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"Le amiche che non ho più", un libro sul femminicidio

Roberta Ragusa, Federica Giacomini e Lucia Manca: tre storie raccontate dalla giornalista Francesca Carollo

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Una manifestazione per Roberta Ragusa – Credits: Ansa

Nel 1992 a Ciudad Juarez, cittadina al confine tra Messico e Stati Uniti, più di 4.500 donne sparirono misteriosamente. Di queste, oltre 650 furono stuprate, torturate, uccise e infine abbandonate ai margini del deserto. In tutto questo le istituzioni messicane sessiste e machiste fecero di tutto per nascondere l’orribile vicenda. Questa è la genesi di quell’orrendo crimine chiamato femminicidio che oggi, a distanza di oltre 20 anni si è esteso come una piovra con i suoi tentacoli in tutto il mondo.

La giornalista Francesca Carollo, inviata della trasmissione Quarto Grado, ha deciso di raccontare tre storie italiane che lei stessa ha seguito durante il programma televisivo.

Le amiche che non ho più, questo il titolo del libro inchiesta (Tullio Pironti editore), narra le tragedie di Roberta Ragusa, Federica Giacomini e Lucia Manca. Tre donne di cui si è parlato molto sui giornali o in televisione, ma che sono rappresentative di tante altre come loro che non hanno ricevuto la stessa attenzione da parte dei media. Sono numerosissime, infatti, le donne che all’improvviso scompaiono misteriosamente, sottraendosi all’abitudine quotidiana, all’affetto di quelle persone che avrebbero dovute proteggerle e che invece si sono trasformate nei loro carnefici.

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La copertina del libro di Francesca Carollo

Le tre involontarie protagoniste del libro e della loro tragedia personale, avevano tre vite completamente diverse, Lucia era una impiegata di banca, Federica era una pornodiva e Roberta mamma e moglie. Tre storie che sarebbero rimaste nell’anonimato più assoluto se non fosse che si sarebbero trovate accomunate in un unico finale tragico. La morte. 

“Ho scritto questo libro non per accusare qualcuno, ma per tentare di proteggere qualcuno – precisa l’autrice – perché le donne si ricordino di tenere sempre gli occhi ben aperti quando qualcosa non va con i loro mariti, con i loro compagni, o più semplicemente perché sappiano vigilare”.

La Carollo svolge il suo compito di giornalista d’inchiesta seguendo i fatti senza tralasciare quei particolari che spesso portano alla verità, allo stesso tempo racconta anche le persone, le loro storie e tutto quel campionario umano straordinario che si incontra in ogni drammatica vicenda.

L’antropologa messicana Marcela Lagarde, teorica del femminicidio, avverte come questa è "la forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia".

Importante nel libro della Carollo è anche la postfazione del Generale dei Carabinieri Luciano Garofano che spiega, attraverso un decalogo dettagliato, cosa fare in caso di scomparsa, improvvisa e misteriosa, di una persona cara e come non farci trovare impreparati a ogni genere di ipotesi. Anche a quella più estrema come il femminicidio.

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