Edoardo Frittoli

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Alla fine del 1915, l'inverno sulle cime del fronte dolomitico congelò ogni attività offensiva di rilievo.

Il nuovo nemico a cui resistere era il gelo, che riuscì in diversi casi a mietere più vittime delle battaglie della prima estate di guerra. 

Nel settore delle Dolomiti gli Austriaci, pur in inferiorità numerica e tattica, erano riusciti a tenere saldamente la cima del Col Di Lana, rilievo strategico alto 2.452 metri nei pressi del passo Falzarego. Il giorno di Natale del 1915 iniziarono da parte degli Italiani i lavori di scavo per una galleria di mina che avrebbe dovuto raggiungere dale viscere della montagna le postazioni nemiche.

Gli uomini del Genio minatori iniziarono così lo scavo chiamato "galleria di S.Andrea". Gli Austriaci si accorsero del cantiere italiano osservando le operazioni dalla cima del Col di Lana ed iniziarono immediatamente lo scavo di una galleria di contromina.

I genieri del regio esercito sospesero momentaneamente i lavori per confondere le idee al nemico, scavando a loro volta una finta galleria nella quale fecero rumore con l'esplosione di numerosi petardi. I lavori finali della galleria italiana furono ripresi nella primavera del 1916, diretti dal Sottotenente volontario del 1°Reggimento Genio, l'ingegnere Gelasio Caetani di Sermoneta. Il 17 aprile 1916 furono introdotte nei fornelli di mina 5 tonnellate di gelatina esplosiva, trasportati dal 59° Fanteria della Brigata "Calabria".

Alle 23,12 veniva innescata elettricamente la carica, che pochi minuti dopo faceva brillare la mina nell'oscurità della notte.

Un boato assordante cambierà per sempre l'orografia del Col di Lana, creando un cratere lungo 40 metri e largo 25. I detriti furono scagliati in un raggio di oltre 400 metri, travolgendo le postazioni austriache della cima. Metà del contingente nemico muore schiacciato dalle oltre 10mila tonnellate di roccia ricadute dopo lo scoppio. Oltre 140 soldati imperialregi saranno presi prigionieri dagli italiani.

La conquista della cima del Col di Lana non ebbe l'importanza strategica sperata.

Gli Austriaci si ritireranno per poche centinaia di metri, continuando la logorante guerra di posizione dalla vetta del monte Sief, anticima del Col Di Lana. Fino alla ritirata degli italiani in seguito alla disfatta di Caporetto.

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