(Ansa)
Economia

Le frasi celebri di Carlo Bonomi, un «osso duro» alla guida di Confindustria

Ecco cosa diceva il nuovo numero 1 degli industriali su: Ilva, Fase 2, il Governo Conte uno e sul Conte due, il Reddito di Cittadinanza e l'Europa

Con l'arrivo di Carlo Bonomi ai vertici di Confindustria il mondo della politica si troverà ad affrontare un osso duro. Un imprenditore che in questi anni non le ha mandate a dire, criticando i governi senza distinzioni di colore parlando da una Milano che, pur ferita dalla crisi del coronavirus, resta un orgoglioso modello di successo. Già le prime parole del presidente designato, raccolte dal Sole 24 Ore, sono significativamente polemiche verso la politica: "Dobbiamo metterci immediatamente in condizioni operative tali per affrontare con massima chiarezza ed energia la sfida tremenda che è davanti a noi: continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavoli necessari rispetto ad una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento, che non ha idea della strada che deve percorrere il nostro Paese".

Bonomi, dal 2017 presidente di Assolombarda, l'associazione delle imprese che operano nelle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza, attualmente la più grande di tutto il sistema confindustriale, è stato designato giovedì 16 aprile presidente di Confindustria dal consiglio generale cui hanno preso parte tutti i 183 aventi diritto. Il risultato è stato di 123 voti contro i 60 raccolti dalla sfidante Licia Mattioli. L'elezione definitiva per il successore di Vincenzo Boccia avverrà durante l'assemblea degli industriali del 20 maggio. Con Bonomi la corona della presidenza della Confindustria torna in Lombardia: prima del salernitano Boccia presidente era stato il bergamasco Giorgio Squinzi.

Come recita il curriculum ufficiale pubblicato sul sito dell'Assolombarda, Bonomi è nato a Crema (Cremona) il 2 agosto 1966 ed è un imprenditore del settore biomedicale: presiede la Synopo che opera nel settore della strumentazione e dei consumabili per neurologia, e delle aziende manifatturiere da essa controllate: Sidam leader nella produzione di consumabili nella diagnostica per liquidi di contrasto, e BTC Medical Europe nella produzione di consumabili utilizzati in oncologia ed emorecupero post operatorio. È anche presidente di Ocean e Marsupium.

Prima di diventare numero uno di Assolombarda ha ricoperto diversi ruoli in ambito associativo: è stato vicepresidente di Assolombarda con delega a credito e finanza, fisco, organizzazione e sviluppo. Nel 2016 il Consiglio di presidenza di Confindustria l'ha nominato presidente del Gruppo tecnico per il fisco. È membro del Consiglio generale di Confindustria e del Consiglio di presidenza di Confindustria Lombardia. Dal luglio 2019 è presidente della Fondazione Assolombarda.

Ma al di là delle cariche, per cercare di capire come sarà la Confindustria targata Bonomi conviene rileggere le dichiarazioni e le interviste rilasciate negli ultimi anni dall'imprenditore. Dalle quali si intuisce che lo stile sarà più deciso e "milanese" di quello di Boccia. Ci proviamo attraverso una serie di parole-chiave.

Europa

"Si avvicinano le elezioni europee. È un appuntamento troppo importante perché le imprese rinuncino a ricordare nel confronto pubblico il patrimonio straordinario di idee e valori che la dimensione europea per noi rappresenta". (Il Foglio - 23 aprile 2019)

Reddito di cittadinanza e Quota 100

"Il governo diceva che Reddito di cittadinanza e Quota 100 avrebbero fatto ripartire i consumi. Non ha funzionato. Istat spiega che il passaggio del Pil al territorio positivo è stato ottenuto grazie alla domanda estera. Se vogliamo ripartire davvero, analizziamo con obiettività l'effetto delle misure". (Corriere della Sera - 1 maggio 2019)

Governo Lega-M5S

"Peccato che dal decreto Dignità in poi l'esecutivo giallo-verde non abbia perso occasione per attaccare il mondo del dell'impresa. Abbiamo visto susseguirsi una serie di provvedimenti animati da uno spirito anti-industriale. Ma adesso con i casi Ilva e Atlantia abbiamo superato il segno. Diciamo basta a questo atteggiamento nei confronti dell'industria. Basta attacchi: chiediamo rispetto". (Corriere della Sera - 29 giugno 2019)

