C’è una Croazia che appartiene quasi interamente all’estate, quella delle isole raggiunte in barca, delle mura di Dubrovnik illuminate dal sole, delle spiagge, dei tavolini affacciati sull’Adriatico e delle strade costiere percorse con i finestrini abbassati, e poi ce n’è un’altra che comincia a mostrarsi proprio quando quella stagione finisce, quando le temperature scendono, le giornate diventano più morbide, i vigneti cambiano colore e il viaggio può finalmente smettere di essere una corsa verso il mare per trasformarsi in qualcosa di più lento, gastronomico e sorprendentemente continentale.
È probabilmente l’autunno, infatti, la stagione in cui la Croazia riesce meglio a liberarsi dall’immagine che l’ha resa una delle destinazioni balneari più popolari d’Europa, mostrando quanto territorio esista dietro la costa e quanto sia breve la distanza che separa l’Adriatico dai boschi, i borghi medievali dalle vigne, un ristorante sul mare dalle terme dell’entroterra, un piatto di scampi da un bosco nel quale, poche ore dopo, si può andare alla ricerca di tartufi.
Per chi arriva dall’Italia c’è poi un ulteriore elemento di seduzione, perché tutto questo è molto più vicino di quanto la varietà del paesaggio lasci immaginare e permette di costruire viaggi diversi anche di pochi giorni, scegliendo se inseguire l’autunno attraverso l’Istria e il Quarnaro, scendere lungo la Dalmazia ormai svuotata dalla pressione dell’alta stagione oppure spingersi nell’interno, verso Zagabria, Varaždin, Vukovar e quel Danubio che racconta una Croazia completamente diversa da quella delle cartoline estive.
L’Istria, dove l’autunno si misura dal profumo del tartufo
Se esiste un luogo in cui il cambio di stagione si avverte prima nel piatto che nel termometro, è probabilmente l’Istria, dove settembre, ottobre e novembre coincidono con vendemmie, raccolta delle olive, castagne, funghi e soprattutto con la stagione del tartufo bianco, uno dei prodotti più preziosi di questo territorio.
Motovun, Montona in italiano, appare già da lontano come dovrebbe apparire un borgo medievale costruito per dominare il paesaggio, raccolto sulla sommità di una collina sopra la valle del fiume Mirna e circondato da boschi e vigneti che in autunno assumono tutte le tonalità comprese tra il giallo, il rame e il rosso scuro. È proprio nella foresta di Motovun e nel territorio circostante che si cerca il tartufo istriano, affidandosi ancora al fiuto dei cani addestrati, mentre nelle konobe, le tradizionali trattorie locali, cominciano ad arrivare fuži, pljukanci, uova, carni e paste fatte in casa sulle quali il tartufo viene utilizzato con quella generosità che avrebbe poco senso in qualsiasi altra stagione.
A ottobre il tartufo bianco raggiunge il momento più atteso e il 17 e 18 ottobre 2026 Motovun ospita il Festival del Terrano e del Tartufo, costruito intorno all’incontro tra due prodotti che raccontano l’Istria molto meglio di qualsiasi souvenir, perché accanto al tubero più prezioso della regione compare il Terrano, vino rosso autoctono, intenso e profondamente legato a queste colline, ideale con prosciutti, formaggi, carni e selvaggina.
Poco più lontano cambia l’atmosfera ma non il ritmo del viaggio, perché Grožnjan, Grisignana, è un borgo diventato nel tempo un piccolo rifugio per artisti, con atelier, gallerie e laboratori raccolti dentro vicoli di pietra dai quali lo sguardo continua ad aprirsi sulle colline istriane. Anche qui l’autunno arriva direttamente nei menu, tra funghi di bosco, formaggi, pasta fatta a mano e tartufi, accompagnati dal Terrano oppure dalla Malvasia istriana, bianca, fresca e aromatica, mentre nelle campagne iniziano la vendemmia e la raccolta delle olive e l’esperienza gastronomica torna a essere legata ai tempi reali della terra, senza bisogno di essere trasformata in spettacolo.
È questa, forse, la parte più affascinante dell’Istria fuori stagione, perché ciò che durante l’estate rischia di sembrare un’alternativa all’ennesima giornata di mare torna in autunno a essere il centro stesso del viaggio, e l’entroterra smette di funzionare come semplice deviazione dalla costa.
