Ilaria Molinari

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C'è un libro che chiunque ami l'arte contemporanea in generale e le opere dell'artista bulgaro Christo in particolare non può non leggere: "Trasformazioni: l'arte nascosta di Christo e Jeanne-Claude" (Ed. Informant) di Zornitza Kratchmarova, giornalista bulgara (ha lavorato anche per Panorama) che l'artista lo ha conosciuto, studiato, vissuto. E da cui si è fatta affascinare al punto da avere la curiosità di scoprirlo fino in fondo attraverso i racconti di maestranze, professionisti, amicizie che lo hanno accompagnato nel suo percorso.

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Il risultato è un viaggio tra le sue opere più importanti, tra i motivi che le hanno ispirate, gli aneddoti, le storie che si nascondono dietro la loro realizzazione, le centinaia di ore di lavoro necessarie, la lotta contro chi diceva "no" alla messa in opera, gli anni (i decenni) di progettazione.

Alla fine si impara a conoscere meglio questo bulgaro dal nome così "mistico" e altisonante, capelli spettinati, occhiali da scienziato. E diventa per forza di cose simpatico. Genio dell'immaginazione, progettista senza tempo, sensibilità superiore. E due grandi amori: la sua compagna Jeanne-Claude, morta nel 1999 ma sempre presente (erano nati lo stesso giorno dello stesso mese dello stesso anno, il 13 giugno del 1935... "Io e Jeanne-Claude... noi... i Christos..." lo si sente sempre ripetere) e la libertà (più in fondo scoprirete perché).

Nel giorno dell'addio a The Floating Piers, dunque, l'installazione che ha consentito a migliaia di persone di "camminare sulle acque" del Lago di Iseo, resta l'illusione (o, se preferite, la magia) di essere stati protagonisti direttamente o indirettamente di un capolavoro dell'arte contemporanea: 3 chilometri di pontili galleggianti larghi 16 metri e alti 50 centimetri, che hanno collegato dal 18 giugno al 3 luglio Sulzano, Monte Isola e Isola di San Paolo.

Nel libro, in alcune intensissime pagine, la storia di chi quest'opera l'ha vista nascere, crescere, vivere. E molte, moltissime curiosità su Christo e il suo mondo. Qui ve ne indichiamo alcune.

1) Rio, Tokyo... Iseo
The Floating Piers non era destinato al Lago d'Iseo. Il primo progetto risale al 1970 ed era ideato per il Rio de la Plata a Buenos Aires (Argentina). Ma non arrivarono mai le autorizzazioni. Stessa cosa accadde a metà degli anni '90 quando la richiesta venne fatta al Giappone per la Tokyo Bay. Infine il Lago d'Iseo, dove in pochissimi giorni arrivarono tutti i "sì" necessari. "Se si pensa alla burocrazia italiana e alle lungaggini amministrative che ci collocano al 43esimo posto in termini di competitività al mondo, possiamo definirlo davvero un miracolo!" commenta Kratchmarova.

2) I Christos
Sul lago di Iseo hanno lavorato circa 700 persone per realizzare l'opera. Un numero ristretto di loro fa parte del team di fiducia dell'artista da sempre presente in tutta la sua storia. Vladimir, Wolfy, Jonathan, Josy e molti altri. Non sono solo nomi, sono "membri di una grande famiglia, i Christos" spiega la scrittrice "la chiamano proprio così, la loro famiglia allargata".

3) Il prezzo della libertà
Christo non ha una galleria d'arte di riferimento. Perchè non ne ha mai voluta una. "È quello che chiama il prezzo della libertà" spiega Kratchmarova. "Lui è il mercato di se stesso, l'agente di se stesso, è collezionista di se stesso". Christo e la moglie hanno depositi in tutto il mondo in cui tengono bozzetti, schizzi, disegni, piccoli campioni dei materiali utilizzati che vendono a collezionisti a prezzi strabilianti decisi da loro stessi. Con il ricavato autofinanziano le opere come The Floating Piers, costata 15 milioni di dollari.

4) L'arte è libertà
Nessuno deve finire in prigione per causa dell'arte. Una massima che Christo pronunciò quando, realizzata l'opera monstre Valley Curtain a Rifle in Colorado, un esaltato per protesta tagliò un lembo di tessuto. Arrestato, fu portato in galera ma lo stesso artista ne chiese la scarcerazione. 

5) La politica fuori dall'arte... tranne in un caso
L'arte per Christo è arte. Nessuna interpretazione politica, nessun messaggio criptico. Solo inserimento nella natura, nell'esistente, nel reale. Sempre, tranne in un caso: Wrapped Reichstag. L'opera di impacchettamento del Reichstag a Berlino. "Chiunque sia cresciuto in Bulgaria ha stampato in mente il Reichstag e la figura di Georgi Dimitrov" racconta Kratchmarova. "In tutti i libri di storia si racconta di come nel 1933 l'edificio venne dato alle fiamme e si accusò del reato Dimitrov, ai tempi funzionario del Comintern, l'Internazionale Comunista. Ma nel processo che lo riguardò riuscì a dimostrare la sua innocenza e a spostare l'attenzione su un gruppo di nazisti, veri autori dell'incendio del loro stesso Parlamento". Come dire, ogni bulgaro se ne ricorda, sempre e comunque.

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