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Economia

Fusione Intesa Sanpaolo – Ubi banca: cosa cambia per clienti e azionisti

Secondo gli analisti si tratta di un'OPS win-win per tutte le parti in causa, ecco perché

E' presto per dire se la fusione tra Intesa Sanpaolo e Ubi banca avverrà. Il Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha ribadito che l'offerta pubblica di scambio avanzata nella tarda nottata del 17 febbraio 2020 (17 azioni Intesa - al netto dei dividendi - per ogni 10 azioni Ubi possedute) è "equa" e non verrà rialzata mentre il numero 1 di Ubi, Victor Messiah, al momento frena rimandando ogni presa di posizione al post CdA straordinario.

In queste ore, però, correntisti e azionisti sono impegnati a cercare di capire cosa andrà a cambiare in concreto per loro in caso di finalizzazione della fusione. La nascita del settimo gruppo bancario europeo non determinerebbe grandi cambiamenti per i risparmiatori, e quelli che ci saranno porterebbero solo vantaggi. I clienti, infatti, potrebbero di sicuro trarre giovamento dal nuovo soggetto che promette – sulla carta – di voler essere leader nell'offerta e nella differenziazione dei servizi bancari, con una forte spinta all'innovazione e – come detto da Messina – "sulla tempestività dell'offerta di nuovi prodotti". Anche perché nel mondo bancario, si sa, più un gruppo è grosso e solido e maggiori sono i vantaggi ed i servizi.

La sinergia di servizi e prodotti e l'ampliamento della platea clientelare vuole avere come conseguenza la fidelizzazione della clientela e la differenziazione di una platea sempre più grande. I maggiori vantaggi, però, sarebbero gli azionisti e non solo quelli di Ubi banca, ma anche quelli di Intesa (almeno a giudicare come i mercati hanno accolto la notizia della possibile fusione): si tratta di un rapporto, in gergo tecnico, "win-win" dove a vincere sarebbe sia chi vende sia chi compra.

Nel corso delle prime sedute borsistiche post annuncio il titolo Ubi ha guadagnato più del 30% passando da 3,3 euro ad azione a 4,29. La valutazione dei mercati prende in considerazione l'esito positivo dell'Ops e calcola il potenziale aumento del valore azionario in prospettiva. A conti fatti l'operazione creerebbe sinergie per 730 milioni di euro e con ogni probabilità dividendi maggiori da distribuire con una prospettiva di margine dell'8% superiore a quella attuale.

Quando si tratta di fusioni bancarie o societarie il più delle volte il titolo azionario del compratore, in principio, subisce oscillazioni al ribasso. Questo non è capitato nel caso dell'operazione Intesa-Ubi, visto che il colosso di Ca' De Sass nelle prime due sedute post Ops ha visto il prezzo delle sue azioni salire da 2,5 a 2,6 euro, un +4% da non trascurare.

Del resto sono proprio gli azionisti coloro che determineranno l'esito dell'Offerta di Scambio visto che l'ultima parola (in una data ancora da definire) dovrà essere quella di coloro che hanno quote azionarie in Intesa Sanpaolo.

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