Cambia il mercato del lusso e iniziano a vedersi segnali positivi. È quanto emerge dalla dodicesima edizione del True-Luxury Global Consumer Insights, lo studio annuale condotto da BCG-Boston Consulting Group in collaborazione con Altagamma. Presentata ieri, l’analisi, che si basa sulle risposte di oltre 10 mila consumatori del lusso in 11 mercati globali, più di 100 interviste e l’analisi di 26 categorie di prodotto in sette settori (moda, design, gioielleria, alimentare, ospitalità, motori e nautica), evidenzia un cambio di passo del settore, “Dopo una fase di reset, il lusso è tornato a crescere, ma su basi più solide e bilanciate”, ha spiegato Filippo Bianchi, Managing Director and Senior Partner, Global Head of Luxury di BCG., “Il prossimo ciclo di crescita sarà trainato da una piramide di consumatori più equilibrata, relazioni più profonde con i clienti, una spesa sempre più orientata allo stile di vita e alla spesa locale. Dal punto di vista del brand, significa una minore dipendenza dagli aspirazionali (50% vs. 70%), dagli acquirenti. occasionali (40% vs. 60%), dal lusso personale (60% vs. 80%) e dalle vendite cross-border (sotto il 30% vs. 50%): una base più resiliente per una crescita sostenibili”. Nel dettaglio, nel 2026 è attesa una crescita compresa tra il 2 e il 4%, con un’accelerazione prevista tra il 4% e il 7% entro il 2029. “Lo studio Altagamma e BCG sul consumatore di lusso fotografa uno scenario positivo: il ritorno dei consumatori aspirazionali, l’importanza delle esperienze, ma soprattutto la centralità del prodotto per la sua sostanza, per la qualità intrinseca”, ha sottolineato Giovanna Vitelli, Presidente di Altagamma, “Viene rimarcata l’importanza per le nostre aziende dell’intelligenza artificiale – utilizzata già oggi da 9 clienti su 10 – per raccontare meglio ciò che rimane insostituibile: il gesto artigianale, la competenza umana, l’unicità di ogni pezzo. È lì, nella coerenza tra qualità reale e racconto innovativo, che si gioca la grande opportunità del Made in Italy.” Ed è proprio il nuovo atteggiamento del pubblico a far riflettere: nove anni fa il principale driver d’acquisto era l’ostentazione, oggi lo sono gratificazione personale, tempo, salute e longevità. In questo contesto, il prodotto deve evolvere, “Il grande mito del lusso oggi è che i consumatori basino le loro decisioni di acquisto sul logo o il Direttore Creativo. Non è (più) così”, ha concluso Guia Ricci, Managing Director and Partner di BCG, “Dalle interviste a 10.000 consumatori del lusso emerge come design, artigianalità e appeal senza tempo si confermino i tre driver di acquisto principali in ogni fascia di spesa, mentre la visibilità del logo è ultima in classifica. I direttori creativi hanno un’influenza limitata, soprattutto al di fuori dei consumatori Top-Tier: il 56% dei consumatori del lusso non conosce il direttore creativo dei marchi che acquista. Nel frattempo, il 70% dei consumatori ha rinunciato a un acquisto per il prezzo troppo alto: non perché la domanda sia sparita, ma perché l’equazione Prezzo-valore si è incrinata”. Non solo, l’intelligenza artificiale generativa entra di diritto tra le fonti principali d’informazione del lusso alla pari del web: i consumatori si fidano dell’AI circa il doppio rispetto ai social media e agli influencer (che totalizzano appena 13 punti), poiché percepita come più neutrale e imparziale, anche per l’assenza di contenuti sponsorizzati.
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