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Sanremo 2021: Amadeus è pronto a lasciare il Festival

Scoppia l'ennesima polemica dopo il tweet del ministro Franceschini: «Niente figuranti all'Ariston». Ma il conduttore e direttore artistico non ci sta e alle 12.30 incontra con l'ad Rai Salini. Ecco cosa potrebbe succedere e quello che ha scoperto Panorama

L'ora x è scattata ufficialmente alle 12.30, quando è cominciato l'incontro urgente tra Amadeus e l'amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini: sul piatto c'è persino un'ipotesi che ha del clamoroso perché, a poco più di un mese dall'inizio di Sanremo 2021, il conduttore e direttore artistico del Festival potrebbe rimettere il suo mandato. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso questa volta ha le fattezze di un tweet, quello vergato dal ministro de Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, che ha stoppato l'ipotesi dell'utilizzo dei figuranti all'Ariston. Ecco cosa potrebbe accadere.

Sanremo 2021, Amadeus pronto a lasciare il Festival

Un po' provocazione, un po' gesto clamoroso. Quella di Amadeus è in ogni caso la mossa che potrebbe sbloccare definitivamente una situazione che rischia altrimenti di impantanarsi. «Amadeus pronto a rimettere il suo mandato di direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo? Secondo voci insistenti raccolte all'interno della squadra del festival, il conduttore starebbe valutando il gesto clamoroso», ha scritto l'Adnkronos, innescando un clamoroso effetto valanga. Non è una boutade ma un'ipotesi sul piatto che tocca alla Rai disinnescare. Di certo l'aria a Viale Mazzini è elettrica e fonti contattate da Panorama.it non solo non smentiscono le possibili «dimissioni», ma aggiungono alcuni dettagli interessanti: «Se la Rai avvalla le parole di Franceschini, la partita si complica. Nonostante l'apparenza da gentleman, Amadeus ha un carattere deciso e una personalità forte: non è un "democristiano" e soprattutto non è un passacarte», spiegano. Il messaggio che il conduttore vuole lanciare è semplice: o tutta la Rai si compatta attorno all'evento, oppure in queste condizioni è impossibile lavorare serenamente. «L'armiamoci e partite», magari finendo sulla graticola per ogni cosa da qui al 2 marzo, non è una delle opzioni che il conduttore è disposto a prende in considerazione.

Le parole del ministro Franceschini

Il nodo attorno a cui si sono avvitate negli ultimi giorni le polemiche riguarda la questione pubblico e figuranti. Da sempre Amadeus ha escluso la possibilità di un Festival senza pubblico in sala, per non snaturare uno dei punti cardine su cui ruota Sanremo, e per ovviare alle difficoltà scaturite con la pandemia, la Rai ha aperto un bando per reclutare circa 350 figuranti che assisteranno allo show dal vivo. Il ministro della salute Roberto Speranza aveva inviato martedì scorso al Comitato Tecnico Scientifico la lettere dei discografici che chiedevano un protocollo di sicurezza per i cantanti che si esibiranno al Festival, ribadendo il suo no al pubblico in sala. Ma l'affondo è arrivato giovedì 28 gennaio da parte del ministro Dario Franceschini, che su twitter ha scritto: «Il Teatro Ariston di Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro Speranza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile». Parole lette in zona Rai come un chiaro attacco al Festival, che però stride con ciò che da mesi accade in tv.

Cosa dice il Dpcm e perché diversi show tv hanno i figuranti

Perché il punto chiave, spiegato più volte da Amadeus e ribadito in queste ore dal direttore di Rai1, Stefano Coletta, è che l'Ariston verrà trasformato a tutti gli effetti in uno studio tv e che Sanremo non è uno spettacolo teatrale ma televisivo. «È protocollato come evento televisivo e sarà realizzato in grandissima sicurezza e in accordo con la prefettura l'Asl e le autorità preposte», ha precisato Coletta. Le parole di Franceschini appaiono ancora meno comprensibili leggendo il Dpcm e le Faq del Governo a proposito di trasmissioni televisive, in diretta o registrare, che possono svolgersi in presenza di pubblico. «Alle trasmissioni televisive non si applica il divieto previsto per gli spettacoli, perché la presenza in studio rappresenta soltanto un elemento "coreografico" o comunque strettamente funzionale alla trasmissione», si legge. E in effetti ciò che accade da mesi e per capirlo basta armarsi di un telecomando: da X Factor a Uomini e Donne, passando per C'è posta per te, diversi show televisivi hanno utilizzato i figuranti e lo stesso accadrà addirittura su Rai1 con Il cantante mascherato, il talent di Milly Carlucci al via da venerdì 29 gennaio, nel quale sono previste trenta persone in studio nel ruolo di «detective».

La crisi di Governo, Sanremo e quei politici «interventisti»

Che sia per la farfallina di Belén Rodriguez, per un intervento di Benigni (chi se lo dimentica Giuliano Ferrara che lanciava uova alla tv) o di Crozza, che sia per «le donne e il passo indietro» evocato da Amadeus e prontamente equivocato un anno fa (ma pare una vita fa), per la partecipazioni di un rapper dai testi arditi (vedi Junior Cally) o per Povia che canta delle teorie ripartire, passando per Nilla Pizzi accusata nel '52 di alludere alla rivendicazione di Trieste in Vola colomba fino a Mahmood accusato di aver vinto grazie alle élite e la giuria di qualità, non c'è Festival senza polemica. Sanremo è Sanremo, la politica (di ogni schieramento) lo sa bene e appena può interviene senza limiti e sicura di alzare un polverone. Ma quello di Franceschini è solo l'ultimo degli interventi a gamba tesa visto che sull'edizione 2021 si sono espressi tutti, decine di virologi, attori e registi contrari all'utilizzo dei figuranti, opinionisti senza opinioni chiare, nientologi da social. Una massa informe di parole che stridono ancora di più con l'attualità: c'è la crisi di Governo, una pandemia globale, i vaccini che arrivano a singhiozzo, un futuro economico incertissimo, eppure ci si accomoda al banchetto delle polemiche su Sanremo e i figuranti. Che nel bel mezzo di una crisi politica dall'esito tutt'altro che scontato un ministro importante come Franceschini - è anche il capo delegazione del Pd nell'esecutivo - trovi il tempo di tweettare sul Festival, fa un po' impressione e un po' sconcerta (per altro da mesi i lavoratori dello spettacolo urlano di poter ripartire in sicurezza). È vero, ci abbiamo fatto l'abitudine, ma quando i politici la smetteranno di intervenire a gamba tesa sulle cose di tv - dagli ascolti, alle scalette dei programmi o su no a questo e a quell'ospite, arrivando persino a chiedere la chiusura di un programma e qualche volta persino a riuscirci (vedi il caso Perego e Parliamone sabato) - sarà sempre troppo tardi.


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