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«Attacca i polmoni e resiste alle cure»: cos’è la muffa killer che ha fatto evacuare un ospedale a Padova

«Attacca i polmoni e resiste alle cure»: cos’è la muffa killer che ha fatto evacuare un ospedale a Padova

Il caso di Padova, con venti bambini malati di tumore trasferiti da un reparto sospettato di “ospitare” l’Aspergillus riaccende l’attenzione su un fungo ambientale che può causare infezioni gravi nei pazienti fragili

Venti bambini trasferiti dal nuovo reparto di Oncoematologia pediatrica, cinque piccoli pazienti che avrebbero sviluppato un’infezione e una commissione tecnica chiamata a ricostruire l’accaduto. A Padova, la comparsa di episodi febbrili tra i bambini ricoverati al Salus Pueri ha portato, il 9 ottobre, alla decisione di trasferire precauzionalmente i pazienti nei locali della precedente Oncoematologia pediatrica. Tra le ipotesi al vaglio c’è la possibile presenza di Aspergillus negli impianti di aerazione. Le cause della criticità dovranno essere chiarite dagli accertamenti tecnici e sanitari. La vicenda riporta l’attenzione su un microrganismo che vive normalmente nell’ambiente, ma che può diventare pericoloso quando incontra un organismo con difese immunitarie compromesse. Per la maggior parte delle persone, le spore di Aspergillus non rappresentano una minaccia concreta. Per chi affronta un tumore, un trapianto o terapie che indeboliscono il sistema immunitario, invece, il rischio di un’infezione grave è reale.

C’è poi un problema meno visibile, ma particolarmente insidioso: alcune varianti di Aspergillus fumigatus hanno sviluppato resistenza ai farmaci antimicotici. È un fenomeno studiato da anni nei Paesi Bassi e documentato anche in altri Paesi. Il risultato è una sfida crescente per la medicina: un fungo diffuso nell’aria e nel terreno può provocare un’infezione difficile da trattare proprio nei pazienti che hanno meno margine per affrontarla.

Un fungo comune, ma alcune varianti resistono alle cure

L’Aspergillus è un genere di muffe ampiamente diffuso nell’ambiente. Le sue spore possono essere presenti nell’aria, nella polvere, nel terreno e nei residui vegetali. Respirarle è un evento comune e, nella maggior parte dei casi, non provoca conseguenze. Il sistema immunitario riesce normalmente a contrastare il microrganismo prima che possa causare un’infezione.

Tra le specie più rilevanti per la salute umana c’è Aspergillus fumigatus, responsabile di diverse forme di aspergillosi. Il problema è che alcune varianti hanno sviluppato resistenza agli azoli, una famiglia di farmaci utilizzata per trattare molte infezioni fungine.

La questione è particolarmente studiata nei Paesi Bassi. Una ricerca pubblicata nel 2025 ha ricostruito la presenza di Aspergillus fumigatus resistente ai triazoli negli isolati clinici raccolti nel Paese tra il 1994 e il 2022. I risultati mostrano come la resistenza sia un problema da seguire nel tempo attraverso la sorveglianza microbiologica e l’analisi delle caratteristiche genetiche dei ceppi. Non significa che il fungo sia nato in Olanda o che tutte le varianti resistenti provengano da lì. Il fenomeno è internazionale e la sua diffusione dipende da più fattori. I Paesi Bassi rappresentano un importante centro di ricerca e sorveglianza, ma non sono l’unica area interessata.

La resistenza può rendere inefficaci alcuni trattamenti di prima scelta. Se il microrganismo non risponde al farmaco utilizzato, il medico deve valutare alternative sulla base della diagnosi, delle condizioni del paziente e, quando possibile, dei risultati dei test di sensibilità. Per un paziente con un sistema immunitario compromesso, il tempo necessario a identificare una terapia efficace può essere determinante.

La distinzione è importante anche per evitare allarmismi. Non tutte le infezioni da Aspergillus sono resistenti e non tutte le persone che entrano in contatto con le sue spore sviluppano un’infezione. Il problema riguarda la combinazione tra vulnerabilità del paziente, capacità del fungo di provocare malattia e disponibilità di farmaci in grado di eliminarlo.

Sintomi e rischi: chi deve preoccuparsi davvero

L’aspergillosi comprende diverse malattie causate dall’Aspergillus. Può provocare reazioni allergiche, soprattutto nelle persone con asma o fibrosi cistica, oppure infezioni polmonari croniche. La forma più grave è l’aspergillosi invasiva, nella quale il fungo penetra nei tessuti e può raggiungere altri organi. I sintomi comprendono febbre, tosse, dolore toracico e difficoltà respiratoria. In alcuni casi può comparire sangue nell’espettorato. Sono segnali comuni anche ad altre patologie, ma nei pazienti immunodepressi richiedono particolare attenzione. I soggetti più vulnerabili sono le persone sottoposte a trapianto, i pazienti con alcuni tumori del sangue, chi riceve chemioterapia o terapie immunosoppressive e chi presenta una grave riduzione dei neutrofili. Anche alcune malattie polmonari preesistenti aumentano il rischio di specifiche forme di aspergillosi. La resistenza agli antimicotici complica ulteriormente il trattamento: se il fungo non risponde agli azoli, possono essere necessarie terapie alternative. Per questo sono fondamentali una diagnosi tempestiva e gli esami che permettono di identificare il ceppo e verificarne la sensibilità ai farmaci.

Il legame con l’agricoltura: come nasce la resistenza

Alcuni fungicidi azolici utilizzati in agricoltura possono favorire la selezione di ceppi di Aspergillus fumigatus resistenti anche a farmaci impiegati in medicina. È il fenomeno della resistenza crociata, al centro delle ricerche europee. Il legame è documentato, ma il contributo dei diversi fattori deve essere ancora approfondito.

Le cure e la prevenzione: la sfida è proteggere i più fragili

Gli azoli sono farmaci fondamentali contro diverse forme di aspergillosi, ma possono risultare inefficaci contro i ceppi resistenti. Nei reparti che assistono pazienti immunodepressi sono quindi essenziali il controllo della qualità dell’aria, la prevenzione delle contaminazioni e una diagnosi tempestiva. L’Aspergillus fumigatus dimostra che la resistenza antimicrobica non riguarda soltanto batteri e antibiotici. Per contrastarla servono sorveglianza clinica, ricerca e un uso attento dei fungicidi, perché la tutela dei pazienti più fragili passa anche dalla salute dell’ambiente.

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