criticità evidenziata riguarda la mancanza di antidoti e contromisure mediche. Sebbene gli Stati Uniti dispongano di trattamenti contro il botulino, il rapporto evidenzia come non esistano ancora contromisure approvate per numerose tossine considerate ad alto rischio. Per questo motivo gli autori chiedono investimenti massicci nella ricerca farmacologica, nello sviluppo di anticorpi ad ampio spettro e nella creazione di nuove piattaforme terapeutiche capaci di neutralizzare più tossine contemporaneamente. Sul piano internazionale il documento critica anche le debolezze delle convenzioni che regolano le armi biologiche e chimiche. Secondo la Commissione, gli attuali meccanismi di verifica risultano inadeguati rispetto alla velocità con cui evolvono la biologia sintetica e l’intelligenza artificiale. Per questo viene chiesto di ampliare l’elenco delle tossine soggette ai controlli dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e di sviluppare nuovi sistemi di attribuzione forense in grado di identificare con precisione l’origine di un campione tossico. Nelle conclusioni, gli autori sostengono che le tossine non possano più essere considerate una minaccia marginale o appartenente al passato. Al contrario, rappresenterebbero una delle aree più promettenti per operazioni di sabotaggio, terrorismo, assassinii politici e guerra biologica non convenzionale. Per la Bipartisan Commission on Biodefense, ignorare questa evoluzione significherebbe lasciare aperta una pericolosa vulnerabilità in un contesto internazionale sempre più segnato dalla competizione tra grandi potenze, dalla proliferazione tecnologica e dall’emergere di nuove forme di conflitto ibrido.
