Economia

Unicredit: come potrebbe essere il piano da 10.000 esuberi

Jean Pierre Mustier non conferma e non smentisce le indiscrezioni circa il nuovo piano industriale

Unicredit-sede

Barbara Massaro

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Responsabilità sociale, razionalizzazione del costo del lavoro, autonomizzazione e digitalizzazione delle attività.

Sono queste le parole chiave del discorso del Ceo di Unicredit Jean Pierre Mustier che ha scritto agli 80.000 dipendenti della banca per anticipare le linee guida del nuovo piano quadriennale che Unicredit si prepara a varare entro novembre e che verrà reso noto il 3 dicembre e che potrebbe avere (stando alle indiscrezioni) un taglio di 10 mila dipendenti.

Cosa c'è nel futuro di Unicredit

Si tratta di parole che, invece di tranquillizzare lavoratori e sindacati hanno sortito l'effetto opposto ovvero quello di far tremare le gambe a tutti coloro che timbrano il cartellino in banca.

Mustier ha scritto: "Lavoreremo ancora di più sulla trasformazione di UniCredit. L’efficienza deriverà principalmente dall’ottimizzazione delle attività, semplificando i nostri processi e la nostra gamma di prodotti attraverso l’automazione e la digitalizzazione.

Questa sarà una leva fondamentale in un contesto di debole crescita economica e di tassi negativi che ci aspettiamo per i prossimi anni in Europa".

Secondo indiscrezioni di stampa riportate da Bloomberg e riprese da Il Sole 24 Ore il CdA di Unicredit starebbe puntando a tagliare 10.000 posti di lavoro. Si tratta di esuberi che verrebbero trattati non in forma di licenziamento vero e proprio, quanto piuttosto di esodi incentivati, vale a dire prepensionamenti e assegni di buonuscita generosi.

Il piano strategico

Un piano strategico che dovrebbe - nelle intenzioni dei vertici di Unicredit - venir sottoscritto senza strappi e in concertazione con i sindacati. L'idea è quella di tutelare il colosso bancario a fronte di un'economia europea debole e tassi negativi che non prospettano la possibilità di favorire la crescita dei ricavi.

Per questo consolidare la struttura migliorando l'efficienza e razionalizzando il costo del lavoro sarebbe, secondo le eminenze grige di Unicredit, il modello vincente per traghettare Unicredit oltre la crisi.

Del resto Jean Pierre Mustier nelle scorse settimane è uscito da Fineco vendendo sul mercato il restante 18,3% della banca multicanale, dopo averne ceduto due mesi prima e con le stesse modalità il 17% per cento e adesso cerca di puntare tutto sulla crescita organica ottimizzando le risorse.

La replica dei sindacati

Al contrario i sindacati sostengono da tempo che il nodo dei ricavi sia centrale e che per far crescere i profitti serva investire anche nei lavoratori.

In particolare le sigle sindacali sottolineano che anche i precedenti piani industriali sono ricaduti in maniera pesante sulle spalle dei lavoratori come nel caso di Transform 2019  che è costato 14.000 posti di lavoro e il segretario generale degli autonomi della Fabi, Lando Maria Sileoni, intervistato da Il Sole 24 Ore ricorda all'Ad Mustier che  "Se saranno 10.000 gli esuberi, sotto la tua preziosa gestione, i tagli arriverebbero a 24.700 pari al 29% dell'attuale forza lavoro".

Al momento si tratta di un discorso del tutto teorico visto che Unicredit non ha ancora parlato di tagli e non esiste nessun documento ufficiale vergato nero su bianco, ma se così fosse i sindacati si dicono decisi a non accettare compromessi e a scendere in piazza.

A livello globale nel 2013, prima dell’arrivo di Mustier, i dipendenti Unicredit erano oltre 140.000. Oggi sono poco più della metà.

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