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Cura del cancro al pancreas: dalla Spagna un risultato senza precedenti nella ricerca

Cura del cancro al pancreas: dalla Spagna un risultato senza precedenti nella ricerca

Una combinazione di tre farmaci ha mostrato di eliminare il tumore nei topi. La ricerca spagnola, pubblicata su ‘Pnas’ (Proceedings of the National Academy of Sciences) apre a grandi speranze: ma la strada per la traduzione nell’uomo è ancora lunga

Dalla Spagna arriva un segnale incoraggiante nella lotta contro il cancro al pancreas, una delle patologie oncologiche più aggressive e resistenti ai trattamenti. A guidare lo studio è Mariano Barbacid, responsabile del gruppo di Oncologia sperimentale del Centro nazionale spagnolo per la ricerca sul cancro (CNIO), che ha presentato i risultati di una sperimentazione condotta su modelli murini.

I dati mostrano la completa eliminazione delle cellule tumorali dell’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), la forma più comune e devastante di tumore al pancreas. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e illustrato nel corso di una conferenza stampa.

Una cura efficace e a bassa tossicità nei modelli sperimentali

L’elemento di maggiore rilievo emerso dalla ricerca riguarda non solo l’efficacia della terapia, ma anche la sua bassa tossicità. Il trattamento ha determinato una soppressione delle cellule cancerose prolungata nel tempo, senza effetti collaterali significativi, un risultato mai osservato prima nella ricerca sul tumore del pancreas.

«Per la prima volta – ha spiegato Barbacid – abbiamo ottenuto una risposta completa, duratura e a bassa tossicità contro il cancro al pancreas in modelli sperimentali. Questi risultati indicano che la strategia basata su terapie combinate può modificare il decorso di questo tumore».

Alla base dell’approccio terapeutico c’è l’utilizzo simultaneo di tre farmaci, studiati per colpire i principali meccanismi biologici che consentono alle cellule tumorali di crescere e sopravvivere. Due molecole agiscono contro le proteine EGFR e STAT3, fondamentali nella progressione del PDAC, mentre il terzo farmaco è diretto contro KRAS, l’oncogene che rappresenta il principale motore del tumore pancreatico.

Dalla ricerca preclinica alle cure per l’uomo: cautela e realismo

Guardando alle prospettive future, Barbacid ha mantenuto un approccio prudente. «È fondamentale chiarire – ha sottolineato – che, nonostante si tratti di risultati senza precedenti nella ricerca sperimentale, non siamo ancora in grado di avviare studi clinici con questa tripla combinazione terapeutica».

Il passaggio dalla ricerca preclinica alla terapia disponibile per i pazienti è infatti lungo e complesso. Le differenze tra modelli murini e tumori umani sono profonde: la variabilità genetica, l’interazione con il sistema immunitario e la risposta ai farmaci nell’organismo umano richiedono fasi di test articolate e rigorose.

Tuttavia, questa scoperta rappresenta una svolta scientifica e concettuale: dimostra che è possibile ottenere risposte complete contro il cancro al pancreas nei modelli animali, un obiettivo che fino a poco tempo fa sembrava irraggiungibile. L’esperimento condotto dal team del CNIO non è ancora la cura definitiva per i pazienti, ma costituisce uno dei risultati più solidi e promettenti della ricerca internazionale recente.

Perché il tumore al pancreas è così difficile da trattare

Come ricordano gli stessi ricercatori del CNIO, i primi farmaci mirati contro specifici bersagli molecolari nel cancro al pancreas sono stati approvati solo nel 2021, dopo oltre cinquant’anni senza progressi significativi rispetto alla chemioterapia tradizionale. Questi farmaci bloccano l’azione di KRAS, mutato in circa il 90 per cento dei pazienti, ma la loro efficacia è spesso limitata nel tempo perché il tumore sviluppa rapidamente resistenza. È proprio questo nodo critico — la perdita di risposta ai farmaci anti-KRAS — che il nuovo studio affronta, configurandosi come un lavoro pionieristico sia nella ricerca su KRAS sia nello sviluppo di modelli animali avanzati per il tumore del pancreas.

Sintomi e prognosi del cancro al pancreas

Uno dei fattori che rende questa neoplasia particolarmente pericolosa è la mancanza di sintomi specifici nelle fasi iniziali. Per questo motivo la diagnosi avviene spesso quando la malattia è già in fase avanzata o metastatica.

Dal punto di vista statistico, il tasso di sopravvivenza a cinque anni resta tra i più bassi tra i tumori solidi: negli Stati Uniti solo circa il 13 per cento dei pazienti supera i cinque anni dalla diagnosi, con forti variazioni legate allo stadio della malattia. Quando il tumore è localizzato al pancreas, le probabilità di sopravvivenza sono più alte rispetto ai casi con diffusione ai tessuti circostanti o ad altri organi.

In Italia, come in molti Paesi occidentali, il tumore al pancreas è spesso definito un “killer silenzioso”: la maggioranza dei casi viene scoperta quando la chirurgia curativa non è più possibile e solo circa un paziente su cinque è candidato a un intervento radicale. I primi sintomi includono frequentemente ittero, dovuto alla compressione del dotto biliare, con conseguente ingiallimento della pelle e degli occhi, urine scure, feci chiare e prurito. Sono comuni anche perdita di peso, riduzione dell’appetito, dolore addominale e mal di schiena.

Nel corso degli anni, diversi personaggi pubblici sono stati colpiti da questa malattia, contribuendo ad accendere i riflettori internazionali sul tumore al pancreas. Tra i casi più noti figura Steve Jobs, morto nel 2011 dopo una lunga battaglia contro una rara forma neuroendocrina del tumore pancreatico, diversa dal PDAC ma comunque molto grave. Anche figure come Luciano Pavarotti e Patrick Swayze hanno contribuito, con le loro storie, ad aumentare la consapevolezza pubblica su una delle sfide oncologiche più difficili del nostro tempo.

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