Per i risparmiatori traditi dalle banche è speranza rimborsi

Il sottosegretario Baretta promette i decreti entro aprile. Salvadanaio maxi con conti e polizze dormienti

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Stefano Caviglia

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La prima vera buona notizia per le vittime dei crac bancari italiani, dopo anni di sciagure, viene da un governo dimissionario. L'ha annunciata il 6 aprile a Mestre il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta, giurando sull’impegno di emanare entro fine mese i decreti attuativi della legge che a dicembre stanziò 100 milioni in quattro anni per le vittime delle truffe degli istituti di credito.

Significa che, a meno di problemi dell'ultimo minuto, la distribuzione del denaro da parte del Ministero dell’Economia potrebbe cominciare già nei prossimi mesi, indipendentemente dal governo che si sarà (o non si sarà) insediato nel frattempo.

Attenzione: non si parla di una percentuale, ma della totalità di ciò che è stato perduto dai risparmiatori, compresi quelli che nel 2017 hanno accettato da Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza l’offerta del 15% come transazione tombale. La legge del dicembre 2017 prevede rimborsi anche per loro, tolto naturalmente ciò che hanno già ricevuto. A tutti saranno inoltre sottratti i dividendi pagati negli anni dalle banche, spesso molto generosi. Perché un conto è l’investitore deluso, un altro il risparmiatore ingannato.

Il ruolo dell’Anac

A stabilire chi appartiene alla seconda categoria, con il conseguente diritto ad avere indietro i suoi soldi, sarà l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), tenendo conto sia delle gravissime scorrettezze commesse agli sportelli e documentate da diverse procure della Repubblica sia dalle risultanze della Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche (quella di fine 2017), sull’esistenza di truffe di massa. Per dimostrare il buon diritto di un risparmiatore, dunque, dovrebbe bastare l’incongruità delle sue condizioni economiche e dei suoi profili di rischio con l’acquisto a man salva di azioni delle banche medesime, in un periodo in cui oltretutto erano già quasi decotte.

Il criterio scelto per i rimborsi è quello dell’ordine di presentazione delle domande: chi prima chiede prima ottiene, fino all’esaurimento dei soldi. Il che fa sorgere inevitabilmente un interrogativo sul numero delle persone che potranno essere “salvate”.

Ma le notizie al momento sembrano buone anche su questo fronte. Anzitutto perché la legge di dicembre 2017 parla sì di 25 milioni l’anno, ma consente di attingere fin da subito, in caso di esaurimento, alle risorse dei prossimi anni. Quindi i cento milioni saranno disponibili tutti subito. In secondo luogo perché lo stesso testo prevede l’eventualità di andare oltre la dotazione iniziale. Potranno farlo di anno in anno i prossimi governi, con un semplice emendamento.

Il “tesoretto” di conti e polizze dormienti

Poiché non si tratta di spiccioli, è logico chiedersi: da dove arriveranno i soldi? La legge (o meglio, l’insieme di due leggi: la 266 del 2005 e la 205 del 2017) prevede che si attinga al “tesoretto” (il termine è abusato ma mai come in questo caso calzante) dei conti correnti e delle polizze vita dormienti presso banche e assicurazioni. Ossia quei conti e quelle assicurazioni la cui esistenza viene dimenticata, ma sarebbe meglio dire ignorata, dagli eredi di persone decedute.

Se la sciagurata vicenda delle truffe bancarie ha avuto un merito è quello di accendere un primo faro su questa trascurata realtà. Numeri certi e precisi non ce ne sono, ma si stimano ordini di grandezza ingenti. “In un servizio recente della Rai” dice a Panorama.it Patrizio Miatello, fondatore dell’associazione di risparmiatori veneti Ezzelino da Onara, da anni in lotta con le due banche dissestate della sua regione “si è citata la stima, dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, di 153 mila polizze non rivendicate, che già non sarebbero poche. E nessuno parla ancora degli altri 4 milioni di polizze già prescritte, per un ammontare che potrebbe teoricamente arrivare fino a 145 miliardi!”.

Le cifre ipotizzabili in modo realistico sono di gran lunga più basse, naturalmente, ma si tratta comunque di grandezze notevoli, visto che al fondo per i risparmiatori sono destinate di diritto tutte le polizze finite in prescrizione (dopo dieci anni di mancata movimentazione) dal 2007 al 2010 e quelle che lo saranno a partire dal 2020. E non è tutto, perché una cifra superiore al miliardo potrebbe trovarsi (anche qui esistono solo stime  approssimative) nei conti correnti bancari di analoga condizione.

La formazione di questa incredibile (al momento presunta) disponibilità di risorse deriva dal fatto che banche e assicurazioni italiane non hanno l’obbligo di contattare gli eredi per informarli di sostanze e diritti maturati da una persona scomparsa. È una situazione normativa paradossale, a cui l'Istituto di vigilanza sta cercando di porre rimedio incalzando le assicurazioni a individuare concretamente gli eredi per liquidare sempre il dovuto. Ma questo vale per il presente e il futuro. Per il passato resta un salvadanaio potenzialmente di formato gigante. Sufficiente per coprire i rimborsi dei risparmiatori traditi e forse, con le opportune modifiche legislative, anche per qualcos’altro.

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