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Trump aumenta la pressione su Cuba: «Ce ne occuperemo dopo l’Iran»

Trump aumenta la pressione su Cuba: «Ce ne occuperemo dopo l’Iran»

Washington ha imposto delle sanzioni contro il presidente cubano Díaz-Canel. Trump continua ad alternare pressione e diplomazia

Gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione sull’Avana. Giovedì, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto delle sanzioni al presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, ad alcuni suoi famigliari e al ministero delle Forze armate del regime castrista. «Chiunque fornisca servizi a questi soggetti sanzionati rischia a sua volta di essere sanzionato. Le banche estere e le altre società che forniscono servizi a queste entità dovrebbero sospendere tali attività», ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio.

Sempre giovedì, Donald Trump ha fatto sapere che dedicherà tutta la sua attenzione al dossier cubano dopo che sarà risolta la crisi iraniana. «Ce ne occuperemo non appena avremo finito. Mi piace fare una cosa alla volta. Appena avremo finito, sulla via del ritorno faremo solo una breve sosta», ha affermato. «Gli Stati Uniti sono aperti a una soluzione negoziata che metta Cuba sulla strada della democrazia, della prosperità, della libertà e della normalità. Saremmo disposti a farlo e a collaborare con chiunque sia disposto a farlo», aveva dichiarato Rubio, il giorno prima, in audizione al Congresso.

Il mese scorso, il Dipartimento della Giustizia statunitense aveva incriminato l’ex presidente Raúl Castro, accusandolo di aver ordinato l’abbattimento di due aerei civili nel 1996. Washington è del resto sempre più irritata dallo stallo delle trattative con L’Avana. Gli Stati Uniti hanno offerto aiuti umanitari e sostegno infrastrutturale, a patto che il regime castrista liberi i prigionieri politici, rinunci alla sua linea repressiva ed entri di fatto nell’orbita geopolitica statunitense. Tuttavia, almeno finora, non è che dall’Avana siano arrivati concreti passi in avanti. Il che ha aumentato le preoccupazioni degli americani.

A maggio, l’intelligence statunitense ha valutato come Cuba potrebbe reagire a un eventuale attacco militare da parte di Washington. Poco prima, Axios aveva riportato che, secondo i servizi segreti statunitensi, il regime castrista avrebbe acquistato 300 droni da Russia e Iran a partire dal 2023: droni che L’Avana starebbe prendendo in considerazione di usare per colpire obiettivi americani. E’ sempre in questo quadro che, alcune settimane fa, il Pentagono ha schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi.

Insomma, almeno per il momento, gli Stati Uniti oscillano tra diplomazia e possibilità di ricorrere all’uso della forza. Tra l’altro, il New York Post ha recentemente rivelato che l’amministrazione Trump potrebbe non escludere una «soluzione venezuelana» all’Avana: sembrerebbe infatti che il governo statunitense possa aver trovato nel nipote di Raul Castro, Raul Guillermo Rodriguez, il proprio interlocutore di riferimento.

Come che sia, l’unica cosa certa al momento è che la politica di Trump su questo dossier viene a inserirsi nel rilancio da lui promosso della Dottrina Monroe: l’attuale presidente statunitense vuole infatti estromettere il più possibile la Cina dall’Emisfero occidentale. Ebbene, non è un mistero che il regime castrista rappresenti uno dei principali punti di riferimento di Pechino in America Latina.

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