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Lintao Zhang/Getty Images
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Economia

Cina, tutte le opportunità del settore terziario

I servizi crescono a ritmi dell’8 per cento l’anno e dal terziario dipende il 50 per cento del Pil

Ultimamente si parla di Cina soprattutto in merito alla tenuta del suo mercato finanziario. Non si contano i report sulla presunta espansione "pericolosa" del credito cinese, che secondo gli analisti del Fondo Monetario Internazionale il governo farebbe bene a cercare di tenere sotto controllo. Come in effetti sta succedendo, visto che è stato il Governatore della Banca Centrale cinese in persona, Zhou Xiaochuan, ad annunciare l'intenzione di Pechino di approvare una stretta sul credito per tenere sotto controllo sia il mercato immobiliare sia gli speculatori sempre a caccia di investimenti eccessivamente rischiosi.

I punti di vista del Fondo Monetario e della Banca Mondiale

Problemi di credito e bolla immobiliare a parte, però, e sempre seguendo le raccomandazioni degli esperti del Fondo, la linea di Pechino sembrerebbe molto razionale, concentrata su "una crescita rallentata nel breve termine in grado di porre le basi per un'espansione più sostenibile nel medio termine".

Più ottimista la Banca Mondiale, che mantiene inalterate le prospettive di crescita per la Cina sia per il 2016 (6,7%) che per il 2017 (6,5%), e conferma come la Cina dovrebbe proseguire nelle misure per mantenere la crescita del debito sotto controllo e, nel lungo periodo, mantenere il suo impegno a riequilibrarsi verso una crescita trainata dai consumi interni invece che su un modello fondato soprattutto su investimenti e esportazioni.

Come cambia l'economia cinese

Mentre la Cina continua a cambiare, nella speranza di riuscire a identificare le riforme giuste che, una volta applicate, possano garantirle una crescita più lenta ma allo stesso tempo solida ed equilibrata, chi desidera fare affari con questo paese dovrebbe continuare a tenere d'occhio due indicatori: il tasso di sviluppo complessivo (e da questo punto di vista le stime di Banca Mondiale e FMI vanno lette con ottimismo), e quello aggregato per settori. Da questo punto di vista, non si può trascurare il fatto che i servizi stiano crescendo a ritmi dell'8 per cento l'anno, e considerando la sete di expertise del settore che esiste in Cina, tante aziende occidentali farebbero bene a cercare di riempire questo vuoto offrendo la propria assistenza.

Le opportunità del settore terziario

Come ricordato anche in un report recentemente pubblicato da Twai, think tank indipendente basato a Torino, il terziario in Cina non solo sta crescendo a ritmi rapidissimi, ma è arrivato addirittura a coprire più del 50 per cento del Pil nazionale.

Energie rinnovabili, assicurazioni, ristorazione, servizi finanziari, sanità, turismo, vendite online, consegne a domicilio, telecomunicazioni, sono solo alcuni dei settori destinati a mantenere per anni un livello di espansione a doppia cifra. Il governo ne è particolarmente contento, e infatti sta facendo il possibile per contribuire a questa rapida crescita rimuovendo tutte quelle barriere che frenano la competitività del mercato. Grazie a un incremento della trasparenza e a incentivi fiscali mirati, nel 2015 in Cina sono state create poco meno di 4 milioni di nuove società, e solo un quinto di queste aziende non si occupano di servizi. Secondo i dati elaborati da Bloomberg, il mondo del terziario, oggi, da lavoro in Cina a oltre 300 milioni di persone, un po' meno della metà della forza lavoro complessiva del paese. Considerando però i numeri di un paese che continua a crescere e la scarsa copertura che chi opera nei servizi può garantire a una nazione dalle dimensioni enormi, gli spazi per crescere e migliorare sono infiniti. E continueranno ad esserlo per diversi anni, ecco perché all'Occidente converrebbe approfittarne.

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