Edoardo Frittoli

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Doveva servire per alleviare le nausee della gravidanza ed accompagnare le donne verso la gioia più grande, quella di diventare madri. Per molte puerpere che avevano assunto il Talidomide il parto si trasformerà in un terrificante incubo che condizionerà la vita di intere famiglie e soprattutto dei loro figli nati gravemente menomati.

Il farmaco causava infatti gravissime malformazioni fetali a carico degli arti superiori ed inferiori, note comunemente come "focomelia" per la somiglianza degli arti malformati con le zampe palmate delle foche. Non esistendo all'epoca l'ecografia, le malformazioni fetali non potevano in ogni caso essere diagnosticate. Nel cinquantesimo anniversario del processo alla casa farmaceutica Grunenthal, detentrice del brevetto del Talidomide, ripercorriamo la storia del più grave scandalo del XX secolo nel campo del mercato farmaceutico.

Gli inizi

La storia del Talidomide comincia alla metà degli anni '50 in Germania Ovest, quando l'azienda farmaceutica Grunenthal registrò il brevetto ventennale del Talidomide.

La società era nata nel 1946 durante l'occupazione alleata della Germania Occidentale e fece la propria fortuna quando cadde il veto degli occupanti alla produzione locale di penicillina, che la fabbrica di Stolberg (vicino al confine belga) aveva iniziato a commercializzare con grandi ricavi. La Grunenthal era uno spin-off di una piccola azienda di saponi la cui proprietà era pesantemente implicata con il nazismo e che negli anni trenta si era impossessata di stabilimenti di proprietà di imprenditori ebrei.

Nel 1945 la famiglia Wirtz assunse un gran numero di ex nazisti, tra i quali il Dottor Heinrich Muckter, già implicato negli esperimenti sugli ebrei polacchi del ghetto di Cracovia, il quale fu messo a capo della sperimentazione e della ricerca della Grunenthal. Con lui figuravano nell'organico aziendale altri due medici delle SS: Heinz Baumkotter e Ernst-Gunther Shenck. Dal 1960 al 1974 tra i vertici aziendali figurava Martin Stemmler, uno dei più accesi sostenitori della teoria dell'igiene razziale durante il nazismo.

1954-1957: la nascita del Contergan

Il Talidomide era un calmante ipnotico i cui studi iniziarono nel 1954 e proseguirono fino alla immissione sul mercato con il nome commerciale di Contergan avvenuta nel corso del 1957. Durante i tre anni di sviluppo del farmaco la Grunenthal condusse una sperimentazione clinica colpevolmente lacunosa, non testando mai il Talidomide su soggetti gravidi (sia animali che umani) e limitandosi solo in alcuni casi alla somministrazione a donne in allattamento.

Nonostante ciò il farmaco ebbe via libera, alla quale seguì un grande battage pubblicitario del calmante "non-tossico". Al momento dell'immissione sul mercato internazionale, l'azienda sottolineò con insistenza l'azione benefica del farmaco proprio come rimedio alle nausee in gravidanza. Il Contergan, venduto sotto diversi nomi commerciali, sarà diffuso in 47 paesi del mondo e diventerà in breve il best seller della casa farmaceutica tedesca.

Nessuno poteva all'epoca immaginare che la Grunenthal non fosse in possesso dell'evidenza clinica sulle donne in gravidanza riguardo ai possibili danni collaterali del Talidomide, così il farmaco fu largamente utilizzato essendo per di più un medicinale da banco venduto senza obbligo di ricetta medica.

I primi sospetti sulla presunta tossicità del Contergan giunsero alla Grunenthal dai medici tedeschi, che avevano notato un effetto tossico a livello neurologico negli anziani che lo utilizzavano come sonnifero. Da lì a pochi mesi fu notata una crescita dell'incidenza di gravi malformazioni e di mortalità nei bambini nati dopo la commercializzazione del medicinale.

I report furono per lo più ignorati dai vertici della casa farmaceutica,  che al contrario iniziò una capillare campagna per rassicurare medici, farmacisti e popolazione sull'assoluta sicurezza del calmante.

