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Alitalia, il prestito ponte: come funziona

Quanti soldi metterà lo Stato, quando dovrà essere restituito e perchè la Ue lo autorizzerà

Alitalia-management

Ilaria Molinari

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C'è una condizione essenziale per il salvataggio di Alitalia. E non è che al termine del commissariamento ormai obbligato qualcuno la compri. Prima ancora, è necessario che la Commissione Europea autorizzi lo Stato italiano ad erogare i 600 milioni di prestito ponte che servono alla compagnia per "sopravvivere" fino a ottobre, termine ultimo per l'attuazione del piano di salvataggio che il nuovo commissario straordinario dovrà preparare.


Perchè è importante
Il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha le idee chiare: il management di Alitalia-Ethiad ha "sbagliato moltissimo" ha detto senza nascondere le responsabilità di chi la compagnia aerea l'ha mal gestita finora. Allo stesso tempo si è detto in linea con il Governo "contrario alla nazionalizzazione". Dunque il commissariamento volto alla vendita in toto come priorità o, in seconda battuta, in parti separate della compagnia è l'unica ipotesi sul tavolo.

Ma nel mezzo c'è l'operazione che ha messo a punto: occuparsi di fare in modo che Alitalia sia in grado di continuare ad operare in perfetto funzionamento fino a quando il piano industriale del commissario straordinario non verrà presentato e approvato. Per fare questo serve un prestito ponte dello Stato alla compagnia, da restituire una volta definito il suo futuro. Dunque, l'erogazione dei 600 milioni di euro necessari alla continuità aziendale, è essenziale.

"Il Governo ha escluso la nazionalizzazione di Alitalia e credo che i cittadini, che hanno pagato 7,5 miliardi, più questo prestito ponte, quindi 8 miliardi" per Alitalia, "sono molto attenti a come vengono usati i loro soldi e dobbiamo essere noi molto attenti a come vengono usati" ha detto Calenda a Radio Anch'io.

Come funziona
Le regole dell'Unione Europea prevedono che un governo possa aiutare un'azienda in crisi ma solo per 6 mesi, al termine dei quali l'azienda deve restituire l'importo ricevuto anche in caso di una sua completa ristrutturazione. I sei mesi dunque scadrebbero a novembre, qualora il prestito ponte venisse erogato entro maggio. Ci sono però due vincoli.

  • L'aiuto va comunque notificato alla Commissione Europea che deve approvarlo.
    Il parere favorevole della Commissione europea serve per un controllo preventivo sul fatto che alcuni Stati della UE sostengano in modo arbitrario e non controllato aziende della propria nazione (con quelli che vengono definiti "aiuti di Stato") a discapito di quanto avviene in altri paesi i cui governi non sono disposti a fare altrettanto.
  • Non è possibile emettere prestiti ad una stessa azienda in un periodo di tempo inferiore ai 10 anni.


Gli altri prestiti ponte ad Alitalia
Non è certo la prima volta che Alitalia riceve un aiuto di stato sotto forma di prestito ponte. Nel 2008, per esempio, in occasione della trasformazione della compagnia da Alitalia a Cai (Compagnia aerea italiana) con la creazione della bad company che tenne tutto il debito, lo Stato erogò 300 milioni.

Dal 2008 ad oggi non sono certo passati dieci anni e quindi si potrebbe obiettare che lo Stato italiano non potrebbe erogare un nuovo prestito stante quanto previsto dai regolamenti comunitari. E invece no. Il motivo è presto detto: il prestito ponte nel 2008 venne erogato alla società Alitalia che poi scomparve per rinascere con il nome di CAI: non solo un nuovo nome ma una nuova realtà giuridica. Dunque si ricomincia da capo e oggi non c'è nessun vincolo (se non politico) a dire no al nuovo prestito ponte per la "nuova" Alitalia.

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