Cinema

Whiplash, jazz e ossessione in un film da vedere: 5 cose da sapere

Candidato a cinque Oscar, rulla dentro come quelle bacchette che percuotono la batteria frenetiche, energiche, feroci

Whiplash

Simona Santoni

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Come quelle bacchette che percuotono la batteria frenetiche, energiche, feroci, Whiplash è un film che rulla dentro, sin dalla prima scena e fino al magnifico finale che quasi fa scattare l'applauso. È tensione pura, una tenaglia stretta sulla propria sensibilità al ritmo meraviglioso e cruento del jazz. Dal 12 febbraio al cinema, è l'opera seconda del trentenne statunitense Damien Chazelle.

Film d'apertura del Sundance Festival 2014, dove vinse il Gran premio della giuria: U.S. Dramatic, ha ricevuto cinque nomination agli Oscar tra cui miglior film, migliore attore non protagonista a J.K. Simmons (che già ha conquistato il Golden Globe) e migliore sceneggiatura non originale, scritta dallo stesso Chazelle. Whiplash sviluppa un cortometraggio realizzato sempre da Chazelle, comparso nel 2012 nella "black list" delle sceneggiature interessanti non ancora prodotte e accolto e premiato già al Sundance nel 2013. 

Diabolico e seducente, Whiplash è un racconto di passione e ossessione, di talento e sfida. In scena si svolge un duello, sia emotivo che fisico, tra un ragazzo dotato e ambizioso e un docente dalla condotta estrema, al limite dell'abuso. Da una parte ecco il diciannovenne Andrew Neiman (Miles Teller), che frequenta il conservatorio di Manhattan e sogna di diventare uno dei migliori batteristi jazz. Dall'altra c'è il temibile professore Terence Fletcher (Simmons), che usa ogni mezzo più irresponsabile, spietato e sadico per stimolarlo a fare di più. Andrew cade nella sua rete, sprofonda nell'accanimento all'esercizio, nella fissazione più assoluta e cieca. Sangue, sudore, la vita stessa sembrano marginali rispetto all'obiettivo di compiacere Fletcher ed essere il più bravo.

Ecco 5 cose da sapere su Whiplash.

 

1) Ispirato dall'esperienza di Chazelle

Il pezzo che dà titolo al film è Whiplash di Hank Levy, componimento che Andrew prova e riprova fino allo svuotamento fisico e psicologico. Caravan di Juan Tizol è l'altro brano riccorente. Chazelle ha scritto la sceneggiatura basandosi sulla sua personale esperienza da batterista alla Princeton High School Studio: per anni infatti la musica è stata la sua vita, tra gratificazioni e ricoscimenti, ma anche tra incubi, nausea, pasti saltati, giorni d'ansia... "Ci sono tanti film sulla gioia della musica", ha raccontato. "Ma, come giovane batterista nell'orchestra jazz di un conservatorio, l'emozione che ho sentito più frequentemente era un'altra: paura. La paura di perdere un colpo. Paura di perdere il tempo. La più schiacciante di tutte, la paura del mio direttore d'orchestra".

2) Un film sulla musica come un film di guerra

"Con Whiplash ho voluto fare un film sulla musica che sembrasse un film di guerra o un gangster movie, in cui gli strumenti si sostituissero alle armi, dove le parole fossero percepite violente come pistole e dove l'azione non si spiega in un campo di battaglia ma in una sala prove della scuola o in un momento di un concerto": questa è la dichiarazione d'intenti di Chazelle ed è una promessa brillantemente mantenuta. 
"Per catturare le emozioni che ho provato nei miei anni di percussioni, ho voluto girare ogni performance musicale come se fosse una gara di vita o di morte, un inseguimento in auto o una rapina in banca", spiega ancora il regista. "Ho voluto mostrare tutti i dettagli che ricordavo, tutto lo sporco, il sudiciume e lo sforzo che ci sono in un lavoro musicale. I tappi per le orecchie e le bacchette spezzate, le vesciche e le mani tagliate, il conteggio incessante e il suono dei metronomi, il sudore e la fatica. Allo stesso tempo, ho voluto catturare i momenti fugaci di bellezza che la musica permette e che il film può riprodurre in modo commovente". Vibrazioni, forti, da torbido bassofondo metropolitano e da luminosità celesti.

3) J.K. Simmons, l'uomo da Oscar

"Se ti permetti di sabotare il mio lavoro io ti sgozzo come un maiale": questo è uno dei tanti amabili incoraggiamenti che il prof Fletcher lancia ai suoi allievi. A mo' di Sergente Hartman di Full Metal Jacket, la sua disciplina quasi militare è intimidazione e severità che minano la salute psicofisica dei ragazzi. Non a caso, come nel cult di Kubrick, soprannomina "Palla di lardo" uno dei suoi studenti sovrappeso. 
A interpretarlo in tutto il suo fascino perverso c'è Jonathan Kimble Simmons, che dopo il Golden Globe punta l'Oscar con buone probabilità di vincerlo. Gli amanti delle serie tv l'avranno già visto come psichiatra Dr. Emil Skoda in Law & Order o come vice capo della polizia Will Pope in The Closer o sadico Vernon Schillinger in Oz. Al cinema lo ricordiamo soprattutto come ossessivo editore del Daily Bugle nella trilogia di Spider-Man di Sam Raimi e come l'esperto di esplosivi Garth Pancake di Ladykillers dei fratelli Coen.

4) La vera storia di Charlie Parker e Jo Jones

L'implacabile Fletcher, per motivare Andrew Neiman e giustificare il suo comportamento da psicopatico, cita più volte un aneddoto della musica jazz: il mitico sassofonista Charlie Parker soprannominato "Bird", nella sua tarda adolescenza, quando nessuno ancora credeva in lui, partecipò a una jam session al Reno Club di Kansas City. A un certo punto però, dinnanzi a un suo errore, il batterista Jo Jones gli scagliò un piatto in faccia, quasi decapitandolo, (similmente, Fletcher lancia una sedia di metallo a Andrew) e il pubblico lo schernì. In risposta a questo gesto violento e a tale umiliazione, Parker iniziò un periodo di esercitazione ossessiva e, tornato al Reno Club, entusiasmò il mondo. 
In realtà alcuni articoli di giornale e biografie, tra cui quella di Ross Russell Bird Lives!, ridimensionano un po' i fatti. Jones non avrebbe gettato il piatto in testa a Parker, ma lo avrebbe buttato sprezzantemente sul pavimento, ai suoi piedi. Quindi non è stato un episodio di violenza fisica. 

5) Da dove proviene il genio?

Whiplash induce a un inevitabile interrogativo: qual è l'origine del genio musicale? È dovere di un insegnante (o di un genitore) spingere un ragazzo alla grandezza e fino a che punto è lecito farlo? Charlie Parker, se quella sera non fosse stato deriso, forse non sarebbe diventato "Bird"? Il duro lavoro, come insegna il Sogno Americano, ripaga con il successo e l'esplosione del talento?
Anche la commedia britannica Frank con Michael Fassbender, muovendosi su toni diversi e grotteschi, ha suscitato simili domande. L'impacciato tastierista interpretato da Domhnall Gleeson è convinto che il genio nasca da sofferenza e traumi, quasi dispiacendosi di aver avuto - a differenza del geniale Frank - un'esistenza serena. Ma i genitori di Frank lo riportano alla realtà: "Il talento l'ha sempre avuto, la sofferenza semmai l'ha rallentato".
Se non c'è talento, anche 25 ore di esercitazioni al giorno fruttano ben poco. La creatività non è solo una questione di allenamento. 

Voto: 4/5
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