C’era un tempo in cui il rito della compilazione del calendario del campionato era, letteralmente, una cosa da amanuensi. Poi è arrivato il periodo del computer, sempre più invadente perché sempre più utile per velocizzare il lavoro dei dirigenti della Lega Serie A e per cominciare a tenere insieme anche le richieste crescenti che si tramutavano in paletti da prendere in considerazione a partire dal peso crescente dei diritti tv e delle pretese dei broadcaster.
Ora di artigianale e umano nella creazione del calendario stagionale della Serie A non resta davvero più nulla. La massima competizione calcistica italiana si è allineata da tempo alle best practices del resto del mondo dello sport professionistico e dallo scorso mese di giugno, dunque da questa stagione, ha compiuto l’ultimo salto sposando l’AI e scegliendo di affidarsi a chi per lavoro scrive i calendari delle principali leghe professionistiche nordamericane: NBA (1.230 partite tra regular season e playoff), NHL (1.344), MLB (addirittura 2.430).
Al confronto con questi mostri sacri che muovono decine di miliardi di euro di fatturati e sono sotto l’occhio di appassionati di tutto il mondo, le 380 sfide che compongono il campionato di Serie A devono sembrare uno scherzo per gli algoritmi e l’AI della società Fastbreak AI con cui la Lega Calcio Serie A ha annunciato di aver stipulato una partnership pluriennale finalizzata – si legge nel comunicato – “finalizzata “all’adozione di una piattaforma avanzata per la strutturazione e l’ottimizzazione dei calendari delle competizioni organizzate dalla Lega”.
Dunque, l’aspetto umano è estremamente limitato e non potrebbe essere diversamente visto che la compilazione dei calendari deve considerare non solo il normale andamento della competizione, ogni squadra gioca 19 partite in casa e 19 in trasferta, ma anche paletti che ne salvaguardino l’integrità, proteggano per quanto possibile i club che affrontano anche la stagione delle competizioni Uefa e tengano conto delle richieste delle stesse società e i dettami di Comuni, Coni, forze dell’ordine e di tutti coloro che ruotano attorno alla complessa macchina organizzativa del calcio professionistico.
Ecco perché polemizzare con il calendario della Serie A è diventato ormai esercizio sterile e anti-storico. Un po’ come prendersela con il fatto che le partite non si giocano più tutte in contemporanea alla domenica pomeriggio. All’AI e agli algoritmi di Fastbreak AI sono state consegnate centinaia di indicazioni da rispettare per evitare sovrapposizioni imbarazzanti, ad esempio, per la gestione dell’ordine pubblico o congestione di eventi all’interno dello stesso comune o di un territorio delimitato. O, ancora, per venire incontro alle esigenze di club che devono terminare i lavori di ammodernamento del proprio impianto.
Fa tutto l’intelligenza artificiale. Poi la Lega Calcio Serie A gestisce durante la stagione il posizionamento di anticipi e posticipi negli slot dello spezzatino che ormai può anche essere di dieci partite singole su dieci. E qui entrano le esigenze dei broadcaster e quello che prevede l’appalto dell’asta con cui i diritti di immagine e trasmissione sono stati venduti a DAZN e Sky: alcune delle partite, soprattutto quelle più importanti, sono state “scelte” come pick e, dunque, devono finire dove è maggiore la loro valorizzazione per chi le ha acquistate spendendo complessivamente 900 milioni di euro.
