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Soldi da Pechino e Mosca ai relatori speciali dell’Onu: il dossier che fa tremare il Palazzo di Vetro

Soldi da Pechino e Mosca ai relatori speciali dell’Onu: il dossier che fa tremare il Palazzo di Vetro
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Il rapporto di UN Watch svela i finanziamenti da Cina e Russia ai relatori Onu: da Francesca Albanese ad Alena Douhan, l’ombra dei regimi autoritari.

Soldi da Cina, Russia e Qatar, viaggi trionfali a Cuba e in Iran, posizione estreme pro Pal e dito sempre puntato contro l’Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, responsabile di tutti i mali del mondo. Non stiamo parlando di attivisti con un’agenda politica a senso unico, ma della pletora di relatori speciali incaricati dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu. In tutto sono una sessantina: 46 su temi globali dalla povertà nel mondo, al diritto alla casa e 13 relativi a paesi specifici.

La pasionaria pro Gaza, Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi è solo la punta di un iceberg di “garanti indipendenti” che in realtà sono degli ideologi. UN Watch, organizzazione non governativa con sede a Ginevra, vicina ad Israele, ma molto precisa nelle sue denunce ha fatto le pulci ai super esperti in un rapporto che evidenzia “come i relatori dell’Onu politicizzati stanno sovvertendo i diritti umani”. Valeria Robecco, presidente dell’Associazione dei corrispondenti alle Nazioni Unite, spiega a Panorama che “ufficialmente si tratta di relatori indipendenti e le loro conclusioni non sono vincolanti. L’Italia è un paese molto attento a queste figure, come Francesca Albanese, ma in altre nazioni non provocano dibattiti accesi come da noi”.

L’ombra dei regimi autoritari sulle nomine di Ginevra

Lo stesso Consiglio che nomina i “relatori speciali” è composto da 47 membri, che in gran parte non provengono da democrazie.

“Invece di operare come esperti indipendenti e imparziali, molti detentori di mandati utilizzano visite nei paesi e rapporti tematici per promuovere narrazioni politicizzate – denuncia il rapporto di UN Watch – Prendono di mira in modo sproporzionato gli stati democratici proteggendo i regimi autoritari dai controlli”. A parte la famosa Albanese sono 13 i casi di “garanti” analizzati, che assomigliano a cattivi maestri.

Michael Fakhri, professore di diritto libanese-canadese che insegna all’università dell’Oregon, è relatore speciale sul diritto all’alimentazione. Mandato nato su iniziativa del governo castrista di Cuba. Il docente “ha ripetutamente promosso narrazioni critiche nei confronti delle economie di libero mercato, in particolare quelle degli Stati Uniti e dell’Unione Europea” denuncia UN Watch. Ed è riuscito pure ad accusare il Canada di avere commesso “un genocidio” contro le popolazioni indigene.

Durante il mandato ha compiuto una sola visita all’estero, in Venezuela, nel 2024. Il ministro degli Esteri, Yván Gil, lo ha accolto con tutti gli onori. Al termine della missione Fakhri ha dipinto il regime come un vittima degli Usa chiedendo la revoca delle sanzioni. L’aspetto paradossale è che il giorno dopo lo stesso ministro degli Esteri ha chiuso l’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani a Caracas. “Nella sua prima risposta pubblica al massacro del 7 ottobre, Fakhri non ha condannato Hamas” denuncia il rapporto della Ong di Ginevra. E non ha mai detto una parola sugli ostaggi israeliani ridotti alla fame e filmati appositamente dai loro carcerieri.

Il dossier contro l’Occidente e il nodo dei fondi esteri

Il relatore speciale sul diritto a un alloggio adeguato dovrebbe occuparsi di abitazioni, ma Balakrishnan Rajagopal promuove una narrazione aspramente anti occidentale.

“I suoi post sui social media condannano regolarmente gli Stati Uniti – evidenzia UN Watch – mentre giustificano o ignorano gli abusi di regimi autoritari come Cina, Russia e Iran”. Nel rapporto dello scorso anno al Consiglio per i diritti umani ha superato se stesso: La forte pressione migratoria sui paesi occidentali è “artificiale” e guidata da sentimenti “razzisti e nativisiti”. Per Rajagopal il termine “crisi migratoria” è uno “slogan politico” e sostiene che le “vere colpe” dell’Occidente sono “i fardelli dell’era coloniale”. La Germania è la principale finanziatrice nota del suo mandato con 287.676 dollari in quattro anni. Nel 2023 sono arrivati anche 80mila dollari di Open society, lo strumento politico del discusso miliardario George Soros. “All’Onu fanno anche comodo perchè prendono posizioni che gli organi ufficiali delle Nazioni Unite non possono assumere – fa notare a Panorama, Andrea Angeli con alle spalle 34 anni di missioni internazionali – Però relatrici come Francesca Albanese dovrebbero capire che va mantenuta una certa forma lasciando sempre aperto il canale del dialogo”.