Il Quarnaro, tra scampi, castagne e il ritorno della villeggiatura lenta
Scendendo verso il Quarnaro cambia il paesaggio e cambia anche la tavola, che qui mette insieme mare e montagna con una facilità quasi naturale, passando dagli scampi alle castagne e dai vini delle isole ai boschi che salgono immediatamente alle spalle della costa.
La regione porta nel 2026 il titolo di Regione europea della Gastronomia, riconoscimento che acquista un significato particolarmente evidente proprio in autunno, quando agli scampi del Quarnaro si può accompagnare la Žlahtina, vino bianco autoctono dell’isola di Krk, mentre a Lovran, Laurana, arriva la stagione dei celebri marroni, varietà locale diventata parte dell’identità stessa del territorio.
La Marunada, tradizionale festa dedicata ai marroni di Lovran, trasforma ogni autunno questo frutto in caldarroste, torte, dolci, piatti salati, grappe e persino birra, mostrando quanto possa diventare sofisticata una festa nata attorno a uno degli ingredienti più semplici della cucina di montagna; non a caso l’appuntamento è riuscito negli anni a conquistare una reputazione molto più ampia dei confini croati, entrando anche nelle selezioni internazionali dedicate ai migliori eventi gastronomici dell’autunno europeo.
A pochi chilometri, Opatija conserva invece qualcosa della grande villeggiatura mitteleuropea, con gli alberghi storici, le ville, i giardini e quella monumentalità elegante che ricorda come questa parte dell’Adriatico fosse una destinazione sofisticata molto prima dell’arrivo del turismo balneare contemporaneo. Il Lungomare, la passeggiata costiera di circa dodici chilometri che collega Volosko a Lovran attraversando Opatija, cambia completamente carattere una volta terminato il caldo estivo e diventa il luogo ideale per camminare, correre o pedalare davanti al mare, fermandosi nei piccoli porti e nei caffè invece di cercare continuamente una spiaggia.
L’autunno è anche la stagione giusta per recuperare quella vocazione al benessere che appartiene alla storia stessa di Opatija, alternando spa e hotel agli spazi verdi come il Parco di Villa Angiolina, mentre basta allontanarsi dalla costa perché il Monte Učka sostituisca alla vegetazione mediterranea boschi dai colori sempre più caldi, in un territorio particolare proprio perché qui habitat continentali e mediterranei arrivano quasi a toccarsi.
Zagabria, quando la capitale diventa una città da attraversare a piedi
L’autunno cambia anche Zagabria, perché una capitale che durante l’estate viene spesso utilizzata come punto di arrivo o di passaggio diventa improvvisamente una delle destinazioni più naturali per un weekend, con la Città Alta e la Città Bassa da percorrere senza il caldo, i caffè che tornano a riempirsi e un calendario culturale e sportivo che accompagna la città fino all’inverno.
L’11 ottobre 2026 la Zagreb Marathon attraverserà nuovamente la capitale con maratona, mezza maratona, 10 chilometri, staffette e gare dedicate ai più piccoli, trasformando per un giorno le strade della città in un percorso che permette di guardare Zagabria da una prospettiva diversa; chi preferisce un ritmo meno agonistico può invece spingersi verso Maksimir, il grande parco urbano ottocentesco che raccoglie laghi, prati, boschi e lunghi viali alberati, oltre allo zoo cittadino, e che in questa stagione diventa uno dei luoghi migliori per assistere al cambio dei colori.
Anche qui il racconto dell’autunno finisce inevitabilmente a tavola, spesso nel modo meno pretenzioso possibile, perché con l’arrivo delle castagne nelle pasticcerie ricompare il kesten pire, una crema dolce di castagne servita tradizionalmente con panna montata, parente balcanica del Mont Blanc e uno di quei dessert capaci di raccontare una stagione intera senza aver bisogno di alcuna reinterpretazione gastronomica.
Dal 9 al 15 novembre il viaggio può invece diventare cinematografico con la ventiquattresima edizione dello Zagreb Film Festival, dedicato in particolare ai nuovi autori e ai registi emergenti, con produzioni croate e internazionali che aggiungono un’altra ragione per scoprire la capitale quando le giornate iniziano ormai ad accorciarsi.
Varaždin e Ludbreg, la Croazia barocca e quella delle leggende
Spostandosi verso la Croazia centrale il mare scompare definitivamente e, con lui, scompare anche quasi tutta l’iconografia attraverso cui il Paese viene normalmente raccontato all’estero, lasciando spazio a città barocche, castelli, sorgenti termali e paesaggi che in autunno assumono una dimensione decisamente centroeuropea.
