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Spinta ai fondi pensioni per alleggerire l’Inps: nel 2026 come cambiano deduzioni, rendite e silenzio-assenso

Spinta ai fondi pensioni per alleggerire l’Inps: nel 2026 come cambiano deduzioni, rendite e silenzio-assenso

La riforma della previdenza complementare aumenta i vantaggi fiscali, introduce nuove uscite flessibili e fa scattare il silenzio-assenso per i neoassunti. Obiettivo: integrare assegni Inps sempre più leggeri

Nuovi incentivi fiscali, maggiore libertà nell’utilizzo del capitale accumulato e un meccanismo di adesione automatica per i neoassunti. Così nel 2026 vengono rafforzati (dalla Legge di Bilancio) i fondi pensione. Obiettivo? Da una parte la necessità di rafforzare il cosiddetto “secondo pilastro” previdenziale alleggerendo la pressione sul sistema pubblico gestito dall’Inps. Dall’altro dare ai cittadini, soprattutto quelli giovani, la possibilità di costruire una pensione integrativa in grado di compensare assegni futuri sempre più bassi. La previdenza complementare nasce proprio con l’obiettivo di colmare il divario tra ultimo stipendio e pensione pubblica Inps. Per questo le novità del 2026 puntano proprio a rendere più accessibili e convenienti fiscalmente i fondi pensione.

Fondi pensione 2026: aumenta la deducibilità dei contributi

La prima novità riguarda il vantaggio fiscale per chi versa in un fondo pensione. Dal 2026 il tetto massimo deducibile sale, infatti, da 5.164,57 euro a 5.300 euro all’anno. In concreto chi ha una forma di previdenza complementare potrà sottrarre dal proprio reddito imponibile una quota maggiore dei contributi versati, pagando così meno Irpef. Il beneficio varia in base al reddito. Chi ha redditi elevati può arrivare a recuperare oltre 2mila euro di tasse.  Restano invece esclusi dalla deduzione gli importi derivanti dal Tfr conferito al fondo. La nuova soglia dovrebbe essere valida già dal 1 gennaio 2026, nonostante per molte norme previdenziali sia prevista l’entrata in vigore dal 1 luglio. E chi ha iniziato a lavorare dopo il 2007 e non ha sfruttato pienamente il limite di deducibilità nei primi cinque anni potrà continuare a recuperare lo spazio fiscale inutilizzato nei vent’anni successivi, arrivando in alcuni casi a dedurre fino a 7.950 euro annui.

Più libertà in uscita: arrivano rendite flessibili e prelievi programmati

La grande novità riguarda poi il momento dell’uscita dal fondo pensione. Fino ad oggi il modello dominante era quello della rendita vitalizia, cioè una pensione integrativa erogata periodicamente per tutta la vita. Dal 2026, invece, ci sono tre alternative: rendita a durata definita; prelievi liberamente determinabili e erogazione frazionata del montante. Nel primo caso il pensionato potrà scegliere di ricevere il capitale accumulato nell’arco di un periodo prestabilito, ad esempio 10 o 15 anni. Con i prelievi liberi, invece, sarà possibile decidere autonomamente quanto ritirare nel tempo in base alle proprie esigenze economiche. L’erogazione frazionata consentirà infine di incassare il capitale in più tranche, lasciando la parte residua investita nel fondo pensione. Il cambiamento significa dare alle famiglie maggiore liquidità e più libertà nella gestione dei risparmi accumulati.

Come cambia la tassazione delle rendite dei fondi pensione nel 2026

Cambia anche il trattamento fiscale a seconda della modalità scelta. Per chi sceglie rendita a durata definita e prelievi liberi si applicherà il regime più vantaggioso: aliquota iniziale al 15% e riduzione progressiva fino al 9% in base agli anni di permanenza nel fondo.  Meno conveniente invece la tassazione prevista per l’erogazione frazionata del montante. Qui l’aliquota iniziale è del 20% e poi riduzione possibile fino al 15%.  Le nuove regole dovrebbero applicarsi ai montanti maturati dal 1 gennaio 2007, anno della grande riforma della previdenza complementare. Per le somme accumulate prima continueranno invece a valere le vecchie disposizioni.

Scatta il silenzio-assenso: cosa succede al Tfr dal 1° luglio 2026

Dal 1 luglio 2026 parte il nuovo sistema di silenzio-assenso per i neoassunti. Chi inizierà un nuovo lavoro avrà 60 giorni di tempo per decidere se: lasciare il Tfr in azienda o scegliere autonomamente un fondo pensione o aderire a una forma diversa di previdenza complementare.  Se il lavoratore non comunicherà alcuna scelta, il Tfr verrà automaticamente trasferito al fondo pensione negoziale previsto dal contratto collettivo di riferimento. Questo punta a aumentare il numero degli iscritti ai fondi pensione, ancora lontano dagli obiettivi fissati.

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