Dopo una vita spesa tra Interello, Appiano Gentile e le varie sedi, la storia di Piero Ausilio all’Inter si chiude. Non ci sarà alcun rinnovo di contratto oltre la scadenza del 30 giugno 2027 e la separazione è immediata, con risoluzione del contratto firmata a sessione estiva del calciomercato appena conclusa. Nessuna delle due parti aveva voglia e interesse a convivere per un’intera stagione sapendo di non avere futuro. Tecnicamente a provocare lo strappo è stato il dirigente, rifiutando l’ipotesi di prolungamento – con aumento di stipendio – fino al 2028, la realtà è che i segnali di sfilacciamento erano visibili già da qualche mese fino a portare a una trattativa pian piano arenatasi per il prolungamento del rapporto.
Al suo posto Dario Baccin, fidato braccio dentro promosso immediatamente a Chief Sport Officer. Soluzione interna, almeno di continuità dopo lo choc dello strappo dallo storico dirigente. Le parole di Marotta: “Dario conosce bene il Club ed è oggi pronto ad assumere questo nuovo ruolo che la Proprietà ed io abbiamo pensato per lui. Si tratta di una scelta innovativa, pur nel segno di una continuità gestionale” – ha concluso Marotta –Dario da molti anni è parte fondamentale dell’area tecnica ed è il manager che ha lavorato alla creazione dell’Under 23 in stretto collegamento con la Prima Squadra in un’ottica di sviluppo progressivo e sostenibile del Club”.
I retroscena del divorzio
Ausilio puntava a un accordo a lunga scadenza, triennale in qualunque forma. L’offerta era annuale. Ricevuta l’indisponibilità ad accettare a queste condizioni, l’Inter ha chiuso il canale di comunicazione. Tutto molto in fretta, almeno nella sua evoluzione conclusiva. Chi ha deciso? Non necessariamente il fondo Oaktree con i suoi manager che certamente non hanno avuto come priorità la questione Ausilio nel corso dell’estate. L’ormai ex direttore sportivo si è trovato a misurarsi, però, anche con la posizione del presidente Beppe Marotta che evidentemente attendeva diversa e più vicina a quanto non sia stata.
La carriera di Ausilio nell’Inter
Entrato nel club nel 1998, scalate dall’interno le posizioni nella gerarchia del management sportivo, sopravvissuto fin qui al passaggio dalla famiglia Moratti al magnate indonesiano Erik Thohir e da questi a Suning, per poi trovarsi a lavorare con i manager del fondo californiano Oaktree, Piero Ausilio è diventato uno dei volti familiari al popolo nerazzurro.
Dunque, dopo una lunga stagione di stabilità l’Inter cambia. Mossa che comporta opportunità e rischi, perché Ausilio è diventato uno dei migliori direttori sportivi del calcio italiano (in un periodo storico in cui la figura scarseggia) e buona parte della squadra che oggi raccoglie trofei è nata da sue intuizioni. Suo il viaggio per strappare Lautaro Martinez all’Atletico Madrid, che era convinto di essersi assicurato l’attaccante segnalato dal Milito, sua la cocciutaggine per pendere Marcus Thuram e farlo giocare punta e non esterno. Sua la scommessa su Alessandro Bastoni, giovane dell’Atalanta preso prima che esplodesse, oppure l’investimento su Nicolò Barella all’inizio dell’era Suning. E poi Onana, l’andata e ritorno di Romelu Lukaku, fino al tradimento finale, la serie di esterni destri da copertina Cancelo-Hakimi-Dumfries e, nei momenti difficili, l’oculatezza nella scelta dei parametri zero o nella gestione delle stagioni in cui per far quadrare i conti l’Inter doveva autosostenersi attraverso la valorizzazione dei giovani e dei profili migliori.
Certo, Ausilio ha anche sbagliato come tutti i direttori sportivi al lavoro per due decenni in prima linea. Difficile, però, sostenere che la bilancia tra le cose fatte bene e quelle venute male penda a favore di queste ultime. Diventato operativo dopo il Triplete del 2010, punto di riferimento una volta salutato Marco Branca, è stato la mano lunga che ha consentito alla società di convivere con le restrizioni e i paletti della Uefa e poi di investire (bene, in questo caso) quando le condizioni economiche sono cambiate nel momento dello sbarco di Suning.
Il suo palmarès dal 2014 a oggi è di tre scudetti e altrettante Coppa Italia e Supercoppa italiana. Più due finali di Champions League che sono merce rara in un’epoca storica di debolezza del nostro calcio, e una di Europa League. Perse tutte, ma per chi ha firmato il progetto conta quasi più esserci arrivati che il risultato. Questo è quello che l’Inter lascia.
Il messaggio di saluto di Ausilio
Dopo 28 anni indimenticabili, è arrivato il momento più difficile: salutare quella che per me non è mai stata una semplice squadra, ma una seconda pelle. In quasi tre decenni ho dato all’Inter ogni singolo secondo della mia vita, ogni energia, ogni battito.
L’Inter è nel mio sangue, è l’aria che ho respirato ogni giorno. Il mio grazie più profondo e commosso va a voi tifosi, l’anima pulsante di questa maglia, che mi avete accompagnato e sostenuto in questo viaggio infinito.
Grazie alle proprietà, dirigenti e collaboratori tutti, che negli anni mi hanno dato fiducia, dandomi l’onore di guidare l’area sportiva di questo gigante del calcio mondiale. E grazie a tutti gli allenatori, giocatori, campioni immensi e uomini veri, che con il loro talento e il loro sudore hanno alzato al cielo trofei che resteranno per sempre scolpiti nella storia di questo club, come la Seconda Stella nerazzurra.
Lascio questo ruolo, ma non potrò mai staccarmi da questi colori. Oggi non si chiude solo un capitolo professionale: si separa un pezzo della mia anima da ciò che ho amato di più.
Grazie Inter