Varaždin è una delle sorprese migliori per chi associa la Croazia soprattutto all’Adriatico, con piazze ordinate, palazzi colorati, campanili, facciate barocche e il celebre castello che domina l’immaginario cittadino, mentre una programmazione culturale e musicale particolarmente intensa le ha fatto guadagnare nel tempo il soprannome di città dei festival.
Poco distante, Ludbreg aggiunge al viaggio quella dose di leggenda che rende alcuni luoghi molto più memorabili delle loro dimensioni, perché il centro abitato, nato sulle fondamenta di un insediamento romano e dominato dal Castello Batthyány, rivendica da tempo un titolo decisamente più ambizioso, quello di “centro del mondo”. Una tradizione locale racconta infatti che proprio da questo punto siano state tracciate circonferenze capaci di collegarlo alle principali città europee, storia sulla quale la città ha costruito installazioni e iniziative culturali che trasformano una leggenda geografica in parte della propria identità.
Da qui il passaggio verso le terme dello Zagorje e del Međimurje diventa quasi naturale, soprattutto in una stagione in cui le piscine termali, le sorgenti calde e i centri benessere acquistano improvvisamente molto più senso che in piena estate e permettono di costruire un itinerario nel quale l’idea di viaggio lento non sia uno slogan, ma una vera alternativa alla successione compulsiva di luoghi da vedere.
Verso est, la Croazia incontra il Danubio
Se l’Istria è la Croazia più vicina all’Italia e la Dalmazia quella più immediatamente riconoscibile, l’est del Paese è probabilmente il territorio capace di sorprendere di più, perché cambia la geografia, cambia la cucina e cambia persino il modo di muoversi.
A Vukovar il Danubio entra direttamente nel racconto della città, mentre il Castello Eltz, oggi sede del Museo civico, raccoglie collezioni archeologiche, storiche, etnografiche e artistiche che permettono di attraversare una storia molto più lunga e complessa di quella, drammatica e più recente, per cui il nome della città è diventato noto nel resto d’Europa.
Poco lontano, il Museo della cultura di Vučedol sorge accanto a uno dei siti preistorici più importanti dell’area danubiana, legato alla cultura che si sviluppò qui durante l’Età del Rame e della quale uno dei reperti più celebri rimane la cosiddetta Colomba di Vučedol, vaso rituale a forma di uccello datato tra il 2800 e il 2400 avanti Cristo.
Anche il viaggio può cambiare radicalmente velocità, perché da Vukovar passa EuroVelo 6, una delle grandi ciclovie continentali, che nella Croazia orientale segue per circa 150 chilometri il sistema fluviale del Danubio e della Drava, attraversando paesaggi aperti, vigneti e piccoli centri nei quali la pausa può significare una cantina e un bicchiere di Graševina, la varietà bianca che domina gran parte della produzione vinicola di questa zona.
È una Croazia quasi completamente assente dall’immaginario delle vacanze estive, e proprio per questo merita forse di essere scoperta nella stagione in cui il viaggio non deve più dimostrare continuamente di essere una vacanza al mare.
La Dalmazia dopo l’estate, quando la costa torna a respirare
Eppure il mare, naturalmente, rimane uno dei grandi motivi per scegliere la Croazia anche in autunno, soprattutto perché è proprio dopo l’alta stagione che la costa dalmata cambia ritmo e permette di costruire uno dei road trip più belli dell’Adriatico senza che ogni tappa debba necessariamente coincidere con una spiaggia.
Zara è un punto di partenza quasi perfetto, con il Foro romano, le chiese del centro storico, l’Organo Marino e il Saluto al Sole, mentre i celebri tramonti sull’Adriatico continuano a funzionare ben oltre agosto e acquistano anzi un carattere diverso quando il lungomare non appartiene più soltanto alla folla estiva.
Da qui bastano pochi chilometri per cambiare completamente scala e raggiungere il Parco nazionale di Paklenica, dove canyon, pareti rocciose e sentieri attraversano il massiccio del Velebit e conducono anche alla grotta di Manita peć, aprendo una dimensione sotterranea all’interno di un territorio già spettacolare in superficie.
Più a sud, la regione di Šibenik permette di combinare la costa con il Parco nazionale della Krka, dove cascate, fiumi e vegetazione assumono colori completamente diversi in autunno, mentre verso Drniš e Knin tornano protagonisti l’entroterra, le fortezze, le attività outdoor e una gastronomia nella quale spicca il prosciutto di Drniš, prodotto che racconta quanto la Dalmazia sia molto più complessa della sua cucina di pesce.
