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Maturità 2026, studenti sotto afa: solo il 7% delle scuole ha la ventilazione

Maturità 2026, studenti sotto afa: solo il 7% delle scuole ha la ventilazione

Nonostante, già durante il Covid, fioccassero studi sui benefici della ventilazione meccanica, solo il 7% delle scuole ha un impianto di areazione. Non sprecare milioni sui banchi a rotelle grillini avrebbe aiutato…

Più che per le prove scritte e gli orali, la maturità 2026 sembra tener banco con l’emergenza caldo.

Non è una novità, lo stress termico ha sempre affaticato studenti sotto pressione, alle prese con gli esami di fine anno scolastico in mesi da bollino rosso. L’afa non fa lavorare bene nemmeno i docenti. La crisi del clima però non c’entra, è la sciatteria delle istituzioni a indignare.

Dai tempi della pandemia, tecnici ed esperti della comunità scientifica hanno sostenuto l’importanza dell’aerazione, della climatizzazione nelle scuole. Risultato, secondo gli ultimi Open data del ministero dell’Istruzione e del Merito, aggiornati al 2024-2025, nel nostro Paese solo 4.457 (7,42%) dei circa 60.000 edifici scolastici (compresi asili nido e scuole materne) sono dotati di sistemi di condizionamento e ventilazione. Le aule rimangono delle scatole infuocate, del tutto insalubri.

Non è solo questione di stress termico da abbattere. Era il 10 settembre del 2020 quando l’Associazione italiana ambiente e sicurezza (Aias), l’Associazione italiana condizionamento dell’aria, riscaldamento e refrigerazione (Aicarr) e il Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), portarono il loro contributo alla discussione sulla sicurezza nel settore scolastico, fornendo ampia documentazione a riguardo. «Spiace dover constatare come, tra i vari interventi di miglioramento dello stato generale degli edifici scolastici posti in attuazione in questo periodo, non sia stato preso in considerazione l’inserimento di impianti di ventilazione meccanica, che potrebbero contribuire in maniera determinante al miglioramento delle condizioni igieniche dei locali e al benessere degli occupanti, con sicuri effetti anche sulla riduzione del rischio di contagio da Covid-19», dichiarò Armando Zambrano, allora presidente del Cni.

Infatti, il governo Conte II aveva preferito buttare soldi in banchi a rotelle, sostenendo lo strampalato acquisto suggerito dall’allora ministro dell’Istruzione, la pentastellata Lucia Azzolina. Così, il 20 luglio 2020 Domenico Arcuri, all’epoca commissario straordinario per l’emergenza, aveva indetto un bando per l’acquisto di 3 milioni di banchi monoposto, la metà dei quali era con seduta tradizionale e l’altra metà con «seduta innovativa».

Eppure gli uffici del ministero dell’Istruzione non avevano ancora i dati sulle effettive necessità delle scuole e quando arrivarono le richieste dei presidi, il numero dei ribattezzati banchi a rotelle scese a 440.000. Sempre troppi, per quello che servirono. «I banchi monoposto, questa è l’occasione per rinnovare completamente l’arredo degli istituti scolastici e pensate, in soli 2 mesi abbiamo già reperito, ci siamo accaparrati, 2,4 milioni di banchi nuovi. In Italia se ne producono solamente 200.000 l’anno, quindi un grandissimo sforzo collettivo e del commissario Arcuri», si vantava l’allora premier Giuseppe Conte. Costarono 119 milioni di euro, quelle ridicole quanto inutili sedute che finirono ammucchiate nei magazzini.

Lo scorso aprile un piccolo centro del padovano, Bagnoli di Sopra, ha deciso di acquistarne un centinaio, al prezzo di 1 euro ciascuno, accogliendo l’offerta della Provincia di Padova, che ne aveva 600 nei propri depositi. Erano costati 150 euro l’uno.

Gli studenti italiani, in compenso furono costretti a restare a casa 341 giorni, subendo la più lunga chiusura delle scuole di tutta Europa. Bastava seguire l’esempio delle Marche, per avere la conferma che il riciclo dell’aria tiene lontani i virus ed evita un uso eccessivo della Dad, che tanti danni ha causato ai giovani.

Uno studio retrospettivo di coorte condotto dalla Fondazione David Hume in collaborazione con la Regione Marche, che nel 2021 aveva investito 9 milioni di euro per installare impianti di ventilazione meccanica controllata (Vcm) nelle scuole e ulteriori 3 milioni per adibire le aule con sanificatori, forniva risultati sorprendenti.

Rispetto alle aule con ventilazione naturale, la Vcm riduce del 74% la probabilità di infezione, arrivando all’80% nelle aule dotate di impianti che permettono una portata d’aria superiore a 10 litri al secondo per ciascun alunno presente in classe. «Il fattore di abbattimento assicurato dalla Vcm è paragonabile a quello del vaccino: molto efficace e insostituibile come protezione dalla malattia, ma meno dal punto di vista della trasmissione. In sostanza la Vcm, ben fatta, ha una capacità di contenimento della circolazione del virus doppia rispetto al vaccino», dichiarò a marzo 2022 il professor Luca Ricolfi presidente della Fondazione David Hume.

Non si è fatto tesoro di quelle indicazioni, nemmeno negli anni post pandemia è stato trovato spazio in bilancio (pur tra 220 miliardi di Pnrr e 230 miliardi di bonus edilizia, ben 450 miliardi di euro di spesa straordinaria), per rendere più salubri e sicure le scuole. In realtà, «climatizzare le aule costa molto meno di quanto si creda. I locali da raffrescare sono circa 360.000», segnala Orizzonte Scuola. «Con macchine da 500-600 euro l’una, la spesa iniziale si aggira tra i 180 e i 210 milioni di euro. Raddoppiando la stima per impianti più complessi e manutenzione, si resta intorno ai 400 milioni di euro».

Investimento che poteva essere fatto invece, puntualmente, ad ogni maturità, si scopre che le aule restano invivibili e insane.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, prova a rassicurare: «Stiamo affrontando anche il tema dei condizionatori, perché con gli investimenti enormi che abbiamo fatto in questi anni, grazie anche ai fondi Pnrr sono sempre più numerose le scuole dotate di aria condizionata», ha dichiarato a Skuola.net, ribadendo la necessità di un «incentivo economico a favore degli enti locali», che sono proprietari degli immobili.

Però, rispetto alla precedente rilevazione riportata dagli Open, riferita al periodo 2022-2023, solo 490 sedi si sono dotate di impianti di Vcm. Si procede a una lentezza ingiustificata. Tra le regioni più virtuose ci sono Marche (30,23%), Sardegna (16,52%), Veneto (11,03%), Emilia Romagna (9,5%).

Secondo un dossier Ocse, entro il 2050 le giornate calde potrebbero aumentare così tanto da avere grossi effetti negativi nell’apprendimento. Perché non intervenire sul problema impiantistico, con ricadute positive sulle condizioni igieniche e sulla salute di studenti e personale scolastico?

«La prevenzione è un investimento, non è una spesa. È l’arma migliore per continuare ad avere un servizio sanitario efficiente, solidaristico e universalistico come quando è nato 47 anni fa», affermava a giugno dello scorso anno il ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Anche contro l’influenza «la vaccinazione resta lo strumento più efficace», si limitava a ripetere Schillaci nel dicembre del 2022, senza però porre l’accento sulla necessità dell’aerazione nelle scuole.

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