Robot e intelligenza artificiale minacciano 66 milioni di posti di lavoro

Per l’Ocse, la mancanza di progetti di formazione e tutela toccherà un lavoratore su sette

robot

Robot - 11 aprile 2018 – Credits: iStock - BahadirTanriover

Stefania Medetti

-

Secondo lo studio “Automation, skills use and training” (Automazione, uso delle competenze e formazione) firmato dall’Ocse, robot e intelligenza artificiale metteranno a rischio il 14% dei posti di lavoro nei paesi membri dell'organizzazione. Si tratta di una previsione più ottimistica rispetto a quanto ipotizzato nel 2013 dalla Oxford University che aveva previsto che la tecnologia avrebbe impattato sul 47% delle posizioni lavorative negli Stati Uniti.

Differenze metodologiche

Nonostante le stime al ribasso, però, 66 milioni di lavoratori nel mondo, fa sapere il Guardianpotrebbero perdere il proprio posto, perché sostituiti dai robot. A questi si aggiunge un ulteriore 31% di lavoratori soggetto a significativi cambiamenti nelle modalità di lavoro. Le differenze fra i due studi, spiega The Vergedipendono dalla tipologia di analisi delle professionalità. L’Ocse, infatti, ha considerato anche gli elementi relazionali di un’attività (come la formazione di nuovi dipendenti) che le macchine non sono ancora in grado di ricoprire. 

Grandi differenze fra i mercati

Allo stato attuale delle cose, inoltre, i lavoratori più vulnerabili non riceveranno aiuto da parte delle istituzioni perché, avvertono i ricercatori, non sono stati implementati progetti di tutela delle professionalità. Risultato: un lavoratore su sette si troverà in una posizione di maggiore debolezza, proprio per l’assenza di “reti di protezione”. Alcuni paesi, in particolare, saranno più esposti all’impatto di computer e algoritmi. Per esempio, se in Norvegia il 6% dei lavori è altamente automatizzabile, il dato sale al 33% in Slovacchia. In linea di massima, le professioni nel mondo anglo-sassone, nei paesi nordici e nei Paesi Bassi sono meno automatizzabili di quelle nell’Est e Sud Europa, Germania, Cina e Giappone. 

Agricoltura, industria e servizi fra i più esposti

I settori più esposti sono quelli dell’industria e dell’agricoltura, ma anche una serie di attività nei servizi come spedizioni, trasporti e servizi alimentari. Negli ultimi dodici mesi, i lavoratori di settori completamente automatizzabili hanno avuto tre volte più possibilità di partecipare a sessioni di training sul posto di lavoro, rispetto a quelli impiegati in attività non automatizzabili. Resta il fatto che le professionalità meno qualificate e i giovani sono anche quelle che hanno meno possibilità di partecipare a formazione e apprendimento a distanza. 

Attenzione a giovani e professioni meno qualificate

Nonostante il fatto che la minaccia dell’automazione appaia meno severa rispetto allo studio precedente, gli Stati Uniti potrebbero perdere 13 milioni di posti di lavoro e l’impatto sulle economie locali potrebbe essere più grave rispetto agli effetti della crisi dell’industria automobilistica su Detroit. L’Ocse, dunque, ha sottolineato l'importanza di aiutare i giovani a ottenere esperienza lavorativa durante il periodo di studi, ma anche di promuovere la riqualificarsi di lavoratori nei settori che rischiano di vedere il proprio ambito di attività ristrutturato o significativamente ridotto

Per saperne di più:

- Robot: cosa succederà al capitalismo di mercato?

- Il numero di robot triplicherà in meno di dieci anni: le conseguenze sul lavoro


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Così la discriminazione mette a rischio 2.7 miliardi di donne sul lavoro

Secondo la Banca Mondiale la disuguaglianza di genere impatta in modo negativo sulla crescita globale

Lavoro: se i giovani in Italia lo cercano solo sotto casa

Secondo una ricerca di Eurostat ben il 60% degli under 34 nel nostro Paese non è disposto a spostarsi per motivi professionali

Perché i robot ci rubano il lavoro

L'automazione alle catene di montaggio aumenta le disuguaglianze: gli operai perdono il lavoro mentre i proprietari continuano ad arricchirsi

Commenti