La scrittrice franco-marocchina Leila Slimani
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La scrittrice franco-marocchina Leila Slimani
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Leila Slimani, ecco cosa ho voluto raccontare in "Ninna nanna"

Una tata uccide a sangue freddo i bambini che le sono stati affidati dopo aver costruito un rapporto d'amore e fiducia. Cosa c'è nel segreto delle anime?

Amore e morte fra il Marocco, Parigi, New York. La scrittrice franco-marocchina Leila Slimani ha scelto la strada più difficile, si è confrontata con mostri sacri come Truman Capote. E ha vinto la sua sfida.

Con Chanson douce, Ninna nanna nella traduzione italiana (Rizzoli), ha vinto l’ultimo Goncourt.

Un riconoscimento al coraggio e all’originalità: il romanzo narra di una tata, Louise, che uccide a sangue freddo i bambini che le sono stati affidati, dopo aver costruito un rapporto di amore e fiducia con loro, in una spirale di odio, amore e dipendenza che ribalta di colpo i rapporti di forza.

Slimani racconta che cosa l’ha spinta a rischiare e esplorare il lato oscuro dell’animo umano. “Credo che questo sia il fine della letteratura. Capire cosa c’è dietro le apparenze, dietro la retorica. Per me, scrivere romanzi è cercare di capire il segreto delle anime”.

Chanson douce racconta una storia vera accaduta a New York. Come mai ha scelto di ispirarsi a un evento realmente accaduto?
È vero, la notizia di ciò che è accaduto a New York nel 2012, mi ha dato l'idea per il libro, ma poi mi sono completamente inventata i personaggi, li ho ricreati attraverso la mia immaginazione. La tata non è domenicana, la madre non è una casalinga, non hanno tre figli, non sono ricchi, insomma i miei personaggi non hanno molto a che fare con i veri protagonisti della notizia.

Ha fatto un po' come Truman Capote in A sangue freddo?
Questo è un approccio molto diverso da quello di Truman Capote. Lui era più vicino alle indagini sul reale. A me, quello che interessa è la finzione.

Il romanzo parla anche dell'indipendenza di una donna, emancipata, che lavora, ma è consumata dal senso di colpa, perché non trascorre abbastanza tempo con la famiglia e i bambini. È una critica alle donne di oggi?
Al contrario, ammiro moltissimo le donne di oggi che riescono a conciliare il loro ruolo di madri, la loro carriera, la loro coppia. Il mio romanzo non sta cercando di criticare, ma di descrivere questi conflitti, queste difficoltà che tutte le donne conoscono oggi. Come essere una buona madre? Come avere una vita sociale? Prendersi cura della propria coppia e offrire il meglio ai figli?

Nel romanzo analizza il rapporto dominatore-dominato. Quali sono le caratteristiche?
Qui torniamo alla dialettica classica di master e slave. Ma tra la coppia e Louise il rapporto di potere è in movimento. A volte sono i genitori che dominano e qualche volta è Louise, che vuole la loro vita, ma nello stesso tempo si prende cura di loro. E in mezzo, ci sono i bambini e tutto ciò che accade intorno a loro. Ciò genera una sorta di “concorrenza emozionale” tra le parti.

Questa relazione è un rapporto di odio, o può anche esserlo di amore?
In ogni caso, una relazione appassionata, in cui si esprimono sentimenti forti come l'odio, l'amore, il desiderio, anche l’erotismo. C'è davvero qualcosa del gioco d'amore tra questa famiglia e Louise. Si incontrano, si innamorano, vivono insieme, si stancano e poi c’è lo strappo, irrimediabile.

In Chanson douce noi conosciamo la fine della storia già all’inizio. Che tecnica ha utilizzato per mantenere l'attenzione del lettore?
Non ho voluto costruire il mio libro su una suspense morbosa sulla morte dei bambini. Nel cominciare così ho voluto in qualche modo far "evaporare" la questione e cambiare il motivo della suspense. La suspense piuttosto ruota intorno a tutta la storia: come si è arrivati a questo? Louise perché ha questa deriva? Iniziando così volevo anche attirare l’attenzione del lettore, costringerlo in un certo modo ad essere attivo, diventare una sorta di investigatore. Così, sarà attento al minimo dettaglio, e non sarà distratto durante la lettura del libro.

Nel giardino dell'Orco parla di un lato oscuro, il sesso compulsivo di una donna insoddisfatta.
Non è un testo sull’emancipazione delle donne. Adele, la protagonista è una donna, ma non è rappresentativa delle donne. Lei soffre di un’immensa malinconia, si sente straniera nel mondo. Potrebbe anche essere un uomo. Però è anche del tutto emancipata, il suo disagio viene da altrove.


Spesso, pensiamo che un antidoto alla solitudine sia il sesso? È proprio così?
Il sesso può invece farci sentire molto soli. Quando non c'è amore, non c'è la tenerezza, il sesso è probabilmente la cosa più malinconica del mondo.


Lei ha spesso parlato di un mondo senza speranza, perso. Perché?
Non ho parlato di un mondo senza speranza. I miei personaggi sono spesso malinconici, è vero, ma questo è dovuto alla loro storia, alla loro infanzia. Ma non è la mia visione del mondo.
 


Cosa le fa più paura più nella nostra società?
L'indifferenza, la debolezza, l'egoismo.

Leila Slimani, Ninna nanna, Rizzoli, 2017

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