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Venezia 83, quando la moda produce il cinema: la scommessa di Miuccia Prada

Venezia 83, quando la moda produce il cinema: la scommessa di Miuccia Prada
Un’immagine del film The Difficult Bride in concorso a Venezia

Dai red carpet alle produzioni in laguna: le maison sostengono le storie sul grande schermo. Scopri l’evoluzione del legame tra stile e settima arte

Venezia 83, quando la moda produce il cinema: la scommessa di Miuccia Prada

Mentre sale il sipario sull’ottantatreesima edizione della Mostra Internazionale D’arte Cinematografica, che sarà inaugurata questa sera a Venezia, facciamo il punto sul legame tra moda e pellicole. Tra red carpet e appuntamenti sponsored by, in laguna non mancheranno certamente occasioni, perché il mondo dello stile ci tiene ad essere protagonista anche sullo schermo e nelle produzioni. Del resto, quello tra moda e cinema è un tandem consolidato già dagli anni Cinquanta, che oggi però esce dal guardaroba per diventare artefice della narrazione. In concorso a Venezia c’è, infatti, anche The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain, uno dei progetti sostenuti dalla prima edizione di Fondazione Prada Film Fund. «La selezione alla Mostra di Venezia di uno dei progetti sostenuti nella prima edizione del Film Fund rappresenta un primo risultato importante per questa iniziativa a cui crediamo molto», ha spiegato Miuccia Prada, Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, «L’esperienza del primo anno ha rafforzato la convinzione che sia necessario sostenere concretamente chi sviluppa progetti capaci di distinguersi per originalità, serietà e capacità di sperimentazione. Continuare a investire nella ricerca cinematografica contemporanea significa, per noi, contribuire alla vitalità di un linguaggio che resta essenziale per interpretare la complessità del presente». L’iniziativa milanese si inserisce in un contesto cinematografico, in cui la cultura del cinema si intreccia sempre più spesso con quella della moda. Sempre più spesso, infatti, capita di vedere i nomi delle maison nei titoli di coda come produttori. Del resto, basta dare un’occhiata alle campagne pubblicitarie di moda, ma anche beauty, dei big del lusso: non hanno nulla da invidiare ai cortometraggi e sempre più spesso sono affidate a registi di primissimo ordine. Qualche esempio? La collezione autunno/inverno 2026/27 di Prada è passata davanti all’obiettivo di Barry Jenkins, regista di film come Moonlinght e Mufasa: The Lion King. Spike Jonze, invece, che ha firmato Essere John Malkovich e Her con cui ha vinto il Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale, ha diretto The Tiger, il girato della collezione primavera/estate 2026 di Gucci. E proprio il gruppo Kering, cui fa capo il marchio della doppia G, è tra i più sensibili al fascino della cinepresa: nel 2023 è nata la Saint Laurent Production, che ha prodotto film come Emilia Pérez di Jacques Audiard, Parthenope di Paolo Sorrentino e Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, giusto per citare alcuni titoli. Non solo, il Gruppo guidato da Luca de Meo è anche Founding Partner della seconda edizione di Cinemoda, la rassegna in calendario il 25 e il 26 settembre a Milano sotto l’egida di Vogue. Molti i film icona in palinsesto come Paris, Texas di Wim Wenders; Belle de Jour di Luis Buñuel e À Bout de Souffle di Jean-Luc Godard, ma anche chicche più contemporanee Marc by Sofia, il documentario di Sofia Coppola dedicato a Marc Jacobs e il documentario Yves Saint Laurent, tout terriblement. In attesa di partecipare alle proiezioni, non perdetevi Couture, l’ultima fatica di Alice Winocour che è in sala dalla fine di agosto. Non fatevi ingannare dal titolo, qui la moda non è strabordante alla Il Diavolo veste Prada, ma è l’occasione, il contesto perfetto per accogliere le storie di tre donne, Maxine (interpretata da Angelina Jolie, ndr), Ada (Anyier Anei) e Angèle (Ella Rumpf), che giocoforza si trovano ad affrontare la realtà della vita durante la settimana della moda a Parigi. Tre personalità che più diverse non potrebbero essere, che si incontrano nel perimetro dell’alta moda di Chanel. La maison di rue Cambon, da un lato, ha prestato gli spazi del suo atelier per le riprese; dall’altro, ha sostenuto la produzione stessa

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