
Quarantotto squadre, più di 1200 giocatori, tre paesi ospitanti, 16 stadi e 12 gironi. Sono i Mondiali di calcio 2026 al via oggi, giovedì 11 giugno. Un business miliardario, che esce dal campo di gioco per contaminare lo streetwear, tanto che l’emittente televisiva ESPN ha già stilato il podio delle maglie on-the pitch più belle: al primo posto il kit away dell’Uruguay, seguito da quello di Giappone e Francia.
Gli sponsor tecnici delle nazionali si contano sulle dita di una mano con adidas che si conferma leader con 14 nazionali, tra cui big come Argentina, Germania, Spagna e Svezia; Nike che veste 12 paesi, oltre agli Usa anche Brasile, Canada, Francia, Inghilterra e Norvegia; PUMA con 11 bandiere tra cui Costa d’Avorio, Portogallo e Senegal. Le restanti undici nazionali si suddividono tra nomi chiave del soccer e brand sconosciuti. Tra le etichette più interessanti c’è sicuramente Umbro, icona del soccer inglese, che rientra dopo otto anni con la Repubblica Democratica del Congo, Rebook, al suo primo mondiale con Panama e Kelme, in grande ascesa, che firma l’uniforme del debutto della Giordania e quella della Bosnia ed Erzegovina. Tra gli indie brand più sfiziosi ci sono poi Capo Verde con Capelli; l’Ecuador con Marathon. Una menzione speciale va poi ad Haiti: il paese dei Caraibi aveva l’1,78% di possibilità di qualificarsi e ce l’ha fatta, lato tecnico si affida a Saeta, ma è soprattutto il lato fashion a far parlare con la capsule Haitiana di Stella Jean. È soprattutto fuori dal campo , infatti, che si gioca la vera partita di stile. E come dargli torto. Secondo l’ultima analisi condotta da Future Market Inside, infatti, il soccercore, cioè il mercato del merchandising del calcio, nel 2025 ha raggiunto un valore di 15, 8 miliardi di dollari e nel giro dei prossimi dieci anni supererà i 29 miliardi di dollari, guidato dalla passione dei tifosi, ma soprattutto dalla capacità delle squadre di trasformarsi in simboli lifestyle.










Il lato modaiolo della divisa scatena l’attenzione con jersey disegnate dai migliori stilisti, che vestiranno anche i più snob e, con gli anni, raggiungeranno quotazioni da record. Nel dettaglio, adidas ha scelto di muoversi su due direttive: da un lato, l’effetto nostalgia con la collezione Bringback che riedita maglie cult come quella del Belgio del 1986 e della Spagna del 1994; dall’altro, adidas Original fa squadra con Willy Chavarria per Comienza Con El Sueño. Nike, invece, ha collaborato scelto di diversificate, identificando sette federazioni e altrettanti designer con cui lavorare. Così, per il Canada c’è NOCTA, il marchio del rapper Drake; per la Francia non poteva mancare Jacquemus; per l’Olanda il marchio di streetwear Patta; per la Nigeria l’artista Slawn; per la Corea del Sud PEACEMINUSONE del designer G-Dragon; e per gli Usa il V.A.A.- Virgil Abloh Archive. Puma, infine, si affida alla visione di Salehe Bembury per rileggere la legacy della linea KING in chiave travelwear.