La costa prosegue poi verso Spalato e Trogir, dove il patrimonio romano e veneziano può essere finalmente attraversato senza l’intensità dei mesi centrali dell’estate, mentre Makarska rimane stretta tra il mare e il Biokovo, la montagna che sale quasi verticalmente alle sue spalle. È qui che si trova il Biokovo Skywalk, la passerella panoramica sospesa che permette di guardare l’Adriatico dall’alto e che restituisce in modo quasi brutale la particolare geografia dalmata, fatta di montagne che sembrano precipitare direttamente nel mare.
Anche il cibo segue la stessa verticalità del territorio, passando rapidamente dalla costa all’interno, fino alla pašticada, lunga preparazione di carne tra le più rappresentative della cucina dalmata, che può incontrare nel bicchiere il Plavac Mali, vitigno rosso simbolo della regione.
Dubrovnik oltre Dubrovnik, tra ostriche, saline e grandi vini
Alla fine della costa c’è naturalmente Dubrovnik, ma l’autunno permette forse di restituirle ciò che l’estate spesso le toglie, il tempo necessario per guardarla davvero, percorrendo le mura, attraversando lo Stradun e tornando più volte negli stessi vicoli senza l’obbligo di trasformare la Città Vecchia in una successione di fotografie.
Fino al 18 ottobre 2026 il Good Food Festival porta inoltre in città cene speciali, degustazioni, prodotti locali, laboratori e iniziative dedicate alla gastronomia, aggiungendo alla monumentalità di Dubrovnik un motivo per fermarsi a tavola e non soltanto davanti alle sue architetture.
Il viaggio, però, non dovrebbe necessariamente terminare alle mura, perché più a nord Ston e la penisola di Pelješac rappresentano una delle deviazioni più interessanti dell’intera costa, soprattutto in autunno, quando le antiche saline, gli allevamenti di ostriche e i vigneti smettono di essere semplici escursioni da Dubrovnik e diventano la ragione stessa del viaggio.
Pelješac è infatti terra di rossi importanti, a cominciare da Dingač e Postup, nomi che indicano territori e denominazioni strettamente legati al Plavac Mali, con vigneti che in alcuni punti scendono lungo pendii impressionanti verso l’Adriatico e raccontano una viticoltura molto diversa da quella dell’Istria incontrata all’inizio del percorso.
Un autunno che non è affatto una bassa stagione
Il calendario dei prossimi mesi conferma quanto sia ormai riduttivo considerare l’autunno croato come una semplice coda dell’estate, perché tra ottobre e novembre gastronomia, cinema, sport e nautica costruiscono una seconda stagione con una propria identità, dal Festival del Terrano e del Tartufo di Motovun del 17 e 18 ottobre al Plava Laguna Ironman 70.3 di Parenzo del 18 ottobre, dal Biograd Boat Show, in programma dal 21 al 25 ottobre, allo Spartan Trail di Dubrovnik del 23 e 24 ottobre, fino al Festival del Cioccolato di Opatija dal 6 all’8 novembre, allo Zagreb Film Festival dal 9 al 15 novembre e alla Regata Jabuka, la celebre competizione offshore con partenza notturna da Vodice, prevista dal 13 al 15 novembre.
Sono appuntamenti molto diversi tra loro, ma raccontano la stessa trasformazione, perché permettono alla Croazia di continuare a vivere quando la temperatura del mare non è più l’unico criterio con cui scegliere di partire e restituiscono centralità a tutto ciò che durante l’estate rischia inevitabilmente di passare in secondo piano, dalla gastronomia alla cultura, dallo sport alla natura.
È forse proprio questa la ragione per cui l’autunno riesce a mostrare una Croazia più completa, senza bisogno di inventarne una nuova: il mare rimane, ma accanto compaiono i boschi; le isole non scompaiono, ma diventano importanti anche per il vino; i borghi non sono più soltanto deviazioni romantiche dalla spiaggia, ma luoghi nei quali fermarsi per mangiare, camminare e capire il territorio; e la distanza dall’Italia continua a essere sufficientemente breve da rendere possibile perfino un viaggio costruito intorno a un solo ingrediente, a una vendemmia, a una maratona o semplicemente alla voglia di vedere l’Adriatico quando tutti gli altri hanno già deciso che l’estate è finita.
