Salario minimo, le cose da sapere
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Economia

Salario minimo, le cose da sapere

Il premier Conte ha promesso l’introduzione di una paga oraria di base. Ecco come funzionerebbe e perché manca ancora in Italia

Un salario minimo per tutti. E’ uno dei provvedimenti contenuti nel programma di governo del neo-premier Conte, che ne ha parlato durante il discorso in Parlamento con cui ha chiesto la fiducia al nuovo esecutivo Lega-5Stelle. 

Rimasto sulla carta 

A ben guardare, il presidente del consiglio non ha detto nulla di nuovo perché la proposta del salario minimo circola da anni in Italia. Era contenuta pure nel Jobs Act, l’ultima riforma del lavoro del governo Renzi, anche se è rimasta sulla carta e non si è mai trasformata in realtà.  Si tratta, per chi non lo sapesse, dell’introduzione di una paga di base, espressa in genere in termini orari, che per legge deve essere riconosciuta ai lavoratori. 

Un'azienda che dà a un dipendente una retribuzione inferiore al salario minimo, come quello che esiste in altri paesi europei, viola dunque una norma dello Stato. Introducendo questa forma di tutela, per il premier Conte, si eviterebbero tante forme di sfruttamento del lavoro.

I precedenti in Europa

Non a caso, proprio per contrastare lo sfruttamento del lavoro, il salario minimo esiste nella maggior parte dei paesi europei. In Francia, Olanda e Belgio si aggira sui 9 euro circa all'ora. In Germania, invece, la paga base è stata adottata soltanto negli ultimi anni ed è fissata sopra gli 8,5 euro l'ora.

Ci sono però anche alcune nazioni che vi hanno rinunciato, per gli stessi motivi per cui il salario minimo non è mai stato adottato neppure in Italia. Nel nostro Paese, il compito di fissare i compensi per i dipendenti spetta infatti da sempre ai contratti collettivi nazionali, firmati periodicamente dalle imprese e dai sindacati in ogni singolo settore. Anche in altre nazioni dove la contrattazione collettiva ha una grande tradizione (per esempio in Austria, in Danimarca e Svezia) non esiste una paga-base garantita per legge.

Sindacati scettici 

Pure i sindacati italiani hanno mostrato negli anni scorsi una certa contrarietà al salario minimo poiché indebolirebbe notevolmente il ruolo della contrattazione collettiva nel nostro Paese. Se la paga-base viene stabilita dalla legge (a un livello inevitabilmente inferiore al salario minimo fissato da molti accordi collettivi di categoria), c'è infatti il rischio che alcune aziende cerchino di liberarsi dei vincoli del contratto nazionale, per poi pagare meno i propri dipendenti senza però violare la legge.

Per ragioni diverse, anche alcuni economisti sono contrari al salario minimo perché, se fissato su livelli troppo alti o inadeguati, potrebbe portare a delle rigidità del costo del lavoro che impedirebbero poi alle aziende di avere delle politiche retributive flessibili.

Già oggi, infatti, ben l’85% dei lavoratori è comunque tutelato dai contratti collettivi nazionali, dove i salari sono adeguati alle specifiche esigenze di ogni settore. Perché dunque dovrebbe essere il Parlamento a sostituirsi ai sindacati e alle imprese nel compito di fissare la paga di chi lavora?

 Un’ipotesi concreta è dunque che il salario minimo venga introdotto solo per quei lavoratori non coperti dai contratti collettivi, sempre che il programma esposto da Conte in Parlamento si trasformi in realtà.

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Andrea Telara

Sono nato a Carrara, la città dei marmi, nell'ormai “lontano”1974. Sono giornalista professionista dal 2003 e collaboro con diverse testate nazionali, tra cui Panorama.it. Mi sono sempre occupato di economia, finanza, lavoro, pensioni, risparmio e di tutto ciò che ha a che fare col “vile” denaro.

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