Economia

Piattaforma Rousseau: cos'è e come funziona il voto

Storia dello strumento di voto del Movimento 5 Stelle. Martedì si decide il futuro del Governo Pd-M5S. Ma, funziona davvero?

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Barbara Massaro

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Il Movimento propone, la base decide. E' questa la logica che guida l'esperienza politica del Movimento 5 Stelle sin dalla sua fondazione nel 2009. E per far sì che militanti ed elettori possano dire la loro è stata creata la cosiddetta piattaforma Rousseau della quale si è tornato a parlare in questi giorni come colei che avrà l'onore e onere di decidere - grazie al voto degli elettori - il destino ultimo del governo Conte bis.

Il voto sul futuro del Governo Pd-M5S è previsto per il 3 settembre, dalle 9 alle 18.

Questo il questito proposto agli iscritti:

"Sei d'accordo che il Movimento 5 Stelle faccia partire un Governo insieme al Partito Democratico e presieduto da Giuseppe Conte?"

Cos'è la piattaforma Rousseau

La piattaforma Rousseau altro non è se non un sito internet con un'area riservata cui possono accedere solo gli iscritti che devono identificarsi con account e password e dimostrare di essere tesserati grillini. Entro quest'area è possibile partecipare alle attività del movimento, proporre leggi, fornire punti di vista e soprattutto votare per le decisioni politiche dei 5 stelle.

All'interno dello Statuto pentastellato la piattaforma viene definita come "il luogo dove devono obbligatoriamente svolgersi quasi tutte le più importanti votazioni del partito".

A chi appartiene la piattaforma

La piattaforma, però, non è di proprietà del Movimento, ma di una società privata senza scopo di lucro, l’Associazione Rousseau, fondata da Gianroberto Casaleggio e ora controllata da suo figlio Davide insieme a Massimo Bugani, Pietro Dettori e Enrica Sabatini.

Nel corso della storia pentastellata la piattaforma di voto è stata usata una settantina di volte sia per scegliere i candidati da presentare nelle varie tornate elettorali sia per questioni più importanti.

Come e per cosa si vota

Dopo il tracollo alle europee, ad esempio, i militanti sono stati invitati a rispondere con un "sì" o con un "no" alla riconferma di Luigi Di Maio nel ruolo di guida politica del M5S (il "sì" ha trionfato con l'80% delle preferenze).

A febbraio scorso, invece, i militanti si sono espressi circa l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini a proposito del caso Diciotti (in questo caso a vincere è stato il "no" con il 60% delle preferenze) e in precedenza sempre Rousseau ha determinato la laurea a capo politico pentastellato dello stesso Luigi Di Maio.

In questi giorni se ne è tornato a parlare perché agli elettori (che per accedere a Rousseau devono pagare una quota d'iscrizione oltre che essere tesserati del M5S) verrà chiesto di esprimere il proprio consenso o meno circa le linee programmatiche del governo rosso-giallo in fieri.

Quali sono i problemi della piattaforma Rousseau

Una responsabilità notevole delegata a uno strumento che, però, evidenzia parecchie falle strutturali. In primo luogo perché il numero di iscritti non è noto (Di Maio parla di 100.000, ma non ci sono dati ufficiali depositati agli atti); poi perché le identità dei votanti non sono protette da anonimato e infine perché è stato più volte dimostrato che la piattaforma non è a prova di hacker ( i pirati informatici sono entrati spesso nel portale rendendo pubblici persino i numeri privati dei leader grillini).

In questo senso Rousseau è stata anche multata dal Garante della Privacy. Lo scorso marzo è stata chiesta un'ammenda di 50.000 euro in quanto la piattaforma - si leggeva nelle motivazioni - "non garantisce la protezione delle schede elettroniche e l'anonimato dei votanti in tutte le fasi del procedimento elettorale elettronico" e già nel 2018 Rousseau era entrata nel mirino del Garante che aveva chiesto 35.000 euro per uso illecito dei dati personali. 

Chi verifica i voti?

Inoltre non esiste una società terza che verifica e computa i voti effettivi e le preferenze indicate, ma solo un anonimo notaio di fiducia del movimento che, ad ogni tornata referendaria verifica l'esito del voto e lo rende pubblico.

Manca, quindi, la cosiddetta "certificazione di voto" essenziale per garantire la legittimità dell'espressione popolare anche in caso di democrazia diretta. Tecnicamente, quindi, i voti sarebbero passibili di manomissione.

Lo statuto ricorda che la verifica dell’abilitazione a votare e il conteggio dei voti vengono effettuati in maniera automatica, mentre - si legge nel documento - "la regolarità delle consultazioni è certificata da un organismo indipendente, nominato dal Comitato di Garanzia, o da notaio" la cui identità, però, non è mai stata resa pubblica.

Non solo: ogni qual volta la base è stata chiamata a esprimersi in maniera massiccia subentrano bug, falle del sistema e black out ritenuti sospetti dagli addetti ai lavori in quanto potrebbero rappresentare una copertura per alterare la volontà espressa dall'elettorato.

Quanti soldi girano intorno a Rousseau

Dietro la piattaforma, poi, c'è anche un bel giro di soldi: ogni politico del M5S, ad esempio, ogni mese deve -  sempre x statuto - versare 300 euro a Rousseau e gli stessi militanti, per aver diritto al voto, devono pagare.

Il Sole24 Ore ricorda che "tra contributi da persone fisiche e proventi da eventi e attività editoriali, nel 2018 l'Associazione Rousseau ha incassato 1,24 milioni di euro, tra i quali spiccano i 699.844 euro provenienti dai parlamentari M5S".

I dati sono contenuti nel bilancio 2018 che è stato chiuso con un avanzo di gestione di 57.573 euro e un patrimonio netto positivo per 2.188 euro.

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