Edoardo Frittoli

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Quando il "Time" titolò "London: the swinging city" una delle copertine dell'inizio del 1966, le insegne variopinte di Carnaby Street avevano già fatto il giro del mondo.

Milioni di orecchie ascoltarono le note che erano nate lì. Siamo a Londra, alla metà degli anni sessanta. Le macerie della guerra, le lacrime e il sangue promessi da Churchill sono ormai solo un ricordo. E anche se la decolonizzazione britannica è cosa fatta all'inizio degli anni '60, Londra sarà ancora una volta capitale di un impero: quello dello stile. I suoi sudditi sono soprattutto i giovani del "baby boom", che negli anni ruggenti arrivano al 40% della popolazione.

A Londra poi, più che nel resto del Paese, il potere d'acquisto era cresciuto velocemente, innescando nuove possibilità orientate ad un consumismo che fino ad allora gli europei avevano potuto ammirare soltanto oltreoceano, quello dell'"american dream". Nel 1966 le polarità si invertirono e fu Londra a dettare moda in America. I Beatles avevano girato gli Stati Uniti tra i pianti isterici delle fan; Bob Dylan era stato a Londra nel 1965 a svolta elettrica avvenuta.

Il quartiere di Soho era il cuore pulsante della nuova linfa "brit", dove era sorto l'atelier di moda di Mary Quant che con il suo taglio di capelli a caschetto cambiò per sempre il look femminile inventandosi la minigonna.

A Carnaby Street nascevano i primi shop unisex, dalle insegne multicolor e costellati di elementi grafici innovativi. Il denominatore comune garantito dalla crescita del benessere giovanile era la libertà, che nel 1966 ancora si esprimeva nel suo aspetto più edonistico e di costume, ma che gettava le basi per una rottura generazionale che si consumerà appena due anni più tardi, nel 1968.

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