Quella con il Ferencvaros è stata la quarta sconfitta del Milan da inizio stagione, la terza su quattro partite giocate in Europa League con un cammino per la qualificazione che ora si complica pur non essendo ancora del tutto compromesso. La squadra di Ruben Amorim perde quasi sempre in Europa e ha un rendimento non lineare in campionato, dove pure la classifica è confortante e in linea con il percorso di crescita di un progetto partito da zero in estate.
Quattro sconfitte su 14 gare disputate, però, sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato e nemmeno liquidato convincendosi che il problema sia l’approccio inadeguato all’Europa League in questa sua prima fase. Amorim non la sta snobbando, come qualche tifoso crede e molti sperano: ha necessità come tutti di far ruotare i suoi giocatori per evitare di trovarsi in emergenza infortuni. L’infermeria di Milanello è già andata in overbooking e la stagione è lunga così come lungo è il tratto temporale da percorrere prima di arrivare al mercato di gennaio sul quale Gerry Cardinale ha promesso di investire.
Milan, un mese sulle montagne russe
Basta seguire l’andamento schizofrenico delle prestazioni del Milan da sosta (di settembre e ottobre) a sosta (la prossima, novembre) per comprendere come il difetto di costruzione che ancora Amorim non riesce a correggere sia la continuità. Se in estate la questione era anche dentro la stessa partita, basti pensare al Milan a due facce del debutto a Torino o a quello a due velocità con il Venezia o ancora al pazzo pomeriggio con la Lazio, ora la questione si è spostata alla cadenza degli impegni.
Mano al calendario. Dopo lo stop delle nazionali, preceduto dalla sconfitta netta a San Siro con il Benfica cui era seguito il riscatto in campionato con il Lecce, il Milan è partito con un pareggio in casa del Sassuolo così insipido da spingere Cardinale a farsi sentire per comunicare la sua insoddisfazione. Tre giorni più tardi il sacco di Salisburgo con tripletta di Cisse e poi un’ora alla grande con l’Atalanta seguita dalla sofferenza finale, senza danni.
Tutto a posto? No. A Bournemouth dopo 72 ore il crollo, causato anche dalla follia di Maignan: il peggior Milan della stagione cancellato tre giorni più tardi dal successo netto e convincente a Udine. Altro giro, altra capovolta: ko a San Siro contro il Bologna nel turno infrasettimanale, processo a giocatori e allenatore, quindi il derby delle gioie contro l’Inter. Amorim aveva fiutato il pericolo appagamento, ma non è bastato. Ha ordinato che non si festeggiasse troppo, eppure con il Ferencvaros i rossoneri hanno toccato il nuovo punto più basso dall’inizio.
A dicembre la prima fase decisiva della stagione
Montagne russe che stanno minando le poche certezze dell’allenatore portoghese. Dopo aver visto i modesti ungheresi dominare a San Siro, Amorim ha scelto di non difendere i giocatori e ha evocato la difficoltà – mentale e fisica – di affrontare il doppio impegno. Analisi che deve preoccupare perché non è una questione che riguarda solo l’Europa League, manifestazione con meno appeal della Champions League, ma si allunga sulla tenuta complessiva di una rosa che ha dei limiti ma che è stata costruita da Cardinale con l’idea di poter competere su tutti i fronti.
Ecco perché la discontinuità è un problema da risolvere in fretta. Dopo la sosta e prima della breve pausa di Natale, dal 22 novembre al 19 dicembre, il Milan avrà sette partite e giusto un paio di momenti per tirare il fiato. Si entrerà nella prima fase decisiva della stagione e i rossoneri dovranno prima di tutto accumulare i punti necessari per evitare un’umiliante eliminazione dalla fase campionato dell’Europa League oltre a tenere il passo con la zona alta della classifica.
