Tormento: «Quando Coolio mi consigliò di fondare un partito»
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Tormento: «Quando Coolio mi consigliò di fondare un partito»
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Tormento: «Quando Coolio mi consigliò di fondare un partito»

Il rapper dei Sottotono ricorda, in esclusiva per Panorama.it, quando nel 1996 aprì le quattro date italiane del rapper californiano, scomparso oggi a soli 59 anni

In esclusiva pubblichiamo un estratto del libro RapCiclopedia - La mia storia di Tormento e Matteo Politanò, edito da poco per Baldini & Castoldi, nel quale il rapper dei Sottotono, uno dei più importanti gruppi hip hop italiani, ripercorre la sua lunga storia artistica, nella quale spiccano i suoi quattro concerti a Roma, Bari, Cremona e Loano nel 1996 come opening act di Coolio, il grande rapper californiano, scomparso questa notte a soli 59 anni per motivi ancora da accertare. Ne viene fuori un ritratto diretto e curioso dell'indimenticabile voce (insieme a L.V.) di Gangsta' s Paradise. Buona lettura!

«L’agenzia che curava il nostro booking, i Giacobini, era tra le poche in grado di portare grandi artisti hip hop internazionali in Italia. Ci arrivò un’offerta da far tremare le ginocchia. «Vi va di fare il tour con Coolio?». Ricordo ancora il suono di quella domanda, chiesi che mi fosse ripetuta. «Volete essere il gruppo spalla di Coolio per le date italiane del suo tour?» Fermi tutti. Artis Leon Ivey Jr, in arte Coolio, era il rapper del momento, in tutto il mondo. Il suo singolo Gangsta's Paradise, scritto per la colonna sonora del film Pensieri pericolosi con Michelle Pfeiffer, aveva collezionato record di vendite e vinto anche un Grammy. Era uno dei miei artisti preferiti, un fuoriclasse dello stile West Coast che avevo conosciuto grazie al suo primo album del 1994, It Takes a Thief. Coolio veniva in Italia per quattro date del suo tour mondiale, a Roma, Bari, Cremona e Loano. Fu il primo vero incontro con un artista internazionale, quello con Warren G mi aveva deluso e questa volta non sarebbe stata una toccata e fuga, avremmo condiviso quattro live! Il look di Coolio aveva fatto scuola, le sue treccine sparate per aria erano inconfondibili e la sua storia era già diventata mito. Da giovanissimo era entrato nella gang losangelina dei “baby” Crips, a diciassette anni era già finito in prigione per furto.

Aveva iniziato con il freestyle, poi in radio come ospite fisso, infine aveva cominciato a registrare. Nel 1995 la collaborazione con il cantante gospel L.V., per un brano ispirato a Pastime Paradise di Stevie Wonder, gli aveva cambiato la vita. Ero pronto a tuffarmi in quella professionalità inconfondibile degli americani, un modo di lavorare più sessuale, più crudo e duro. Nonostante il successo mondiale, la crew di Coolio era composta da veri e propri criminali, una squadra hardcore che metteva paura e che non a caso si chiamava “40 Thieves”, i 40 ladroni. Il primo incontro fu a Roma, per iniziare il mini tour. Eravamo stati accolti dalla maestosità del tour-bus di Coolio, un vero e proprio mostro su quattro ruote, un appartamento mobile. La mentalità americana era quella, in America gli artisti non si fermavano mai a dormire negli alberghi, li usavano solo come appoggi pomeridiani per fare una doccia. Avevano un tour-bus per le lunghe distanze, pronto a partire immediatamente finito il live, per non perdere tempo. Entrato nella hall dell’albergo mi ero trovato di fronte a un’altra scena da film, ma era tutto reale. Coolio era seduto su una rampa di scale, sembrava in posa e dietro di lui una ragazza gli stava facendo le treccine. È stato il nostro primo incontro. Nel suo staff avevamo subito legato con Baby G, un cantante del ghetto che era incuriosito dalla mentalità italiana. Si rivolgeva a tutte le donne chiamandole pu**ane, in cambio riceveva solo amore. Ricordo che, dopo una tappa di quel tour, si era girato verso una giovane fan.

«Sei una pu**ana!» le aveva gridato. Lei aveva sorriso soddisfatta: «Sì, ma solo per te!» Coolio era la superstar assoluta, si permetteva di arrivare in aeroporto con un blunt d’erba già girato sull’orecchio e nessuno osava dire niente. Superati i controlli raccoglievo le mie cose e mi godevo la scena mentre lui passava in mezzo ai poliziotti con la faccia tosta e la camminata da sbruffone. Prima dell’inizio del tour mi aveva chiesto un favore: «Ci pensi tu al fumo?» Avevo trovato una stecca da 50.000 lire, lui mi aveva allungato 100 dollari, quasi 200.000 lire. «Troppi!» gli avevo detto. Mi aveva mostrato il palmo della mano per fermarmi. «Va bene così...» Tecnicamente ho fatto la cresta sul fumo a Coolio, anche questo è un ricordo epico. Il suo carisma aveva il peso dei passi di dieci persone e anche lo stile dei “40 ladroni” era di livello superiore. In quelle quattro date abbiamo avuto l’opportunità di aprire i concerti di un grande artista, vedendo come funziona un tour mondiale. I contatti con Coolio erano pochi ma quando ci parlavamo c’era sempre qualche perla. Una volta mi disse: «Torme, tu devi buttarti in politica! Devi prendere i ragazzi in difficoltà e portarli a giocare a basket, fai un partito!» In quei casi lo prendevo per un vecchio pazzo, ma solo dopo qualche anno ho capito il messaggio che nascondevano le sue parole. Stava cercando di dirmi che i soldi veri sono un gradino più in alto rispetto al mondo disincantato nel quale vivono gli artisti».

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