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Ora basta con le due opposte verità su Ustica

A quasi 39 anni dalla strage, la giustizia penale è certa che si trattò di una bomba, mentre quella civile crede al missile. Un saggio fa chiarezza

STRAGE DI USTICA

Trentanove anni sono trascorsi dal 27 giugno 1980: e forse 39 anni dovrebbero bastare, per ottenere la verità, o almeno per ottenere una sola versione accreditata (e credibile) dei fatti. E invece, nel triste anniversario della strage di Ustica, con i suoi 81 poveri morti, continua l’oscena danza macabra di due opposte verità giudiziarie: ufficiali ma contrastanti.

A descrivere la storia, con serietà e studio approfondito dei documenti, ora c’è anche un saggio: ''Ustica i fatti e le fake news" di Franco Bonazzi e Francesco Farinelli. Il saggio (Logisma editore, 368 pagine, 16 euro) conferma gli esiti della sentenza penale, definitiva e inoppugnabile, del 2006. Frutto di una lunga istruttoria, di un processo durato 272 udienze con oltre 4mila testimoni, e di 11 perizie affidate a tecnici di primissimo piano, quella sentenza della Cassazione stabilisce in modo certo che il 27 giugno 1980 il Dc9 dell’Itavia, precipitato nel Tirreno lungo la rotta Bologna-Palermo, non cadde per colpa di un missile ma per una bomba. Alla fine di un procedimento che aveva messo insieme quasi 2 milioni di pagine d’istruttoria, con quella decisione di 13 anni fa i supremi giudici hanno assolto dall’accusa di depistaggio i generali dell’Aeronautica militare italiana.

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Indifferente alle certezze della giustizia penale, esiste però un opposto labirinto di processi in sede civile che ha avvalorato la tesi del missile. Tra le ultime, compare una sentenza della Cassazione del giugno 2017 che ha condannato lo Stato a risarcire con altri 55 milioni di euro i familiari delle 81 vittime. I magistrati della Cassazione civile si sono convinti (a dire il vero con incertezze) che l’incidente del volo Itavia si verificò “a causa dell’operazione di intercettamento realizzata da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente a esso, di un velivolo militare nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, e quale diretta conseguenza dell’ esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l'aereo nascosto, oppure quale conseguenza di una quasi-collisione verificati tra l’aereo nascosto e il Dc9”.

Uno dei motivi di questa assurda giustizia bifronte va cercato negli effetti risarcitori delle due sentenze: se la causa riconosciuta della strage è la bomba, la responsabilità di non avere vigilato sulla sicurezza dell'aereo ricade sull'Itavia (fallita); se è un missile, invece, la responsabilità cade tutta sullo Stato italiano, che avrebbe dovuto prevenire ed evitare l'evento. E da tempo lo Stato si è fatto carico dei risarcimenti: nel 2004 i 141 familiari superstiti hanno ottenuto un vitalizio di 1.864 euro netti mensili rivalutabili, per un totale di altri 31 milioni al 31 dicembre 2014. Si stima che lo Stato spenda circa 4 milioni di euro l’anno in vitalizi.

Ora il saggio di Bonazzi e Farinelli cerca di distinguere il vero dal falso, e vuol fare giustizia anche della mitizzazione di tante verità senza alcuna prova. È un saggio coraggioso, perché cerca di separare i fatti dalle false notizie attraverso una doviziosa analisi delle fonti e dei documenti maturati in ambito politico, in quello giudiziario e in quello tecnico-scientifico.
Ma intanto all’assurdità della giustizia bifronte si è aggiunto un altro capitolo assurdo, se possibile ancora più grave e politicamente rilevante. Nella scorsa legislatura, i parlamentari della commissione d’inchiesta sul caso Moro avevano scoperto l’esistenza di documenti segreti dai quali emergerebbe con chiarezza la possibilità di un coinvolgimento diretto del terrorismo palestinese nella caduta dell’aereo. Secondo quei documenti, insomma, a far cadere il Dc9 sarebbe stata una bomba che il Fronte di liberazione della Palestina avrebbe piazzato sull’aereo come mostruosa ritorsione per l’arresto di alcuni suoi militanti in Italia.
Perché non scavare in quella verità alternativa? L’ex senatore e ministro Carlo Giovanardi ha più volte chiesto al governo di togliere il vincolo del segreto di Stato da quelle carte, senza mai ottenere risposta. "È davvero assurdo e vergognoso che le nostre istituzioni continuino a parlare del dovere di ricercare la verità su Ustica " dice Giovanardi “quando il primo a nasconderla è proprio il governo italiano".

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