Governo Pd-M5s

«Plastic tax, sugar tax, la botta sulle auto aziendali, la storia senza fine dell'Alitalia, la crisi dell'Ilva... Ogni giorno c'è una sorpresa. Ma la costante è la totale ignoranza della situazione generale dell'economia, delle necessità delle imprese e degli effetti che provvedimenti avventati produrranno sull'Italia e le sue fragili prospettive di crescita». (La Repubblica - 9 novembre 2019)

Milano

"Milano è una città globale e uno dei motori dell'Europa. È diventata nel tempo sempre più attrattiva, ma per continuare a crescere e per continuare a essere traino del Paese deve lavorare in sinergia con tutti gli altri territori. Milano da sola non ce la può fare".(Milano Finanza - 16 novembre 2019)

Cozze e acciaio

"Questo paese vuole ancora continuare a produrre acciaio o vuole produrre cozze? Questo è veramente dirimente. Se vogliamo produrre acciaio, e io credo che questo paese abbia bisogno dell'acciaio, capiamo come. L'Italia non è più realista. È un paese che sta ragionando di cose che non esistono e non guardiamo alla realtà dei fatti. Vi faccio alcuni esempi. Si sta discutendo se è giusto o no rivedere il business plan che era all'origine del contratto firmato da Mittal. Ma il mondo è cambiato in questo anno, ve ne siete resi conto? I numeri non stanno più in piedi. La questione non è se Mittal fa il furbo. Qui si tratta di vedere cosa sta succedendo nel mondo. È questa la discussione su cui vorrei stare". Il governo deve per forza venirne fuori. Ha creato il problema e lo deve risolvere". (Il Foglio - 5 dicembre 2019)

Governo Conte 2

"C'è un fil rouge che lega l'attuale governo con quello precedente ed è la forte ostilità nei confronti dell'industria. Il Conte 2 sembrava nato in un clima positivo (dall'atteggiamento costruttivo nei confronti dei corpi intermedi allo spirito europeista) e in un contesto favorevole di spread in discesa eppure finora la musica non è cambiata: tanti annunci, ma fatti zero o quasi". (Avvenire - 12 dicembre 2019)

Cuneo fiscale

"Quota 100 e le politiche attive sul lavoro del reddito di cittadinanza sono costati un'enormità per produrre effetti limitatissimi. Ecco perché la nostra proposta è quella di cancellare questi due provvedimenti e far confluire tutte le risorse disponibili, comprese quelle relative al bonus 80 euro, per un totale di 13-14 miliardi, per tagliare il cuneo fiscale tutto a favore dei lavoratori". (Avvenire - 12 dicembre 2019)

Mai visti né sentiti

"Siamo delusi da quei governi che ci chiedono collaborazione da gennaio a settembre, ma poi da ottobre all'ultimo giorno di dicembre affannosamente scrivono leggi di bilancio anteponendo tutt'altri obiettivi rispetto alla crescita di imprese e lavoro, come se non ci avessero mai visti né sentiti". (intervento del 12 febbraio 2020)

Nazionalismi

"Per noi imprenditori, che ci misuriamo sui mercati e nel mondo, l'Italia non è il luogo in cui ci si riconosce solo tra simili, come vorrebbe una certa concezione di nazionalismo che non ci piace. Per noi è il luogo dove vivere e lavorare pensando a un futuro di crescita". (Intervento del 12 febbraio 2020)

Isteria regolatoria

"L'isteria e la schizofrenia regolatoria che la politica ci ha consegnato con ripetuti esempi quando si parla di industria è per il sistema produttivo fonte di una forte frustrazione". (Intervento del 12 febbraio 2020)

Untori

"Noto un certo sbandamento nelle decisioni sotto la pressione dell'opinione pubblica: si è passati dal tutto aperto al tutto chiuso. Ma le code agli skilift, le partite di calcio con i tifosi e i lungomare pieni non le aveva certo rivendicate Confindustria. Poi siamo passati alla chiusura totale. Avevamo anche fatto gli accordi con i sindacati. E ora ci vogliono fare passare da untori? A questo gioco non ci sto. Proteggere i lavoratori è diverso dal voler guadagnare il consenso politico dentro gli stabilimenti».

(Il Giornale - 24 marzo 2020)

Fase 2

«La nostra sensazione è che non ci sia una visione su come affrontare la cosiddetta fase 2. Molto più facile trincerarsi dietro un rassicurante "stiamo tutti a casa". Onestamente non abbiamo nemmeno ben capito chi stia contribuendo alle decisioni che saranno prese. I comitati tecnico-scientifici di riferimento sono addirittura due. Uno presso la presidenza del Consiglio e uno presso il ministero dell'Innovazione. Senza chiarezza su chi decide».

(Corriere della Sera – 9 aprile 2020)

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