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Economia

Il virus cinese costerà 2 milioni di passeggeri solo a Malpensa

Aerei a terra, passeggeri in forte calo da e per la Cina, crollo delle azioni delle compagnie aeree. Gli effetti si sentono anche negli scali italiani

Prima la salute, ma con il Coronavirus che corre al ritmo di mille infettati in più al giorno la credibilità di Pechino vacilla. C'è chi parla ormai di 44.000 contagiati e le previsioni più pessimiste basate sui modelli matematici annunciano un'ondata di 15 milioni di malati entro la fine aprile.

Certo si tratta di simulazioni fatte sulla base di notizie incerte, quello che invece è matematicamente sicuro è quanto questo virus stia già costando tutto il mondo. La borsa di Milano ieri sera ha chiuso a -2,31% e tutto fa pensare che le notizie da Wuhan determineranno l'andamento dell'indice Mib per qualche tempo. C'è però un altro termometro in forte calo ed è quello dell'aviazione civile. Meno passeggeri, meno voli, meno turisti e meno indotto.


Aerei e passeggeri tra Cine a Italia: i numeri

Se vent'anni fa viaggiavano 70 milioni di cittadini cinesi ogni anno, fino allo scoppio dell'epidemia questa cifra era prossima a 700 milioni di biglietti su un totale mondiale di 4,6 miliardi (fonte IATA). Ora la riduzione è già del 18%. Se si considera il solo scalo di Malpensa, che per quest'anno aveva velleità di raggiungere il traguardo dei trenta milioni di passeggeri, il virus cinese potrebbe costare due milioni di passeggeri in meno tra cinesi ed asiatici che viaggiano su vettori della Repubblica Popolare, con ripercussioni per milioni di euro sulla nostra economia che vanno dall'ospitalità ai trasporti, fino allo shopping. Un brutto colpo per il turismo, insomma.

Considerando una capienza di 250 passeggeri tipica di un volo a lungo raggio, si parla di 82.000 posti settimanali, ovvero 4,4 milioni in un anno divisi tra Malpensa e Fiumicino. E per i cargo,14 frequenze a settimana. Ma se il coronavirus non sarà battuto, l'Italia potrebbe subire ripercussioni per molto tempo, forse fino alle Olimpiadi di Milano e Cortina del 2026.

Nella sola Cina, la concomitanza dell'epidemia con il capodanno lunari e i provvedimenti presi dal governo per limitare i contagi hanno causato la cancellazione totale di tre miliardi di movimenti (considerando i trasporti privati e collettivi via terra, cielo e mare), con un impatto sul Pil che a fine mese potrebbe totalizzare quasi tre punti percentuali. Una situazione che la Cina non vive da oltre vent'anni e che contagerebbe i mercati satelliti dell'Asia fino a quelli dell'area pacifica, russa e quindi l'economia nordamericana fino a quella europea.

L'autorità aeronautica cinese, Caac, ha disposto per legge il rimborso dei biglietti acquistati a partire dal 24 gennaio e lo stesso ha fatto l'autorità per i trasporti ferroviari. Gli analisti di Goldman Sachs hanno invece calcolato che il vettore China Southern Airlines sarà quello che subirà il maggiore contraccolpo da questa situazione, poiché il più operativo con collegamenti tra la città di Wuhan e il resto del mondo. Il calo per China Southern potrebbe avere una dimensione del 10,5%, così come sarebbe del 2,2% la riduzione per China Eastern Airlines e del 1,3% per Air China.

Sembrano briciole, ma nel gigantesco mercato cinese corrispondono a 79 milioni di biglietti invenduti tra il 10 gennaio scorso e il 18 febbraio prossimo. Per fare un paragone con il passato, durante l'epidemia di Sars del 2002-2003 l'economia cinese costò il 2% del Pil passando in tre mesi da +11,1% a +9,15%, trascinata dal crollo del mercato dei servizi. Ma oggi la Cina ha aumentato la sua dipendenza dal settore dei servizi per la crescita – che rappresentano il 59,4% del Pil 2019 - mentre nel 2003 era "soltanto" il 39%, almeno secondo i dati dell'Ufficio nazionale cinese di statistica. Ma oggi l'economia cinese è oltre 6 volte più grande di quanto non fosse nel 2003 e se l'impatto fosse anche soltanto lo stesso, il paese rischierebbe una crisi senza precedenti nella sua storia recente, con un'onda lunga che toccherebbe ogni altra nazione del mondo.

Meno voli significa anche meno rifornimenti di carburante. Il virus di Wuhan potrebbe causare anche una caduta della domanda cinese di petrolio, pari di 260.000 barili al giorno, con il cherosene per jet che rappresenta circa i due terzi della perdita. Ciò causerebbe un calo del prezzo di almeno 2,9 dollari al barile. Trovando anche un mercato già depresso dalle tensioni in Medioriente e Nord Africa.

I collegamenti aerei Cina-Italia

Intanto, fino al 13 gennaio scorso erano triplicati i collegamenti tra Italia e Cina. Proprio quel giorno infatti si era svolto a Pechino il negoziato bilaterale tra l'Italia e la Repubblica Popolare. La delegazione italiana era guidata dal Presidente dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile Nicola Zaccheo e dal Direttore Generale Alessio Quaranta, ed era composta da rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell'Ambasciata italiana a Pechino. La finalità era proprio quella di ampliare i collegamenti aerei tra le due nazioni a favore dello sviluppo reciproco del turismo e del business. Si parla di un incremento della frequenza fino a 164 voli settimanali per parte, dei quali 108 con decorrenza immediata, punti di destinazione liberi nei rispettivi territori, voli in code sharing domestico su tutti i collegamenti nel territorio dell'altra nazione, possibilità di servire con lo stesso volo più scali dell'altro paese ad eccezione delle principali rotte (Pechino-Shanghai, Pechino-Guangzhou e Shanghai-Guangzhou) per i vettori italiani.

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