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Ictus, ridurre le recidive: la scoperta che potrebbe cambiare la prevenzione

Ictus, ridurre le recidive: la scoperta che potrebbe cambiare la prevenzione

Una terapia innovativa per la prevenzione secondaria dopo ictus ha dimostrato efficacia in uno studio internazionale con oltre 12.000 pazienti. Ecco come funziona e cosa cambia per la prevenzione

Dopo un ictus ischemico, la paura più grande per chi sopravvive è una sola: che accada di nuovo. La recidiva dell’ictus rappresenta infatti uno dei rischi più concreti nei mesi e negli anni successivi al primo evento, con conseguenze spesso ancora più gravi. Oggi però una ricerca internazionale apre uno scenario nuovo nella prevenzione secondaria dell’ictus. Un farmaco sperimentale, asundexian, ha dimostrato di ridurre del 26% il rischio di un secondo ictus ischemico senza aumentare in modo significativo il pericolo di sanguinamenti maggiori. I risultati arrivano dal grande studio di fase III OCEANIC-STROKE, presentato all’International Stroke Conference 2026 e pubblicato sul New England Journal of Medicine. Una notizia che potrebbe cambiare le strategie terapeutiche per milioni di pazienti nel mondo.

Come funziona asundexian: innovazione nella prevenzione secondaria

La chiave di questa nuova strategia terapeutica è la modulazione mirata della coagulazione, senza compromettere eccessivamente la capacità del sangue di coagulare. A differenza degli anticoagulanti tradizionali, gli inibitori del Fattore XIa come asundexian sono progettati per ridurre il rischio di formazione di trombi patologici mantenendo basso il rischio di emorragie gravi: un equilibrio terapeutico da tempo ricercato nella gestione post-ictus. Secondo Mike Sharma, neurologo e principale investigatore del trial, asundexian ha dimostrato la capacità di abbassare la probabilità di recidiva già nelle prime fasi del trattamento e di mantenere l’effetto nel tempo, con benefici osservati in diversi sottogruppi di pazienti indipendentemente dall’età, dal sesso o dalla gravità dell’evento iniziale. Questo rappresenta un passo avanti rispetto alle terapie attualmente disponibili per la prevenzione secondaria dell’ictus, dove la combinazione di farmaci antiaggreganti o anticoagulanti non è sempre sufficiente a garantire protezione senza rischi.

Implicazioni cliniche e futuro della prevenzione delle recidive

I dati del trial OCEANIC-STROKE potrebbero influenzare le linee guida future per la gestione post-ictus ischemico, proponendo l’inibizione selettiva del Fattore XIa come nuova frontiera per la prevenzione delle recidive. Al momento le strategie di prevenzione primaria e secondaria includono già l’uso di antipiastrinici, controllo della pressione arteriosa, statine e modifiche dello stile di vita per ridurre il rischio complessivo di eventi cerebrovascolari. L’approccio con asundexian apre dunque una nuova strada farmacologica che, se confermata da ulteriori analisi e implementazioni cliniche, potrebbe tradursi in un beneficio concreto per milioni di pazienti che sopravvivono a un primo ictus e rischiano una recidiva. Tuttavia, come sempre in medicina, saranno necessari follow-up a lungo termine e studi real-world per comprendere appieno benefici e limiti di questa terapia innovativa.

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