L’esperto indipendente “per la promozione di un ordine internazionale democratico ed equo” non poteva che avere solidi legami con Cina, Russia, Iran e Cuba. George Katrougalos è l’ex ministro degli Esteri del governo greco quando al potere c’era l’estrema sinistra di Syriza. Fra i fondi noti spiccano nel 2025 100mila dollari da Pechino. Nella sua relazione del settembre 2024 ha messo in dubbio che la democrazia sia un “valore universale e l’unica forma di governo legittima”. Per l’avvocato Katrougalos il diritto internazionale porta avanti “l’eredità del colonialismo e del razzismo”. Nel gennaio dello scorso anno ha incontrato a Cuba il segretario del partito comunista, che guida il paese, Miguel Díaz-Canel elogiando la “cooperazione” dell’isola con le Nazioni Unite per i diritti umani. Chissà cosa ne pensano i prigionieri politici nelle carceri castriste. Katrougalos ha effettuato diverse visite in Cina ed elogiato la visione di Xi Jinping di “apertura, sviluppo e dialogo”. Nel novembre 2025, si è recato a Teheran per parlare a una conferenza in cui accusava le potenze occidentali. Dieci giorni prima dell’invasione dell’Ucraina ha criticato le sanzioni contro Mosca e chiesto di ammettere la Russia nell’ “architettura di sicurezza” europea. Sostenitore di Francesca Albanese ha difeso le proteste pro Pal nei campus universitari americani, che prendevano di mira gli studenti ebrei e la Freedom Flotilla diretta a Gaza.

Il ruolo di Pechino e la normalizzazione delle narrative autocratiche

Un altro relatore speciale “sui diritti umani e contrasto al terrorismo” riceve i fondi maggiori dalla Cina, 150mila dollari nel 2024. L’australiano Ben Saul ha insegnato ad Oxford, Harvard e all’Accademia cinese di Xiamen. In un articolo per Just security, giornale digitale, ha bollato gli Stati Uniti come uno “stato gangster”. Nel marzo 2026, intervenendo al Consiglio per i diritti umani, ha accusato gli Usa di “aggressione palese e rinnovato imperialismo contro l’Iran e il Venezuela” elogiando però la Somalia come “stato responsabile” che “si impegna a rafforzare i diritti umani”.

Alena Douhan, legale bielorussa, è specialista nel “normalizzare” le narrazioni autoritarie come relatrice “sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali”, che significa sanzioni. Il mandato è nato su impulso dell’Iran e del movimento dei Paesi non allineati. I principali finanziatori fanno pensare sull’indipendenza della “garante” dell’Onu. La Cina dal 2020 al 2024 ha versato quasi 1 milione di dollari, la Russia 265mila ed il Qatar 50mila. UN Watch sottolinea che Douhan “non ha mai rivelato come sia stato utilizzato questo denaro”. Per la relatrice speciale paesi come Cina, Iran, Siria, Cuba, Venezuela e Zimbabwe sono vittime innocenti dell’oppressione occidentale. Quando al potere a Damasco c’era ancora Assad, l’esperta delle Nazioni Unite dopo una visita nel paese “arrivò a dichiarare che le sanzioni occidentali avrebbero potuto configurarsi come “un crimine contro l’umanità” nei confronti “dell’intera popolazione siriana”. Ovviamente difende a spada tratta Cuba e ha sostenuto che le sanzioni Usa sono la causa “dell’insicurezza alimentare in Corea del Nord”. Nel dicembre 2022, mentre gran parte del mondo condannava la Repubblica islamica per la brutale repressione dei manifestanti in seguito alla morte di Mahsa Amini, “Douhan ha scelto assurdamente di pubblicare una lettera in cui attribuiva la colpa dell’inquinamento atmosferico iraniano alle sanzioni statunitensi”.

Fra gli altri relatori speciali, Tlaleng Mofokeng ha “un’ossessione nel demonizzare Israele”, Gina Romero critica più i paesi occidentali come Germania, il Regno Unito, i Paesi Bassi e Stati Uniti, che Cuba sulla “libertà di riunione”, Reem Alsalem condanna gli stupri ovunque, ma ha minimizzato o messo in dubbio quelli di Hamas del 7 ottobre. Irene Zubaida Khan, relatrice sulla libertà di espressione persegue un’agenda fortemente anti occidentale e guarda caso ha ottenuto sostegno per la nomina dalla Cina.

“L’agenda 2030 dell’Onu è l’incontro fra post marxismo ed ideologia verde di estrema sinistra – evidenzia Marco Bassani, ordinario di Storia delle dottrine politiche di UniPegaso, con Panorama – In questo contesto prosperano dei personaggi, funzionari interni e relatori speciali esterni, che sono l’emblema di un élite ultra ideologica”.

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