Pensate agli sforzi e ai sacrifici che un giovane fa per diventare un campione, perchè ama lo sport, perchè ha l’ambizione di diventare il migliore e poi, un po’ per il talento innato e molto per il lavoro che fa negli anni diventa il numero. Parliamo di Tadej Pogacar, fuoriclasse assoluto del ciclismo di oggi e incontrastato vincitore di tutte le gare a cui partecipa. Uno che colleziona record in ogni stagione e dà l’impressione di essere invincibile, uno che dovrebbe essere l’idolo incontrastato dei tifosi del ciclismo (sì anche se si hanno altre simpatie perchè quando uno è così forte non si può non ammirarlo) e di grande stimolo per i giovani che si affacciano a questa disciplina. “Voglio diventare come Pogacar” è un po’ quello che hanno ripetuto i bambini appassionati di calcio o di tennis. “Diventerò forte come Maradona”. “Vincerò i tornei come ha fatto Djokovic”. Qua non parliamo di qualcosa di normale, entriamo nel pianeta dei fuoriclasse, un elite per pochi che ciclicamente ammette nuovi adepti. Nel ciclismo era probabilmente dai tempi di Eddy Merckx che non si vedeva una tale superiorità. E non a caso il belga era soprannominato il “cannibale” proprio per la sua instacabile voglia di vincere. Lo sloveno sta dominando il Tour de France ma le sue imprese straordinarie invece che esaltare le folle sulle strade della corsa francese stanno provocando un effetto contrario quanto illogico. Pogacar viene fischiato. E non certo, come direbbe la logica delle persone dotate di cervello, perchè sbaglia la tattica di una giornata di gara o si risparmia in vista del finale. No, viene fischiato perchè è il più bravo e questo da fastidio, rende le tappe monotone e meno spettacolari.
I casi al Tour
I “buu” rivolti allo sloveno si sono fatti sempre più evidenti durante questa edizione della Grande Boucle, fino all’episodio di Le Lioran, dove il leader della UAE Emirates-XRG è stato contestato dopo l’ennesima dimostrazione di forza. Secondo alcune ricostruzioni, il malumore era già emerso dopo la tappa di Barcellona, quando Pogacar aveva festeggiato con un irridente paso doble insieme a Isaac Del Toro. A Le Lioran, invece, ad alimentare le proteste sarebbe stato il modo in cui ha raggiunto e staccato Richard Carapaz, senza aspettarlo per affrontare insieme la discesa. Contestazioni assurde, che non hanno minimamente turbato la maglia gialla: “Ringrazio tutti quelli che erano a bordo strada, l’atmosfera è stata fantastica. Anche quelli che mi facevano ‘buu’: mi hanno dato ancora più forza“. Il giorno successivo ha ribadito il concetto: “Amo il pubblico ma il numero di chi mi fischia e insulta è in aumento: sappiano che mettono solo benzina sul fuoco, spronando me e i compagni ad andare sempre più forte“. Poi il paragone con Nole Djokovic: «Nel 99% dei casi riceviamo un sostegno straordinario e i tifosi del ciclismo sono i migliori al mondo, ma purtrppo succede anche questo. Non capiscono che quando fischiano il singolo, in realtà stanno fischiando il gruppo. Io cerco di prendere esempio da Djoković. Mi ispiro a lui e alla sua mentalità». A difenderlo è intervenuto anche Jonas Vingegaard, il suo grande rivale: “È inaccettabile che si venga a vedere una corsa per fischiare, ma è capitato anche a me nel 2023: la maglia gialla a qualcuno dà fastidio”.
