Il fragile equilibrio raggiunto dopo settimane di combattimenti rischia di andare nuovamente in frantumi. Domenica sera l’Iran ha lanciato una serie di missili contro il nord di Israele, alimentando il timore di una nuova e pericolosa escalation regionale dopo due mesi di tregua precaria. Secondo le autorità israeliane, circa dieci missili sono stati sparati in rapida successione intorno alle 22.00 Nonostante l’attacco, non si registrano vittime né feriti sul territorio israeliano. Teheran ha rivendicato l’operazione spiegando che si è trattato di una risposta al raid condotto poche ore prima dall’aviazione israeliana contro il quartiere di Dahiyeh, nella periferia meridionale di Beirut, considerato una delle principali roccaforti di Hezbollah, il movimento terroristico sciita libanese sostenuto dall’Iran. Poco dopo il lancio dei missili, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso noto di voler chiedere al premier israeliano Benjamin Netanyahu di evitare una reazione immediata. Secondo Trump, un’ulteriore escalation militare avrebbe rischiato infatti di compromettere i delicati colloqui in corso con Teheran, che il presidente americano ha definito prossimi a una possibile svolta. L’attacco missilistico rappresenta il primo episodio diretto contro Israele dalla tregua raggiunta ad aprile, che aveva interrotto oltre un mese di ostilità e di lanci di razzi seguiti alle operazioni militari condotte congiuntamente da Israele e Stati Uniti contro obiettivi iraniani a partire dal 28 febbraio. Nonostante il cessate il fuoco, la situazione sul terreno è rimasta instabile. Israele ha continuato le operazioni contro Hezbollah in Libano, mentre il gruppo armato ha proseguito i bombardamenti contro le comunità del nord israeliano. Allo stesso tempo, Teheran ha più volte ribadito che qualsiasi accordo definitivo per porre fine al conflitto dovrà necessariamente comprendere anche il fronte libanese. Dopo il lancio dei missili, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha diffuso una nota nella quale definisce l’operazione un semplice “avvertimento”. Secondo il comunicato, eventuali nuove azioni israeliane potrebbero provocare una risposta molto più ampia contro obiettivi israeliani e statunitensi presenti nella regione.
La risposta di Israele
La replica israeliana non si è fatta attendere. Nelle ore successive le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato di aver colpito diversi obiettivi collegati al complesso petrolchimico di Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran. In seguito, l’esercito ha comunicato che l’aeronautica militare aveva effettuato ulteriori attacchi contro installazioni militari del regime iraniano situate nelle aree occidentali e centrali del Paese. Al momento non sono stati forniti dettagli ufficiali sul numero delle vittime né sull’esatta localizzazione di tutti gli obiettivi colpiti. Fonti statunitensi hanno precisato che le forze armate americane non hanno partecipato alle operazioni israeliane. Secondo quanto riferito da funzionari della Difesa americana citati dai media statunitensi, i raid sarebbero stati di portata relativamente contenuta. Sul piano politico, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione ristretta del gabinetto di sicurezza per valutare l’evoluzione della situazione. All’incontro, secondo fonti israeliane, partecipano soltanto alcuni ministri considerati strategici per la gestione della crisi. L’esercito israeliano ha inoltre reso noto che il capo di stato maggiore Eyal Zamir e i vertici militari stanno monitorando costantemente gli sviluppi e coordinando le operazioni. In una comunicazione diffusa sui social, le Forze di Difesa Israeliane hanno affermato di essere in stato di massima allerta e pronte a proseguire le attività militari contro qualsiasi minaccia rivolta allo Stato ebraico. Nelle stesse ore, un missile lanciato dallo Yemen verso il territorio israeliano ha fatto scattare le sirene d’allarme nell’area di Tel Aviv e nel centro del Paese. Secondo le autorità militari, il vettore è stato intercettato con successo dai sistemi di difesa aerea. Dall’altra parte, le autorità iraniane hanno cercato di rassicurare la popolazione. L’agenzia di stampa Irna, citando il comando dei vigili del fuoco di Teheran, ha riferito che le zone residenziali della capitale non sono state interessate dagli attacchi. Due esplosioni sono state udite nella parte occidentale della città alle 4:43 e alle 4:45 del mattino, ma i responsabili della sicurezza hanno sottolineato che nessuna area urbana è stata colpita. I servizi di emergenza restano comunque in stato di allerta. Interpellato dal Financial Times, Trump ha minimizzato l’impatto degli ultimi eventi sui negoziati con Teheran. «Gli attacchi iraniani non avranno alcuna conseguenza sull’accordo», ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo che i missili lanciati contro Israele non hanno prodotto risultati concreti. «Vedremo come si evolverà la situazione», ha concluso, ribadendo la convinzione che il dialogo diplomatico possa proseguire nonostante il ritorno delle tensioni militari.
