Il confronto tra Stati Uniti e Iran resta in stallo, mentre sul terreno si moltiplicano segnali contrastanti tra pressione militare e iniziative diplomatiche. Secondo fonti citate da CNN, il presidente americano Donald Trump avrebbe deciso di respingere l’ultima proposta negoziale avanzata da Teheran, esaminata nelle scorse ore insieme ai consiglieri per la sicurezza nazionale. Alla base della scelta, il timore che accettare una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz — rinviando a una fase successiva il dossier nucleare — possa indebolire la posizione negoziale degli Stati Uniti. Il nodo centrale resta proprio il programma atomico iraniano. Teheran avrebbe proposto di trasferire il proprio uranio in Russia, una soluzione che rafforzerebbe il ruolo internazionale di Vladimir Putin, con possibili ripercussioni politiche interne per la Casa Bianca. Washington, al contrario, insiste su uno stop prolungato all’arricchimento e sulla rimozione del materiale sensibile. Il fallimento dei colloqui avviati a Islamabad all’inizio di aprile, chiusi senza risultati concreti, ha ulteriormente irrigidito le posizioni. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di aver fatto naufragare i negoziati con «pretese eccessive».
In questo contesto, si intensificano i contatti tra Iran e Russia. In visita a San Pietroburgo, Araghchi ha incontrato Putin, definendo la sicurezza dello Stretto di Hormuz «una priorità globale» e ribadendo l’impegno di Teheran a garantire la libertà di navigazione. Dal Cremlino sono arrivati segnali di apertura: Putin ha riferito di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, chiedendo al ministro iraniano di trasmettere «ringraziamenti e i migliori auguri» e confermando la volontà di rafforzare la cooperazione strategica tra i due Paesi. Sulla stessa linea il portavoce Dmitry Peskov, secondo cui una nuova escalation «non è nell’interesse dell’Iran, dei Paesi dello Stretto né dell’economia globale». La posizione russa è stata ribadita anche dal ministro della Difesa Andrei Belousov, che in Kirghizistan ha incontrato il viceministro iraniano Reza Talaei-Nik, sottolineando la necessità di una soluzione esclusivamente diplomatica. Lo stesso Talaei-Nik si è poi recato in Bielorussia per colloqui con Viktor Khrenin, con cui ha condiviso la linea di un rilancio del processo negoziale.
Sul piano militare, però, la tensione resta elevata. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato che le proprie forze rimangono «pronte e concentrate» in Medio Oriente. Un cacciatorpediniere americano, la USS Rafael Peralta, ha intercettato la petroliera iraniana “Stream” mentre tentava di raggiungere un porto nazionale, nell’ambito del blocco navale avviato il 13 aprile. Secondo fonti locali, almeno 39 navi dirette da o verso l’Iran sono state fermate. Teheran ha denunciato l’operazione come un atto di «pirateria». Accanto alla pressione militare cresce l’attivismo diplomatico internazionale. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’intenzione di aprire un confronto diretto con l’Iran, indicando nella riapertura dello Stretto una condizione essenziale per stabilizzare i mercati energetici. Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso la disponibilità a partecipare a una missione internazionale per lo sminamento dell’area. Nel frattempo, altri attori regionali — dall’Egitto ai Paesi del Golfo — sono impegnati in una fitta rete di contatti per favorire la de-escalation. Dall’Europa arrivano però anche critiche alla strategia americana: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di un intervento «privo di una linea chiara», mentre dagli Emirati Arabi Uniti il consigliere Anwar Gargash ha definito «fallimentari» le politiche di contenimento adottate finora. Sul terreno economico, intanto, Teheran ha già introdotto un sistema di pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz, trasformando il controllo della rotta in una leva finanziaria diretta. Un segnale che conferma come, nonostante le aperture diplomatiche, il confronto resti aperto e altamente instabile.
