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L’ombra di Galliani su Malagò: chi lo vuole presidente della Figc (e chi no)

L’ombra di Galliani su Malagò: chi lo vuole presidente della Figc (e chi no)
Adriano Galliani (Getty Images)

Il calcio italiano si spacca sull’ex numero (ora commissario speciale) dentro una campagna elettorale che porterà al voto del 14 dicembre. Ecco gli schieramenti in campo.

L’ombra lunga di Adriano Galliani sui piani di rielezione a presidente della Figc di Giovanni Malagò. L’ex numero uno, per poche settimane prima della decadenza imposta dal Coni, transitato nel ruolo di commissario per organizzare il nuovo Election Day il prossimo 14 dicembre e ora intenzionato a ricandidarsi. Malagò ormai non fa mistero di voler correre per tonare alla guida della Federcalcio, ufficialmente senza avversari perché Abete ha declinato l’idea di riprovarci dopo essere stato sconfitto a giugno, nella realtà con uno scenario molto meno compatto di quello che la scorsa primavera lo ha portato a scendere in campo.

A pensare all’alternativa è soprattutto la Serie A, la grande elettrice del primo Malagò con il quale però il feeling non è scattato e non solo per la gestione della nomina di Roberto Mancini come ct della nazionale, contestata nei tempi e nei modi dai presidenti di molte società. Sei mesi fa Malagò aveva raccolto 19 firme su 20 (unica mancante quella della Lazio). Oggi è molto più debole in un quadro fluido in cui ci sono club e dirigenti al lavoro per imbarcare Galliani chiedendogli di farsi carico della Figc nel prossimo biennio, superando così anche il tema degli 82 anni d’età dell’ex plenipotenziario del Milan di Berlusconi.

Perché Malagò non piace più alla Serie A

Perché la Serie A si è spaccata sull’idea della riconferma di Malagò è semplice da dire e porta a un intreccio di fattori. Molti presidenti non hanno apprezzato il piglio decisionista dell’ex numero uno del Coni nella gestione della scelta dello staff della nazionale, dall’investitura di Paolo Maldini e Leonardo al passo indietro su Andrea Pirlo fino alla chiamata di Mancini interpretata come scelta dettata dai rapporti personali.

Un distacco verificatosi anche in occasione della sfiducia nei confronti di Gianni Infantino. Il presidente della Lega Calcio Serie A, Ezio Simonelli, non lo aveva nascosto facendo sapere pubblicamente di non aver apprezzato la mancata condivisione di tempi e modi della comunicazione dell’Infantino-out. Malagò, insomma, si è dimostrato meno manovrabile del previsto dai suoi grandi elettori, convinti di dover pesare di più nelle questioni politiche della federazione.

A questo si aggiunge la certezza granitica di avere a che fare con un personaggio inviso a questo governo, percepito come nemico e osteggiato in molte delle partite (grandi e piccole) che il calcio italiano deve affrontare in un momento di profonda crisi. Tolto di mezzo Malagò, magari sostituito con un senatore di Forza Italia, i rapporti potrebbero cambiare in meglio è il pensiero in sintesi.

Chi vuole Galliani capo della Figc (e chi no)

In questo ragionamento si inseriscono le mosse delle società. I due fronti partono profondamente spaccati, nel senso che c’è chi si muove per la ricandidatura di Malagò e chi lavora per l’alternativa. Nel primo partito sono iscritti Napoli, De Laurentiis si è espresso anche pubblicamente, Lecce e Monza con Baldissoni che è molto vicino all’ex presidente del Coni che ha svelato di aver contattato personalmente 13 presidenti e di averne ricevuto pieno appoggio.

Chiunque glielo abbia dato, ora deve fare i conti con le mosse degli oppositori guidati da Luca Percassi (Atalanta), Beppe Marotta (Inter) e Claudio Lotito (Lazio) con il possibile appoggio anche del Milan. Rotti gli indugi, si stanno adoperando per costruire consenso intorno alla figura di Galliani per poi arrivare alla conta.

E le altre componenti? Aspettano. Calciatori e allenatori nella tornata di giugno hanno votato con la Serie A, ma allora l’indicazione su Malagò era granitica e pressoché all’unanimità. Serie A e Lega Pro non hanno ancora preso una posizione decisa e i dilettanti, la forza preponderante nell’urna, fin qui hanno incassato il passo indietro di Abete. Pochi giorni e tutto sarà più chiaro.

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