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Ecco cosa accade dietro i falsi allarmi bomba sugli aeroplani

Ecco cosa accade dietro i falsi allarmi bomba sugli aeroplani
Ansa

Analisi informatiche, procedure predefinite e indagini multi-disciplinari. Dall’analisi dei velivoli alla ricerca di esplosivo fino alle ricerche di eventuali passeggeri-obiettivo

Chi ci sia veramente dietro chi si firma «Combattenti dello Stato Maschile» è quanto dovranno scoprire gli inquirenti e i nostri Servizi di sicurezza. Con quel nome, infatti, sarebbero stati rivendicati i messaggi di posta elettronica che, stando alle fonti comunicavano in lingua italiana, hanno provocato falsi allarmi di bombe sui voli europei.

L’annuncio era perentorio e specificava che il cielo sarebbe diventato rosso «entro 60 minuti». Diverse le tracce che si stanno seguendo, da quella del movimento russo Muzhskoye Gosudarstvo, appunto (e letteralmente), stato maschile, fondato dal blogger Vladislav Pozdnyakov nel 2016. Un gruppo che viene classificato come ultra-nazionalista, misogino, omofobo e razzista già bandito dalla Russia perché considerato ovviamente estremista già nel 2021.

Cosa sappiamo dei fals allarmi bomba sugli aerei

Che dietro ci sia effettivamente Pozdnyakov però non convince, potrebbe invece trattarsi di una appropriazione del nome del suo gruppo, anche perché non c’è un motivo direttamente collegato a loro che possa costituire da movente.

Di certo c’è che le mail ricevute hanno fatto scattare allarmi in metà del Vecchio Continente e fatto decollare su allarme gli intercettori. Una precauzione necessaria per comprendere se l’equipaggio dei velivoli minacciati di esplosione fosse sotto minaccia diretta e per controllare che la rotta seguita fosse quella decisa dagli enti di controllo per allontanare questi aeromobili dalle zone più popolate dei territori sorvolati.

Quale sia poi il fantomatico «regime femminista che se ne ricorderà per sempre» non è molto chiaro. Quanto ai caccia e alle missioni di identificazione e controllo dei voli minacciati, le missioni definite Allerta Alpha significano la presenza di una minaccia terroristica generica, imprevedibile o di basso livello, come appunto i messaggi minatori, la cui natura però non è ancora definita. Per questo motivo tale situazione richiede l’applicazione di misure preventive, da qui la scorta dei caccia per verificare che l’equipaggio sia collaborante oppure incapacitato, proteggere gli altri voli da possibili deviazioni e scortare l’aeroplano fino a un atterraggio sicuro.

Come viene scelto l’aeroplano da controllare

Non soltanto: la domanda che ci si pone è perché venga scelto un determinato volo al posto di un altro, così scattano immediatamente i controlli sulla lista dei passeggeri. In questi casi la rapidità di valutazione delle situazioni è fondamentale per attivare la gestione dell’emergenza a cominciare dall’indagine informatica e forense per risalire a chi ha inviato le mail e da dove, attivare i piani aeroportuali d’emergenza, informare gli scali di destinazione dei voli sotto minaccia e quelli dove eventualmente l’equipaggio sarà istruito ad atterrare.

Qualora il volo non fosse ancora partito scatta anche la procedura d’isolamento dell’aeromobile in un’area lontana dai terminal dove è possibile far intervenire le squadre specializzate, sovente accompagnate da cani addestrati a trovare esplosivi, per analizzare passeggeri e bagagli, con gli artificieri pronti a entrare in azione per disinnescare eventuali ordigni.

Nel caso in cui, invece, l’aeroplano si trovi già in volo, i centri di controllo del traffico aereo e le forze armate lavorano insieme per portare il volo su rotte quanto più possibile dirette e farlo affiancare da una scorta di velivoli militari. Questi decollano su «Scramble» deciso dal Combined air operations centre di Torrejón, Spagna, ovvero il comando tattico che garantisce la protezione dello spazio aereo Nato italiano.

Il costo dei falsi allarmi bomba sugli aerei

Negli episodi delle ultime ore si è trattato di un enorme caso di procurato allarme tratta del quale ora si occuperà la Procura, come annunciato ieri, e per competenza su Malpensa quella di Busto Arsizio.

Ma mentre le indagini proseguono è necessario fare una stima dei danni economici provocati a compagnie aeree e passeggeri, dai ritardi alla perdita di eventuali coincidenze, fino al costo del carburante consumato in eccesso e al riposizionamento dei velivoli presso gli scali previsti, con i costi per gli alloggi dell’equipaggio e dell’eventuale assistenza a chi aveva comprato un biglietto per una destinazione mai raggiunta. Tra reti «Vpn» nascoste, server occulti e domini internet fluidi, ora il centro delle indagini è affidato ai tecnici informatici.

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