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Schwazer, ancora accusa di doping: “Sono innocente, ma non mi difenderò”

Schwazer, ancora accusa di doping: “Sono innocente, ma non mi difenderò”
Alex Schwazer (Getty Images)

Al marciatore altoatesino contestata l’assunzione di Epo in occasione dei campionati di Germania dello scorso aprile. Cosa rischia e la sua versione dei fatti.

Alex Schwazer torna al centro di una vicenda di doping, accusato di aver fatto uso di eritropoietina, nota come Epo, e sotto il tiro dell’agenzia antidoping tedesca che gli contesta la positività riscontrata sia nelle urine che nei campioni di sangue dopo la vittoria del 28 aprile scorso nella 42 km di marcia dei campionati di Germania con lo stratosferico tempo di 3 ore 1’55”, terza performance mondiale e record italiano. A 41 anni compiuti e con alle spalle anche lunghi tempi di inattività a causa del pregresso con le accuse di essersi dopato.

L’Epo, la stessa sostanza che ne aveva causato la prima squalifica in occasione dei Giochi di Londra del 2012. Schwazer era tornato ad allenarsi e a gareggiare aiutato da Sandro Donati, l’uomo più in vista della lotta al doping. Si era qualificato per le Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2014 ma proprio alla vigilia del via dei Giochi gli era stata contestata a mesi di distanza una nuova positività, sempre negata dal marciatore e dal suo staff.

La reazione di Alex Schwazer in una lunga conferenza stampa: “Venerdì mattina ho ricevuto una mail, una notifica che incredibilmente parla di positività all’eritropoietina per la gara che ho fatto in Germania ad aprile. Io sono innocente, io non ho assunto Epo, né altre sostante vietate. Stavolta non mi difenderò più perché non ho più la forza di farlo”.  Ormai ho 41 anni, una bellissima famiglia, la mia vita. Un lavoro che non ha nulla a che fare con lo sport agonistico. Non voglio rimettermi in una battaglia che mi può anche sfinire completamente al livello psicologico. Non faremo più nulla, possono fare quello che vogliono, tanto lo fanno comunque. Non me ne importa nulla, perché è troppo importante la mia vita, sono troppo importante io come persona. Chiederò le controanalisi, a patto che sia controllato anche una riserva di urina che Sandro Donati si è portato a casa. Altrimenti rinuncio, perché non ho nessuna fiducia nel sistema”.

Un passo d’addio allo sport agonistico: “Non dovete stare male, probabilmente nello sport non ci posso più stare, ne prendo atto. Ma sono contento della mia vita. Credo che un innocente si può ritenere molto fortunato nella vita. Non siate tristi. Grazie alla vicinanza di tutti questi anni”.

Da qui una lunga vicenda giudiziaria in fondo alla quale Schwazer si è visto riconoscere da un tribunale italiano l’assenza di doping e la posizione compromessa della Wada, la potente agenzia mondiale antidoping. Un percorso non servito, però, per riuscire ad ottenere il via libera per presentarsi all’appuntamento a cinque cerchi del 2024, un sogno che Alex aveva coltivato in silenzio dopo essersi ricostruito una nuova vita. L’appello al Tas di Losanna per vedere riconosciuto il diritto a poter tornare in gara in tempo per strappare il pass olimpico era stata l’ultima doccia gelata.

Da lì l’atleta altoatesino si era comunque rimesso in gioco, e sotto i riflettori dell’opinione pubblica sportiva, con alcune ottime performance e con risultati che lo aveva reso nuovamente competitivo anche sul panorama internazionale. Ora la nuova vicenda che si apre e che, in caso di conferme, potrebbe portare alla radiazione definitiva come plurirecidivo.

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