Beatles Vs Stones
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Beatles Vs Stones

Storia di una rivalità che ha fatto la storia della musica. Nel libro di John McMillian

Parlare dei Beatles e dei Rolling Stones è un po' come raccontare di qualcuno di famiglia: la loro musica ha fatto da colonna sonora per intere generazioni, che non hanno mai smesso di ascoltare quei brani, ormai così famigliari da fare parte - quasi - del proprio dna. Basta un titolo che subito le note si compongono nella mente a formare quel preciso motivo musicale, insieme a tutte le immagini dei fatti accaduti durante i diversi ascolti.

Però. Però in realtà c'è ancora molto da scoprire. E di quegli anni in cui amare i Beatles o i Rolling Stones era una scelta di campo, racconta John McMillian in Beatles Vs Stones, appena uscito per Laterza. Se è vero che nell'Inghilterra del 1963 i Fab Four "rappresentarono un ricostituente straordinario per una società finalmente pronta a sbarazzarsi delle ultime vestigia del ritegno di epoca vittoriana" e che gli Stones facevano la parte dei cattivi ragazzi, è anche vero che parte di questa rivalità venne creata a tavolino per confezionare un prodotto a misura di grande pubblico. "Sotto certi punti di vista, i Beatles e i Rolling Stones non potevano fare a meno di comportarsi come due band rivali", scrive l'autore, "Ma sono proprio le loro caratteristiche contrapposte, largamente conosciute e comprese, che rendono irresistibile il confronto". Il libro è una raccolta di episodi e di storia che tratteggia l'amore-odio tra le due band. Da gustare, soprattutto se si appartiene a quella schiera di lettori che non possono fare a meno di entrambi.

Estate 1968. Mick Jagger prese parte a una festa di compleanno in suo onore al Vesuvio Club, un locale molto alla moda. Aveva portato un regalo speciale agli invitati: l'anteprima di Beggars Banquet che stava per essere pubblicato: in un attimo, le piste da ballo si riempirono. Solo che sul più bello, Paul McCartney, che passava di lì, diede a Tony Sanchez, uno dei proprietari del Vesuvio, una copia del singolo con Hey Jude e Revolution, anche questo di imminente pubblicazione. L'efetto fu devastante. Come ricorda Sanchez; "Il lento ritmo di Hey jude riempì il locale" e la folla chiese a gran voce ripetuti bis di una canzone lunga oltre sette minuti. La scena era dei Fab Four...

La costruzione di un'immagine, circa 1963. Il fotografo David Bailey racconta: "Pensavo ai Beatles come a una boy band, un gruppo decisamente prefabbricato quando fece il suo esordio (...) e, personalmente, non trovavo così interessanti parole come I want to hold your hand". Virginia Ironside, allora giornalista del Daily Mail, dice: "Avevo delle riserve sui Beatles, con quei loro completini e quel caschetto lezioso. Non erano abbastanza rivoluzionari. Gli Stones erano molto più interessanti e sinceri"... Ma, secondo McMillian, questa contrapposizione ha troppi punti deboli: "l'altezzosità bohemien coltivata dagli Stones era artefatta quanto l'immagine scanzonata e ottimista proiettata dai Beatles".

Stati Uniti. Che la diatriba Beatles vs Stones fosse così viva e popolare in Inghilterra, non era garanzia che lo sarebbe stato anche negli Stati Uniti. Sostanzialmente, oltre oceano i due gruppi venivano messi sullo stesso piano. Oppure, i giornalisti ripetavano quello che riportavano i giornali britannici sulle loro vicissitudini. Ma le prime conferenze stampa degli Stones in America vennero quasi monopolizzate dalle domande sul quartetto di Liverpool. Con situazioni dal tocco comico, come questa:

Giornalista: Come vi paragonate rispetto ai Beatles?

Mick Jagger: Non so, lei come ci paragona ai Beatles?

Giornalista: Provo a spiegarmi meglio: vi considerate più bravi di loro?

Jagger: A fare cosa? Mica siamo lo stesso gruppo: noi facciamo quello che vogliamo fare noi e loro fanno quello che vogliono fare loro. Non ha senso fare un paragone.

Giornalista: Ma a suo parere, voi fate quello che voi volete fare meglio di come loro fanno quello che loro vogliono fare?

Jagger: Eh...

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John McMillian, Beatles vs Stones, Laterza, 20 euro


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