Il crollo della Borsa, peggio che l'11 settembre
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Il crollo della Borsa, peggio che l'11 settembre
Economia

Il crollo della Borsa, peggio che l'11 settembre

Cosa c'è dietro la perdita da record (-16,9%) a Piazza Affari e quando ci riprendermo

Il cigno nero del Coronavirus ha colpito: la continua avanzata della pandemia, il classico evento imprevedibile che squassa la finanza, ha fatto registrare giovedì 12 marzo il peggiore ribasso nella storia di Piazza Affari con un -16,92%.

Una giornata nera, peggiore di quella successiva al referendum della Brexit (-12,48%), il crack di Lehman Brothers (-8,2%) e l'11 settembre (-7,5%).

Dai massimi del 19 febbraio il mercato azionario milanese ha perso oltre il 40%. Un po' meglio è andata negli Stati Uniti dove l'indice Dow Jones è scivolata del 26% rispetto ai record di febbraio.

Discese a capofitto giustificate da due motivi principali: il primo è che questa epidemia, come sottolinea Alessandro Fugnoli di Kairos nella sua newsletter, determina "la quasi certezza di una recessione di due trimestri in Europa e di un azzeramento della crescita, se non di una recessione, negli Stati Uniti". Il secondo è che prima o poi il più lungo rialzo della borsa doveva finire: "Ieri è stato decretato ufficialmente la fine del mercato Toro più lungo della storia" sottolineano gli analisti di Mps Capital Services.

La Banca centrale europea è intervenuta con decisione, con un piano di acquisti netti aggiuntivi di 120 miliardi di euro per il 2020, lanciando anche una nuova tranche di maxi-prestiti alle banche per fornire "immediato sostegno alla liquidità del sistema finanziario".

Negli Usa la Fed ha iniettato 1.500 miliardi di dollari sul mercato nel tentativo di evitare una contrazione e di facilitare il funzionamento del mercato dei Treasury Bond. Nonostante questi interventi, quasi sicuramente l'orso continuerà ancora per un po' a dare le sue zampate sul mercato, ma poi arriverà il recupero. Quando? Naturalmente è impossibile dare una risposta.

Possiamo solo andare a vedere che cosa è successo in situazione simili. Nel caso della bolla dei titoli internet, scoppiata nel 2000, l'indice Nasdaq perse nel giro di due anni, dai massimi del 10 marzo 2000 ai minimi del 20 settembre del 2002, il 75,8% del suo valore. E ci ha messo 13 anni per recuperare il terreno perduto.

Nel caso del crisi dei mutui subprime del 2008 con il fallimento della Lehman la borsa di New York lasciò sul terreno il 56,24%. Dopo 5 anni l'indice aveva riguadagnato tutto. Secondo uno studio della Morgan Stanley, dal 1988 al 2015 i ribassi di borsa a livello globale di ampiezza pari o superiore al 5% hanno una durata di 67 giorni. Cali di borsa superiori al 10% durano circa 170 giorni. Quelli superiori al 15% durano 255 giorni. E infine discese superiori al 20% ci mettono 465 giorni per recuperare, cioè un anno e poco più di tre mesi. Sarà così anche in questo caso? Oppure la reazione del presidente Trump sarà tanto decisa da salvare rapidamente la borsa per garantirsi la rielezione? Incrociamo le dita.

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