Edoardo Frittoli

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Gli americani avevano faticosamente espugnato la piccola isola di Iwo Jima alla fine del marzo 1945. Le isole giapponesi del pacifico erano considerate strategiche per i loro aeroporti, che avrebbero permesso alle fortezze volanti dell'USAAF e alla loro scorta di caccia di bombardare il territorio giapponese prima dell'assalto finale al cuore dell'Impero del Sol Levante.

L'isola di Okinawa, situata a 550 km a sud del Giappone, era la principale delle isole Ryukyu. A differenza di Iwo Jima, era densamente popolata da civili. Le sue coste erano estremamente frastagliate e caratterizzate da alte scogliere, spesso battute dalla pioggia monsonica. L'isola, prevalentemente collinare, era abitata nel 1940 da oltre 400mila sudditi dell'Impero giapponese, per la maggior parte contadini poveri. La popolazione rurale era concentrata soprattutto a sud, dove sorgevano anche gli aeroporti, obiettivo principale degli americani.

Okinawa era stata studiata a lungo dall'Intelligence USA. Tuttavia le informazioni sulle difese strategiche giapponesi erano state difficili da reperire e apparivano, all'inizio del 1945, incomplete. L'isolamento della zona aveva costretto gli americani a basarsi su informazioni disparate fornite principalmente dai prigionieri di guerra.  Le stime riguardo alla presenza militare nemica si attestavano attorno alle 66.000 unità compresa una divisione corazzata. Le piste degli aeroporti erano fortemente difese dal tiro antiaereo. Molte erano le bocche di fuoco dislocate tra gli anfratti del terreno sconnesso di Okinawa. 


OPERATION "ICEBERG"
I piani per l'invasione delle isole Ryukyu e principalmente delle strutture militari navali e aeronautiche di Okinawa, furono sviluppati dall'ottobre del 1944. La prima fase, e forse la più importante per la riuscita dell'operazione, riguardava la superiorità aerea. Era necessario quindi neutralizzare l'aviazione giapponese non solo sull'obiettivo, ma anche nelle basi aeree principali come quelle di Kyushu e Formosa. I bombardieri pesanti B-29 del XX e XXI Bomber Command iniziarono un martellamento senza sosta degli aeroporti in uso all'Aviazione imperiale giapponese. Tutte le forze della US Navy, comandate dall'Ammiraglio Nimitz, furono impiegate nell'operazione Iceberg. Le navi assicuravano, oltre al tiro d'artiglieria, la copertura antisommergibili. 

Alla testa della task force congiunta tra marina, aviazione ed esercito, fu assegnato l'Ammiraglio Raymond A. Spruance. Il coordinamento interforze era assolutamente necessario in quanto le operazioni di terra a Okinawa,isola di notevoli dimensioni, avrebbero resa necessaria un'operazione di terra molto più lunga che non a Iwo Jima, oltre al fatto che le Ryukyu si trovavano più vicine al Giappone e quindi più esposte al rischio di contrattacchi nemici. 

L'operazione di terra furono affidate alla 10a Armata USA, relativamente nuova in quanto costituita nel 1944. Tuttavia molti dei reparti che la costituivano avevano partecipato alle precedenti operazioni nel teatro di guerra del Pacifico. Come la 1a Divisione dei Marines, che si era distinta poco prima nella battaglia di Guadalcanal. Proprio i Marines portarono a termine la presa del piccolo arcipelago di Kerama, appena a sud di Okinawa in funzione strategica.


L-DAY: 1 APRILE 1945
Quando mancavano 8 giorni alla data dello sbarco a Okinawa (L-8)  i Marines, coperti dal tiro navale e dalle operazioni di bombardamento aereo, iniziarono l'operazione diversiva a sud dell'isola. Contemporaneamente cominciò il martellamento di Okinawa da parte della Marina, per neutralizzare almeno le difese nemiche note agli americani doppio le ricognizioni aeree. L'ora dello sbarco fu fissata per le 6 del mattino. Assieme al bombardamento navale si levarono in volo i cacciabombardieri portati dalle portaerei USA. Oltre agli obiettivi su Okinawa, i velivoli dell'USAAF fornirono protezione alle operazioni navali di sminamento. 