1961-1968 dal ritiro, al processo, allo scandalo

Solamente nel 1960 durante un convegno di pediatria, il medico tedesco Widikund Lenz mise in relazione l'incremento dell'incidenza delle malformazioni con il farmaco, tema ripreso l'anno successivo dall'autorevole giornale di medicina britannico "Lancet" con un articolo molto dettagliato a firma del medico australiano William McBride. Il 26 novembre 1961 la Grunenthal annunciò il ritiro del Talidomide dal mercato internazionale.

Pochi giorni dopo il distributore britannico del farmaco tedesco annunciava l'azione legale nei confronti dell'azienda farmaceutica tedesca in nome delle famiglie del Regno Unito colpite dai danni causati dal Talidomide organizzando la prima class action.

In Germania il processo fu fissato per il maggio del 1968 and Alsdorf, poco lontano dalla fabbrica del Talidomide, dopo oltre 6 anni e mezzo di raccolta di prove e documentazione da parte degli inquirenti.

I capi d'accusa erano omicidio plurimo colposo nei casi di decesso per le gravissime malformazioni fetali; negligenza nei test clinici; lesioni e danni fisici plurimi e aggravati. Tra i principali imputati l'ex medico nazista Heinrich Muckter e il titolare della Grunenthal Hermann Wirtz. Quest'ultimo usò la scusa dell'età avanzata e della salute precaria per non presentarsi in aula, generando profondo sdegno nell'opinione pubblica mondiale che seguiva il caso dalle tv e dai giornali.

Ancora più scandalosi saranno gli esiti dell'iter processuale, terminato già nel 1970 con un compromesso tra la Corte tedesca e l'azienda: la Grunenthal avrebbe pagato risarcimenti per 100 milioni di Marchi (meno di 30 milioni di dollari) mentre ai responsabili non fu inflitto neppure un giorno di reclusione. Inoltre la sentenza conteneva un'ulteriore beffa per le famiglie colpite dagli effetti del Talidomide: una clausola che impediva a queste ultime di intentare nuovamente causa dopo il risarcimento.

La Grunenthal della famiglia Wirtz non ci mise molto a riaversi dal pagamento e dal danno d'immagine, ritornando ad essere una delle principali aziende farmaceutiche europee.

I danni del Talidomide

Si è calcolato che negli anni della sua commercializzazione, il Talidomide abbia causato decine di migliaia di aborti e di decessi post-partum. Su 10.000 bambini nati con gravi malformazioni, ne sono sopravvissuti circa 5,000 menomati negli arti superiori e inferiori, ad oggi raggruppati nelle varie associazioni nazionali delle vittime del farmaco (In Italia è attiva la V.I.T.A. - Associazione Vittime Italiane Talidomide).

Nel 1973 vengono liquidati 429 bambini britannici con ulteriori 20 milioni di sterline, poi il silenzio fino al terzo millennio. Nonostante la gravità delle conseguenze, per decenni la famiglia Wirtz (tuttora nel consiglio di amministrazione della Grunenthal) è stata inserita nelle 50 famiglie più ricche della Germania.

Le scuse tardive (2012)

Terminati i risarcimenti stabiliti dalla giustizia tedesca, il peso dell'assistenza passò interamente ai rispettivi Stati di residenza delle vittime del farmaco. Soltanto per l'iniziativa di una di loro, l'australiana Lynette Rowe, la Diageo (erede del distributore locale del Talidomide negli anni '60) fu costretta ad accordare un risarcimento milionario. E'il 2012 quando l'amministratore delegato di Grunenthal Harald Stock porge le scuse ufficiali all'audience costituita dalle vittime del farmaco inaugurando una statua commemorativa.

Il Talidomide oggi

Nonostante gli incalcolabili danni causati, il Talidomide è stato impiegato efficacemente nella cura della lebbra, ed oggi è utilizzato in campo oncologico per le proprietà di contrasto del mieloma multiplo.

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