Economia

L'Europa boccia la Manovra. Sapelli: "Ora rinegoziare i trattati"

Secondo il Professor Giulio Sapelli la bocciatura dell'Italia va inquadrata in un più ampio problema europeo: vedi "fiscal compact"

Europa

Barbara Massaro

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"Di bocciature nei prossimi mesi ne arriveranno tante altre". Parola del Professor Giulio Sapelli, docente ordinario di Storia economica all'Università degli Studi di Milano e fine analista di politica economica.

Secondo il professore la bocciatura dell'Europa alla manovra economica italiana è meno grave di quanto sembri leggendo i nostri giornali e soprattutto va analizzata e interpretata alla luce di un più generalizzato problema di rapporto tra le esigenze economiche dei singoli Stati Membri e le rigide regole imposte da Bruxelles. 

Un problema europeo

"La bocciatura - ha spiegato Sapelli a Panorama.it - è arrivata anche alla Spagna, ma El Paìs ha liquidato la notizia in poche righe e la Spagna ha un deficit al 2,7%".

Il noto economista ricorda che solo l'Italia si cosparge il capo di cenere di fronte a una bocciatura dell'Unione e sottolinea che in Europa far quadrare i conti è un problema di molti.

"Bisognerebbe ricordare anche questo - continua Sapelli a proposito della bocciatura spagnola - per far presente che la situazione è più complicata di quello che si dice e soprattutto non riguarda solo l’Italia. Ora toccherà con ogni probabilità alla Francia viste le misure economiche annunciate da Macron. Le procedure di infrazione saranno molte, ma in Italia non se ne parla; questo, invece ci aiuterebbe a collocare la politica economica europea di un quadro più complesso"

Nella lettera inviata da Bruxelles si parla di "Violazione particolarmente grave" ma il Professor Sapelli non è d'accordo.

"Non credo che sia particolarmente grave - ci dice - così dicono loro perché ragionano solo con gli algoritmi; è grave più che altro per le ripercussioni sui mercati internazionali e sull’acquisto dei nostri titoli di Stato".

Cos'è una procedura d'infrazione del deficit 

Intanto per inquadrare il problema bisogna capire cosa sia una procedura d'infrazione del deficit che Sapelli spiega così:

"Si impongono alcune misure ristrettive sull'economia che hanno sempre come punto di riferimento la riduzione del debito pubblico sul breve periodo e non in un periodo medio lungo come potrebbe essere quello di una manovra come quella che si apprestava a fare il Governo".

E poi continua disegnando gli scenari dopo l'eventuale (ma non scontato) avvio della procedura: "Quello che avverrebbe è ciò che è avvenuto in Grecia: taglio delle pensioni, taglio dei posti pubblici e conseguentemente caduta dei  titoli delle aziende dello Stato e vendita a investitori stranieri o privati quotati in borsa di aziende e imprese".

"Queste - conclude - sono le conseguenze dell'apertura di una procedura d’infrazione, non certo la ripresa dell'economia. Il debito pubblico greco, ad esempio, è ancora aumentato e la disoccupazione pure. Sono misure che non servono a niente".

La difesa del governo

Il premier Conte, però, si è detto convinto della solidità dell'impianto della manovra ed è pronto a dimostrarlo a Junker – parole sue – "Al di là dei numeri"; ma cosa c'è in una manovra economica "Al di là dei numeri" in termini politico-filosofici?

"C’è tutto - ci spiega ancora - e cioè la credenza in una tesi economica piuttosto che in un’altra. Una teoria economica di tipo keynesiano o schumpeteriano in un caso o in una teoria economica monetarista o liberista nell’altro. Nello specifico caso del nostro esecutivo penso che Conte, che è un bravissimo avvocato, dovrebbe farsi accompagnare da persone competenti in economia che sappiano il fatto loro come il Ministro dell’economia, il professor Tria, o il Ministro per gli Affari europei, il Professor Savona, sono loro i più indicati ad accompagnare Conte nel tentativo di far superare all'Europa gli algoritmi e parlare davvero di politica". 

Se lei fosse al Governo, dopo il no dell'UE, cosa farebbe?

"Innanzitutto non farei dichiarazioni offensive o ribellistiche. Farei un ragionamento non solo su numeri e algoritmi, ma esporrei la filosofia che sta alla base della manovra economica e in questo modo giustificherei l'impianto stesso della manovra".

Rinegoziare i trattati

E poi continua: "Soprattutto chiederei la fine del fiscal compact e la ridefinizione di tutti i parametri economici europei. Questo governo è stato eletto non per fare del ribellismo come mi pare faccia adesso, ma per fare una politica seria di ridiscussione delle politiche europee rinegoziando i trattati e il primo trattato da rinegoziare è proprio il fiscal compact che non ha nessuna base economica e scientifica se non quella di spostare il peso del potere economico e politico dell’Europa nelle braccia della Germania e della Francia".

Il timore dell’Unione è che l’Italia possa essere la prossima Grecia, è un timore fondato?

"E’ un timore fondato se queste rappresaglie che vengono minacciate vanno fino in fondo. Certo che per ridurci come la Grecia bisognerebbe smantellare la seconda economia industriale del mondo, un’economia che ha costantemente il saldo attivo delle partite correnti, una grande potenza esportatrice e bisognerebbe opporsi a tutta quella che è la base industriale di questo Paese. Se vogliono questo che si accomodino pure, se vogliono che sorgano centinaia di giubbotti gialli alla francese questa è la strada".

L'Italia ce la può fare?

"L'Italia ce la può fare se tiene duro, se rinegozia i trattati; se va, per esempio, in Spagna e si siede a un tavolo per andare insieme in Europa. Bisogna, però, fare diplomazia e politica e non urlare facendo campagna elettorale e propaganda come mi sembra si stia facendo oggi".

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