John Holmes, finiva 25 anni fa la vita maledetta del re del porno

Il 13 marzo 1988 moriva a Los Angeles l'icona indiscussa del cinema hardcore. La sua è una storia da incubo, scandita da violenza, droga, carcere e sesso estremo

John Holmes, Los Angeles, California, 14 luglio 1977 (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Alberto Rivaroli

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Non c'è bisogno di essere dei maniaci per sapere chi è John Holmes. È stato per il cinema a luci rosse quello che Elvis Presley ha rappresentato per il rock'n'roll: l'indiscusso numero uno. E poi, perlomeno in Italia, a renderlo popolare è stata l'esilarante canzone a lui dedicata nel 1989 da Elio e le Storie Tese: "Quando ero piccolo / tutti mi scherzavano / per le dimensioni del mio pene / e io non stavo bene / soffrivo le pene / per colpa del pene / ma ormai il problema non si pone / perché il pene mi dà il pane". Un divertissement che ha fatto sbellicare i ragazzi di mezza Italia, proiettando sul divo a luci rosse una luce ironica che la sua storia personale - un autentico incubo - smentisce però clamorosamente. John non era un tipo alla Rocco Siffredi (giusto per citare un'altra stella del porno), capace di alternare prima e sostituire poi l'attività a tripla X con spot ironici e innocue comparsate in film per famiglie. No, per Holmes la vita è stata un inferno degno dei più trucidi romanzi hard boiled, un muro contro il quale schiantarsi a 300 all'ora, senza neppure cercare di toccare i freni.

Sono passati 25 anni esatti dalla sua morte, provocata il 13 marzo 1988 da alcune complicanze legate all'Aids. L'attore non aveva ancora compiuto 44 anni, ma aveva già alle spalle un passato di adolescente maltrattato, informatore della polizia, galeotto, tossico all'ultimo stadio, spacciatore, magnaccia, ladro, ragazzo squillo e  malavitoso sospettato di omicidio. L'unico luogo dove le cose gli riuscivano bene (almeno finché la tossicodipendenza non ha cominciato a limitare le sue prestazioni) era il set: gli bastava slacciarsi i pantaloni e mostrare lo sbalorditivo dono ricevuto da madre natura, la peculiarità che gli aveva guadagnato l'eloquente soprannome di “mister 35 centimetri”.

Si fa fatica a pensare che un uomo capace di girare oltre 2000 film hard (tra corti amatoriali e produzioni internazionali), guadagnare soldi a palate e ispirare da morto film, romanzi, biografie più o meno autorizzate e documentari, abbia potuto iniziare la vita adulta indossando la divisa (si arruolò sedicenne nell'esercito), salvo poi sposare un'infermiera e trovare un posto da operaio. Difficile immaginarlo nei panni del maritino innamorato, che per sfuggire alla noia si concede tutt'al più una scappata in qualche locale. Eppure è andata proprio così: a cambiargli la vita è un incontro casuale, avvenuto più o meno nel 1967 e perfettamente in linea con lo stile del personaggio. A scoprirlo è infatti un fotografo che, facendo la pipì accanto a lui nel bagno di un club, resta impressionato dalla sua virilità e gli propone di posare per alcune foto. Da lì alla pornografia il passo è brevissimo: all'inizio la sua attività è clandestina come quella di tutto il settore, ma quando il trionfo di Gola profonda (1972) sdogana il genere, Holmes decolla come un missile della Nasa. Se all'inizio si accontenta di cachet inferiori ai 100 dollari, meno di dieci anni dopo guadagna 3.000 dollari al giorno ed è ormai a tutti gli effetti una star. In un'intervista del 1978 dichiara di aver fatto sesso con 14.000 donne (in realtà sono circa 3.000): un'esagerazione studiata ad arte, che ottiene l'effetto di trasformarlo in una leggenda del sesso. La polizia lo tiene sott'occhio e, appena ne ha l'occasione, lo arresta per sospetto sfruttamento della prostituzione: una messinscena per costringere l'attore a trasformarsi in informatore, e fornire notizie preziose su un mondo, il suo, dove la criminalità fa la parte del leone.

Il più grosso problema di John, però, non sono le cattive amicizie, ma la tossicodipendenza: neppure i lauti guadagni bastano a finanziare un vizio che, alla fine degli anni '70, si è ormai trasformato in ossessione. Non capita spesso che un divo del cinema (per quanto sui generis) si trasformi in un balordo da quattro soldi, ma John riesce in un questa desolante impresa, spacciando, prostituendosi, sfruttando ragazze, ripulendo automobili, camerini e appartamenti. Poi, un giorno, la combina grossa: in combutta con i criminali della cosiddetta “banda di Wonderland” (dall'indirizzo di Los Angeles dove si riunivano i suoi membri: 8763 Wonderland Avenue), organizza un colpo ai danni di un suo amico, il boss Eddie Nash, proprietario di locali notturni e trafficante di droga. Armati e mascherati, Holmes e gli altri penetrano in casa sua, lo pestano e gli rubano droga e denaro. Nash, un tipo da prendere con le molle e tutt'altro che stupido, capisce subito che a tradirlo è stato l'attore, alla disperata ricerca di soldi per comprare la roba, e lo costringe a dirgli tutta la verità. Due giorni dopo, il primo luglio 1981, una spedizione punitiva arriva in Wonderland Avenue e uccide a sprangate i quattro responsabili del furto: i poliziotti arrivati sul posto racconteranno di non aver mai visto niente del genere. Più che un appartamento, sembrava un mattatoio. È uno dei massacri più efferati della storia recente di Los Angeles, che verrà rievocato in un film del 2003, Wonderland, con Val Kilmer nei panni di Holmes.

Tra le impronte ritrovate nella casa ci sono anche quelle del pornodivo, che viene arrestato e rischia una condanna per omicidio: le accuse alla fine cadono, ma prima l'attore si fa sei mesi di carcere. Ormai è allo sbando e, per evitare di essere perseguitato dalle guardie, accetta di trasformarsi in aguzzino, violentando per punizione i detenuti che non rigano diritto.

Sono le ultime pagine della sua storia, le più squallide: uscito dal carcere, Holmes torna sul set, ma eroina e “coca” hanno minato il suo fisico: non riesce più a rendere come una volta, e i produttori lo scaricano. Pur di guadagnare, lavora in alcuni film gay: in uno di questi viene contagiato da un collega che di lì a poco morirà di Aids. John scopre di essere malato nel 1986, ma la sua reazione è follemente autodistruttiva: non si cura, beve moltissimo, fuma 5 pacchetti di sigarette al giorno e continua a farsi. Quel che è peggio, continua a lavorare senza protezioni, rischiando di infettare colleghi e colleghe. Tra coloro che miracolosamente la fanno franca c'è anche Ilona Staller, in arte Cicciolina, con cui il divo americano gira un film in Italia.

Gli ultimi granelli di sabbia, ormai, hanno toccato il fondo della clessidra: dopo aver sposato una collega, una certa Misty Dawn, John Holmes si spegne piano piano, e chiude gli occhi come già ricordato il 13 marzo 1988. Chiede di essere cremato e supplica la moglie di vigilare: aveva il terrore che, dopo la sua morte, qualcuno lo mutilasse per conservare come souvenir il suo “ferro del mestiere”. È proprio vero, ognuno ha le preoccupazioni che si merita.

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