I giapponesi, a differenza per quanto accaduto poco prima ad Iwo Jima, moltiplicarono gli attacchi suicidi su ampia scala. La Marina americana dovette affrontare un attacco della Marina Imperiale condotta dalla nave da guerra più grande del mondo, la Yamato, ed altri 9 incrociatori. Fu la superiorità aerea degli americani ad avere ragione sull'attacco kamikaze, tanto che la Yamato non raggiungerà mai le coste di Okinawa, affondata dalle bombe dell'USAAF. Gli attacchi suicidi nipponici saranno tuttavia un leit motiv per tutta la durata della battaglia. 

Quando i primi Marines misero piede sulle spiagge settentrionali di Okinawa, era la domenica di Pasqua del 1945. Inizialmente lo sbarco fu uno dei più agevoli del conflitto, e in poco tempo gli americani riuscirono a prendere due degli aeroporti e parte del nord dell'isola, la meno difesa dai giapponesi. questi ultimi si arresero solo il 18 aprile, dopo essersi difesi sulla punta della penisola di Motobu, mentre  la 77a Divisione di fanteria prendeva la piccola isola a occidente di Okinawa, Ie-Shima (dotata di un piccolo campo di aviazione).

La parte meridionale di Okinawa era la più difesa. Inoltre tra il nord e il sud dell'isola vi era una strettoia che esponeva gli americani al tiro infernale dei giapponesi, appostati lungo le strade principali. Per passare, fu lanciata la più grande offensiva di fuoco del teatro di guerra del pacifico, con un'operazione congiunta tra esercito, marina e aviazione. Fu largamente utilizzato il napalm e tutte le armi a disposizione degli americani. Ma i giapponesi erano nascosti tra i burroni e i canali dell'area montagnosa di Okinawa.

Quando l'artiglieria americana taceva, uscivano fuori per sparare con i mortai. Neppure le divisioni corazzate ebbero ragione dello sbarramento nipponico. Molte furono le perdite americane in questa fase della battaglia. Soltanto a metà maggio gli americani, che nel frattempo avevano respinto una controffensiva dei corazzati giapponesi, riuscirono a catturare due alture importanti per spezzare lo sbarramento difensivo giapponese. Alla fine di maggio arrivarono le piogge monsoniche a rallentare le operazioni. Durante una delle tregue meteorologiche, gli americani furono in grado di assalire e conquistare una fortificazione giapponese, rischiando più volte di cadere vittima del fuoco amico dell'aviazione che colpiva senza sosta  lo Shuri Castle. Per i Giapponesi fu una dura sconfitta psicologica. Cominciarono la ritirata verso l'estremo tentativo di difesa nella penisola di Kiyan, dove oltre 30.000 militari dell'Esercito Imperiale si arroccarono, coinvolgendo gravemente la popolazione civile, che soffrì migliaia di vittime. Il 6° Marines attaccò all'inizio di giugno, e 4000 marinai nascosti nei tunnel si suicidarono. Il resto delle guarnigioni nipponiche si arrese il 21 giugno e due dei comandanti, Ushijima e Cho, si tolsero la vita col rito del Seppuku

Solamente il 7 settembre 1945, quando il Giappone si era ormai arreso, vi fu la cerimonia formare di resa dell'isola. 

Okinawa fu la battaglia più sanguinosa della guerra nel pacifico. Il pegno più alto fu pagato dai civili, con oltre 149mila morti. Seguivano i soldati dell'Imperatore, con 77mila vittime. Gli americani avevano lasciato sul campo di battaglia oltre 12.000 uomini. Altrettante furono le vittime nella US Navy, prevalentemente a causa di attacchi kamikaze.

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