Corea del Nord: quella delle riforme è una strada in salita

Ecco cosa Kim Jong-un deve imparare da Xi Jinping per gestire la transizione senza perdere il controllo

Kim Jong-Un e sua moglie Ri Sol-Ju

Il leader nordcoreano Kim Jong-Un e sua moglie Ri Sol-Ju visitano la scuola rivoluzionaria Mangyongdae a Pyongyang, 2 marzo 2017. – Credits: STR/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Dopo lo storico incontro tra Kim Jong-un e Donald Trump a Singapore, mentre il Segretario di Stato Mike Pompeo è volato in Corea del Sud per confrontarsi con gli interlocutori coreani e giapponesi sul da farsi, il giovane leader nordcoreano è tornato in Cina per condividere le sue impressioni sul meeting direttamente Xi Jinping. Se a Seul si è parlato prevalentemente di denuclearizzazione, a Pechino si è discusso soprattutto di economia.

Sicurezza e benessere

"Indipendentemente da come cambieranno gli equilibri regionali e internazionali sul piano della sicurezza", Pechino continuerà a sostenere gli sforzi della Corea del Nord per migliorare il suo assetto economico, ha assicurato Xi Jinping.

Il sostegno economico americano

Dal punto di vista degli Stati Uniti, la posizione di facciata resta quella di una denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile. Tuttavia, a Singapore questa condizione è stata trasformata da elemento essenziale per procedere al progressivo allentamento delle sanzioni in un qualcosa che assomiglia di più alla "doppia strategia" di cui hanno sempre parlato i cinesi. Ovvero più Kim Jong-un dimostra la sua determinazione a smantellare, nel lungo periodo, il suo arsenale, più potrà ricevere aiuti economici dall'esterno. E infatti è possibile che Pyongyang e Washington abbiano già cominciato a trattare su alcuni investimenti.

Perché la Corea ha bisogno della Cina

I capitali americani, però, non basteranno a rassicurare Kim Jong-un. E non tanto perché quest'ultimo forse non si fida al 100 per cento della controparte americana, quanto perché sa bene che lasciando il destino economico nelle mani di americani, ma anche di coreani del sud o giapponesi, corre il rischio di perdere il controllo sulla nazione.Da qui la necessità di farsi guidare dalla Cina, che da questo punto di vista ha moltissima esperienza.

Economia di mercato e Partito unico

L'unica formula che Kim Jong-un potrebbe essere disposto a tollerare è quella di un'economia sempre più aperta ma controllata in tutto e per tutto dal Partito. Proprio come ha fatto la Cina. Quello che però il giovane dittatore nordcoreano vorrebbe risparmiarsi è una battuta d'arresto "alla Tiananmen". 

All'interno del Partito comunista cinese, gli scontri dell'89 non vengono ricordati soltanto come un momento in cui i cinesi sono scesi in piazza sfidando il regime per chiedere maggiore libertà e diritti, ma anche come la grande battuta d'arresto del progetto riformatore di Deng Xiaoping. I conservatori all'inizio degli anni '80 lo avevano avvertito: riformare l'economia significava rendere il paese vulnerabile agli "spiriti maligni" che regnano indisturbati in Occidente, e prima o poi gli effetti di questo inquinamento delle idee si sarebbero fatti sentire. E così è successo. Deng Xiaping dopo Tiananmen venne parzialmente emarginato, i conservatori recuperarono terreno, e solo nel 1992, con quello che è passato alla storia come il grande "viaggio a Sud" Deng recuperò il suo consenso e le riforme economiche vennero rimesse in pista.

Ebbene: questo scenario terrorizza Kim Jong-un, che quindi si è riavvicinato a Xi Jinping per capire meglio come l'attuale Presidente cinese stia riuscendo a mettere d'accordo riformatori e conservatori. Per riadattare la sua strategia al contesto coreano.

I fantasmi di Kim Jong-un

Per rilanciare l'economia interna, Kim deve far fronte a quattro sfide: non mettere mai in discussione le scelte fatte dal padre e dal nonno; emarginare i conservatori all'interno dell'élite; aiutare il paese a crescere evitando che i cittadini scoprano come si vive al di là del confine; ed impedire una colonizzazione di massa da parte delle aziende straniere.

Le prime due sfide sono le più facili da risolvere, facendo ricorso alla propaganda e a epurazioni mirate. Le altre due ben più complesse. Al punto da aver convinto Kim dell'utilità di chiedere aiuto alla Cina.

La strategia cinese per la Corea

Di certo la Corea potrebbe iniziare ad accogliere gli investimenti stranieri in zone economiche speciali, per essere in grado di gestire meglio l'impatto di queste iniziative sul paese e sulla popolazione. La Cina insegna come l'ingresso di capitali esteri vada ben monitorato non solo per quel che riguarda "l'inquinamento di valori", ma anche perché inevitabilmente crea corruzione. E Kim deve circondarsi di fedelissimi in grado di controllare al suo posto i movimenti dei gruppi stranieri in Corea.

Per quel che riguarda la vita quotidiana, invece, fino a quando la Corea del Nord riuscirà a rimanere isolata ogni passo avanti contribuirà a rafforzare la leadership, ma questa correlazione potrebbe saltare nel momento in cui sempre più nordcoreani capiranno come si vive all'estero. Come risolvere questo problema? Come sta facendo Xi in Cina: presentando Kim come l'unico uomo in grado di gestire questa difficile transizione, e dipingendo l'arretratezza nordcoreana come l'inevitabile conseguenza della politica di isolamento cui l'avevano condannata i loro nemici. Nemici che, grazie all'intelligenza e alla lungimiranza di Kim, sono oggi diventati amici.

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