La parità retributiva in Islanda: perché è un modello per il mondo

È il primo pase a obbligare aziende e istituzioni a certificare l’esatta parità di stipendio tra uomini e donne. Creando un vantaggio per tutti

parità salariale

Un’immagine didascalica della parità salariale - 3 gennaio 2018 – Credits: iStock - Gutzemberg

Stefania Medetti

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Anno nuovo, stipendio nuovo. Con una legge varata lo scorso anno ed entrata in vigore il 1° gennaio, l'Islanda è il primo paese al mondo ad aver abbattuto le differenze salariali fra uomini e donne. Si tratta di una novità che si innesta su dati economici particolarmente rosei: con una popolazione di 323mila persone e grazie al settore della pesca e al turismo, l'Islanda ha chiuso il 2016 con una crescita del Pil del 7,2% e il primo trimestre del 2017 a +11%.

Cosa dice la legge

Approvata dal governo di centrodestra, con il supporto dell'opposizione di un parlamento in cui quasi la metà dei membri sono donne, la legge che sancisce la parità salariale prevede che tutte le aziende e le istituzioni con almeno 25 dipendenti debbano presentare una certificazione annuale della parità dei compensi, salvo l'imposizione di una multa. ?Le persone iniziano a rendersi conto che si tratta di un problema sistemico e che dunque deve essere affrontato con nuovi mezzi?, ha commentato Dagny Osk Arnadottir Pind, membro della Icelandic Women's Rights Association, intervistata da Al-Jazeera.

Al primo posto nella classifica 

Negli ultimi nove anni, l'Islanda ha occupato il primo posto nella classifica dell'uguaglianza di genere redatta dal World Economic Forum che tiene conto di parametri come le opportunità economiche, politiche, la salute e l'aspettativa di vita. Da quando il report è stato varato nel 2006, l'Islanda ha chiuso quasi il 10% della distanza salariale rimanente tra uomini e donne, diventando uno dei paesi in cui il cambiamento è stato implementato più velocemente.

I migliori e i peggiori

Sempre secondo il rapporto del World Economic Forum, i paesi che si fanno notare dopo l'Islanda per la minore differenza di compensi fra uomini e donne sono Norvegia, Finlandia, Ruanda e Svezia. Negli ultimi anni, nei primi dieci posti del ranking i nomi sono rimasti invariati: dal sesto al decimo ci sono Nicaragua, Slovenia, Irlanda, Nuova Zelanda e Filippine e sette su dieci di questi paesi hanno chiuso almeno l'80% delle differenze nei compensi.

Inoltre, 52 paesi si attestano sotto la media, ma 82 hanno migliorato la propria posizione rispetto all'anno precedente. L'Italia si trova oltre la metà della classifica ed è all'82º posto con un punteggio 0,692. Chiude lo Yemen al 144º posto con la più bassa partecipazione economica da parte delle donne.

Europa ben avviata

Complessivamente, l'Europa occidentale è la zona con il più basso pay gap con il 25% di differenze rimanenti da colmare. Seguono Nord America con il 28%, l'Europa orientale e l'Asia centrale con il 29%. Il Medio Oriente e il Nordafrica, invece, sono poco al di sotto del 40%. In base ai dati attuali, ci vorranno 217 anni per eliminare le differenze economiche fra uomini e donne. Le previsioni sono un po' più rosee per l'Europa occidentale che, secondo i ricercatori, potrebbe azzerare il pay gap entro i prossimi 62 anni.

I vantaggi della parità

Chiudere le differenze salariali, in realtà, non porterebbe benefici solo alle donne: secondo le ultime stime, infatti, la parità economica di genere potrebbe aggiungere 1,7 trilioni di dollari al Pil degli Stati Uniti, 250 miliardi di dollari a quello del Regno Unito e 550 miliardi all'economia del Giappone. Complessivamente, il World Economic Forum stima che, abbattendo del 25% le disparità di trattamento economico fra uomini e donne, il Pil mondiale potrebbe crescere di 5,3 trilioni di dollari entro il 2025.

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