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Banca Carige: i dubbi sull'aumento di capitale, spiegati bene

Perché la Consob sospende le quotazioni dell'istituto per esigenze di trasparenza sull'operazione da 560 milioni di euro

Si fa sempre più intricata e rischiosa la situazione di Banca Carige, l’istituto di credito i cui titoli sono stati formalmente sospesi da qualsiasi contrattazione con un una delibera della Consob che lascia poco spazio alle interpretazioni su quella che dovrebbe essere l’attuale situazione in seno alla stessa banca ligure.

“È disposta la sospensione dalle negoziazioni dei titoli emessi o garantiti da Banca Carige” scrive infatti la Consob nel proprio Bollettino informativo odierno, in quanto “l'attuale contesto informativo non garantisce la trasparenza, l'ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori, in ragione dell'incertezza in merito all'operazione di aumento di capitale”.

Ed è proprio sulla realizzazione del citato aumento di capitale, che per il momento è finito in stand by, che si sta giocando la partita sul futuro di una delle banche più antiche d’Italia, che però negli ultimi 5 anni ha buttato al vento 4 miliardi di capitalizzazione, con azioni che ancora nel 2013 valevano 11 euro, e che oggi invece sono crollate a quota 14 centesimi.

Aumento di capitale: diffidenze reciproche

La situazione di Banca Carige è precipitata in queste ultime ore, dopo che il consiglio di amministrazione, guidato dall’ad Paolo Fiorentino, ha ufficializzato che l’annunciato aumento di capitale da 560 milioni di euro, che doveva servire a risollevare le sorti dell’istituto di credito ligure, era in sostanza saltato.

Le ragioni di questo inatteso e drammatico stop, sono da ricercare nello scontro che si è accesso tra Vittorio Malacalza, azionista di rifermento di Carige con il 17,6% delle azioni, e il consorzio di banche che dovrebbe garantire l’aumento di capitale formato da Barclays, Deutsche Bank e Credit Suisse.

Pare infatti che ai tre citati istituti di credito non siano bastate le rassicurazioni di Malacalza circa la sua effettiva intenzione di sostenere finanziariamente l’aumento di capitale in questione. Malacalza aveva infatti parlato di “attitudine di sostegno”, un’espressione che a quanto pare non ha convinto fino in fondo le banche del consorzio, che chiedevano invece un preciso impegno scritto.

Una presa di posizione quest’ultima che a sua volta è stata contestata con forza dallo stesso Malacalza, che ha tenuto a precisare che la propria disponibilità non poteva certo “tradursi in una impropria supplenza della funzione” del consorzio stesso.

Insomma, una situazione di stallo, che in un qualche modo bisognerà ora sbloccare, pena la possibile e temuta risoluzione della banca stessa, per la quale a pagare sarebbero azionisti, obbligazionisti e correntisti che hanno conti superiori ai 100mila euro, come previsto dalla nuova direttiva europea sul salvataggio delle banche.

Il futuro di azionisti, clienti e dipendenti

A guardare con apprensione agli sviluppi della vicenda Carige sono dunque soprattutto i 56mila piccoli azionisti della banca, che vedono a rischio il proprio investimento. Ma anche i circa 5mila dipendenti e il milione di clienti, che ogni giorni si rivolgono ai 587 sportelli su cui l’istituto di credito ligure può contare a livello nazionale.

Intanto, per dimostrate la propria affidabilità, Malacalza ha reso noto di aver presentato già lo scorso 26 ottobre alla Bce, la richiesta di essere autorizzato a salire al 28% dell'istituto. Da parte loro, le banche del consorzio attendono gli esiti dell’attività di mediazione intrapresa in queste ore dall’ad di Carige Fiorentino.

Come ultima opzione, si potrebbe poi pensare a un intervento di subentro, al posto del consorzio di banche, del Tesoro italiano, come già accaduto con il Monte dei Paschi. Un’operazione per la quale però ci vorrebbe il via libera da parte della Banca centrale europea.

Quest’ultima da parte sua, per il momento, resta però ferma sulla richiesta di ricapitalizzazione da 560 milioni di euro, con un percorso che dovrebbe iniziare il prossimo 20 novembre per concludersi il 31 dicembre. Staremo a vedere dunque se in questi ultimi giorni prima del programmato avvio dell’iter di ricapitalizzazione, si riusciranno ad appianare i contrasti tra Malacalza e il consorzio di banche, ridando così una prospettiva a Carige.

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